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Cassazione Civile, Ordinanza n. 31335/2023 del 10/11/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (danneggiato)

La controversia

Un automobilista conveniva la Regione chiedendo il risarcimento dei danni subiti quando un cinghiale gli si sarebbe improvvisamente parato davanti durante la marcia del veicolo. In primo grado la domanda era stata accolta; in appello la Regione otteneva il rigetto della pretesa, perché il Tribunale riteneva non provata la colpa dell'ente ex art. 2043 c.c., escludeva che potesse esaminarsi la responsabilità ex art. 2052 c.c. per asserita novità della relativa allegazione e, comunque, riteneva non superata la presunzione di colpa del conducente ex art. 2054, comma 1, c.c. Il ricorrente per cassazione censurava principalmente: la preclusione opposta dal Tribunale all'applicazione dell'art. 2052 c.c., sostenendo che si trattasse di questione di diritto proponibile anche in appello; l'erroneo addossamento a suo carico dell'onere di provare la colpa della Regione; il travisamento e l'omessa valutazione delle prove sulla dinamica del sinistro, sulla condotta di guida e sull'assenza di misure di prevenzione o segnalazione.

La decisione

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiarando che la questione se il fatto illecito debba essere disciplinato dall'art. 2043 c.c. o dall'art. 2052 c.c., in assenza di una pronuncia espressa di primo grado e senza mutamento dei fatti costitutivi, non integra una questione di qualificazione giuridica della domanda ma di individuazione della norma applicabile, quindi può essere prospettata per la prima volta in appello. Sono respinte le difese della Regione sul preteso giudicato interno e sulla necessità di una previa dimostrazione della diligente condotta di guida della vittima prima di applicare la presunzione dell'art. 2052 c.c. I motivi secondo e terzo restano assorbiti. La sentenza d'appello è cassata con rinvio al Tribunale di Macerata, in diversa composizione, anche per le spese.

Norme richiamate

  • art. 2043 c.c.

    costituisce il paradigma generale della responsabilità aquiliana; nel caso concreto il Tribunale lo aveva applicato richiedendo la prova della colpa della Regione, ma la Corte chiarisce che la scelta tra questa norma e l'art. 2052 c.c. è questione di individuazione della disciplina applicabile.

  • art. 2052 c.c.

    si applica anche ai danni causati dalla fauna selvatica; la relativa presunzione di responsabilità/colpa opera a carico del proprietario dell'animale e non richiede, come condizione preliminare, la prova della diligente condotta di guida della vittima.

  • art. 2054, primo comma, c.c.

    la presunzione di colpa del conducente in caso di sinistro stradale concorre con quella dell'art. 2052 c.c., ma non la preclude né la assorbe.

  • art. 360, n. 3, c.p.c.

    è il vizio dedotto dal ricorrente per violazione di legge in relazione all'art. 2052 c.c.

  • art. 118, primo comma, disp. att. c.p.c.

    la Corte rinvia ai precedenti conformi per relationem.

  • art. 1, comma 3, l. 157/92

    attribuisce alle regioni il potere di emanare norme relative alla gestione e tutela della fauna selvatica, con conseguente assunzione delle responsabilità connesse.

  • art. 3 Cost.

    la lettura estensiva dell'art. 2052 c.c. è ritenuta compatibile con il principio di uguaglianza; la Corte richiama l'ordinanza interpretativa della Corte costituzionale per escludere che la precedente lettura restrittiva vincolasse in modo esclusivo il giudice ordinario.

  • art. 65 ord. giud.

    richiamato per ribadire che spetta alla Corte di cassazione stabilire l'esatta interpretazione della legge.

  • art. 276 c.p.c.

    è richiamato per esaminare l'eccezione relativa alla mancata impugnazione di una ratio asseritamente autonoma.

Massime di principio

  • Quando su una domanda di risarcimento per fatto illecito non vi sia stata in primo grado una statuizione espressa sulla norma applicabile, la scelta tra art. 2043 c.c. e una fattispecie speciale di responsabilità non integra necessariamente una questione di qualificazione della domanda, ma può costituire mera individuazione della disciplina giuridica applicabile, rilevabile anche in appello per il principio iura novit curia.
  • La formazione del giudicato interno sulla qualificazione giuridica non opera se la questione sollevata riguarda solo il riparto dell'onere della prova o la scelta della norma applicabile, e non una qualificazione della domanda che abbia realmente condizionato l'indagine di merito.
  • Nel sinistro stradale causato da fauna selvatica, la presunzione di responsabilità del conducente ex art. 2054 c.c. non esclude l'operatività della presunzione di cui all'art. 2052 c.c.; le due presunzioni possono concorrere e la responsabilità va ripartita in base all'esito delle rispettive prove liberatorie.
  • La responsabilità ex art. 2052 c.c. per danni da fauna selvatica può gravare sulla Regione quale ente titolare dei poteri di gestione e tutela della fauna, poiché l'attribuzione di tali poteri comporta anche la correlata assunzione delle responsabilità civili per i danni causati.
  • Se il giudice di merito dichiara inammissibile una questione, le ulteriori considerazioni svolte sul merito hanno carattere ad abundantiam e non costituiscono autonome rationes decidendi che debbano necessariamente essere censurate per evitare l'inammissibilità dell'impugnazione.

Come è indicizzato

MaterieResponsabilità della PAImpugnazioni
RamiResponsabilità civileProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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