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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25051/2022 del 30/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari in contesto socio-territoriale distante dai luoghi dei reati. Denuncia vizio della motivazione per omissione nella valutazione di presunti "fatti nuovi" (interrogatorio/confessione e decorso del tempo), censura il travisamento del contenuto dell'interrogatorio ex art. 415-bis c.p.p., contesta la valutazione del pericolo di recidiva (sostanzialmente ritenuto apodittico e basato su congetture) e lamenta disparità di trattamento rispetto al coimputato De Maio, che aveva ottenuto arresti domiciliari.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo manifestamente infondati i motivi. Ha confermato che il Tribunale ha adeguatamente motivato l'assenza di elementi nuovi tali da incidere sulle esigenze cautelari, che il mero decorso del tempo non è di per sé elemento novativo e che la diversa situazione cautelare del coimputato non costituisce automaticamente motivo per revocare/sostituire la misura per il ricorrente. È stata valorizzata la gravità dei fatti e il ruolo centrale del Sabatino nell'associazione a delinquere (gestore della cassa comune, fornitore di utenze per la riservatezza, ecc.), con conseguente permanenza del pericolo di recidiva. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione al ricorso contro l'ordinanza del Tribunale: il controllo di legittimità è limitato ai motivi dedotti e non comporta un nuovo esame pieno delle condizioni applicative della misura cautelare

  • art. 416 cod. pen.

    Richiamato nel contesto delle imputazioni (associazione a delinquere); la gravità e l'organizzazione dell'associazione sono state considerate elementi rilevanti ai fini delle esigenze cautelari

  • d.lgs. 504/1995, art. 40 comma 1

    art. 40 comma 1 del d.lgs. 504 del 1995

    Norma penale richiamata tra i fatti contestati: contribuisce alla valutazione della gravità complessiva delle condotte

  • d.lgs. n. 74 del 2000, artt. 8, 4, 5

    artt. 8, 4, 5 del d.lgs. n. 74 del 2000

    Norme richiamate in relazione a reati tributari/fiscali oggetto dell'indagine; rilevanti per la valutazione dell'entità del pregiudizio e della portata sociale dei reati

  • art. 512-bis cod. pen.

    Richiamato tra le fattispecie contestate; la sussistenza di reati di particolare gravità è stata valutata nel bilanciamento delle esigenze cautelari

  • art. 648-ter, 1 cod. pen.

    art. 648-ter, 1 cod. pen.

    Norma relativa a specifiche condotte contestate (es. riciclaggio/impiego); contribuisce alla complessiva gravità del quadro indiziario preso in considerazione dal Tribunale

  • art. 415-bis cod. proc. pen.

    art. 415-bis cod. proc. pen.

    Riferita all'interrogatorio del reo: la Corte ha ritenuto che il contenuto dell'interrogatorio non costituisse un elemento "nuovo" idoneo, in assenza di valore decisivo capace di incidere sulle esigenze cautelari già fondate

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la valutazione delle esigenze cautelari (fra cui il pericolo di recidiva): la Corte ha ribadito che la valutazione è fondata anche sulla personalità e sul ruolo del singolo indagato, giustificando misure difformi tra coindagati

  • art. 173 d.a. cod. proc. pen.

    art. 173 d.a. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per il limite di esposizione dei motivi nella motivazione della Corte (riduzione sintetica dei motivi nella motivazione, come consentito dalla norma)

  • art. 3 Costituzione

    Richiamato dalla difesa in ordine al principio di uguaglianza per la presunta disparità di trattamento con il coimputato; la Corte ha ritenuto però giustificata la differenziazione sulla base di elementi oggettivi e di personalità diversi

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione, in materia di impugnazione di ordinanze che confermano misure cautelari, controlla principalmente se siano emersi "fatti nuovi" idonei a modificare il quadro cautelare: il ricorrente deve indicare e documentare tali fatti; mere affermazioni generiche o il solo decorso del tempo non sono sufficienti.
  • La posizione cautelare dei singoli coindagati è autonoma: differenze nel trattamento (es. arresti domiciliari per uno, carcere per un altro) sono ammissibili se fondate su diverso contributo al reato, ruolo organizzativo o profili personali.
  • L'interrogatorio o la confessione non sono automaticamente elementi novativi tali da imporre revoca o sostituzione della misura; occorre che emergano elementi concreti e rilevanti idonei a incidere sulle esigenze cautelari.
  • La valutazione del pericolo di recidiva si basa su elementi concreti (gravità dei fatti, ruolo nell'associazione, persistenza di vincoli con l'organizzazione, funzione svolta) e non su astrazioni: la Corte verifica la logica e la coerenza della motivazione che collega tali elementi alla misura adottata.
  • Spetta alla difesa l'onere di allegare con precisione fatti nuovi o circostanze che possano portare alla revoca o sostituzione della misura; l'autorità giudicante deve respingere richieste non supportate da elementi specifici e verificabili.
  • La chiusura delle indagini preliminari non rende neutro automaticamente il pericolo di recidiva: il valore del procedimento formale è neutro rispetto alla sussistenza delle esigenze cautelari, che dipendono da elementi di fatto e di personalità.

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