Cassazione Penale, Sentenza n. 32380/2024 del 09/08/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Perotti impugnava la sentenza del 30/03/2023 della Corte d'Appello di Bologna che, in esecuzione del rinvio disposto dalla sentenza della V Sezione della Corte di Cassazione del 25/05/2022, aveva ritenuto la sua responsabilità per bancarotta fraudolenta documentale (capo H), rideterminando la pena a 2 anni di reclusione. La Corte di Appello aveva motivato la sussistenza del dolo generico con tre indicatori: l'importanza e la consistenza delle lacune documentali, la riferibilità di tali lacune a un lungo arco temporale e la gravità degli effetti prodotti dall'omissione. Perotti denunciava errata applicazione di legge sostenendo che quegli indicatori non dimostravano la volontà di arrecare pregiudizio ai creditori e che la sua condotta potesse al più configurare un dolo specifico o colpa.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo infondati i motivi. Ha rilevato che il giudice del rinvio ha correttamente eseguito le indicazioni della decisione rescindente (che aveva ammesso la sufficienza del dolo generico) e ha logicamente motivato la deduzione del dolo generico dagli indicatori indicati (gravitaà delle omissioni e lungo arco temporale). Il ricorso, che introduceva essenzialmente censure in fatto estranee al perimetro del giudizio di legittimità, è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali. Di conseguenza resta confermata la condanna riformulata in sede di rinvio (pena di 2 anni di reclusione con attenuanti generiche).
Norme richiamate
bancarotta fraudolenta documentale (disciplina fallimentare)
Il reato di bancarotta fraudolenta documentale può essere integrato dal dolo generico; la coscienza e volontà della irregolare tenuta delle scritture, con la consapevolezza che cioè idoneo a rendere impossibile la ricostruzione patrimoniale, possono desumersi da gravi omissioni documentali durature e dai loro effetti
Massime di principio
- Se la Corte di Cassazione in sede di annullamento ha indicato che il dolo generico è sufficiente per integrare il reato, il giudice del rinvio è vincolato a quelle indicazioni e non può rimettere in discussione il principio giuridico deciso.
- Il dolo generico (coscienza e volontà dell’irregolare tenuta delle scritture) può essere logicamente desunto da indicatori concreti come l\'ampiezza delle lacune documentali, la loro estensione temporale e la gravità degli effetti prodotti sulla ricostruzione patrimoniale.
- In sede di legittimità (Cassazione) non sono ammesse censure che consistono essenzialmente in nuove contestazioni di fatto: va dimostrato che il diritto è stato applicato erroneamente, non semplicemente che i fatti avrebbero potuto essere valutati diversamente.
- Per la difesa in casi simili conviene puntare su elementi che escludano la consapevolezza e la volontà dell\'irregolarità (es. cause oggettive di disorganizzazione, deleghe interne efficaci, interventi non riconducibili alla volontà dell’imputato) e fornire documentazione che riduca la percezione di omissioni gravi e durature.
- Gli indicatori probatori (dimensione delle omissioni, durata, gravità degli effetti) hanno forza probatoria quando sono adeguatamente collegati mediante motivazione logica alla conclusione sul dolo; la loro mera presenza non basta se non sono spiegati nel rapporto causale con l\'elemento psicologico.
- La distinzione tra dolo generico e dolo specifico va focalizzata sul tipo di finalità attribuita alla condotta: se l\'atto era volto a impedire la ricostruzione patrimoniale in modo consapevole, può ritenersi dolo generico; se invece si richiede la prova di un intento diretto a recare un determinato vantaggio o danno concreto occorre argomentazione diversa.
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