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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19976/2024 del 20/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza d'appello che aveva confermato numerose condanne per reati collegati all'attività di gioco e scommesse (concorso esterno in associazione camorristica, concorrenza sleale aggravata ex art. 513-bis, intestazione fittizia di beni e quote societarie, reati tributari e connessi), oltre alla confisca estesa di patrimoni e quote societarie. Le censure principali riguardavano: (i) errata applicazione dell'art. 513-bis e carenza di individuazione di atti concreti di coartazione; (ii) vizî di motivazione e di calcolo della recidiva (specifica, reiterata e conseguenze sulla pena e sulla prescrizione) ex art. 99 c.p.; (iii) spostamento in avanti del tempus commissi delicti per i reati di intestazione fittizia e violazione degli artt. 521 e 522 c.p.p.; (iv) illegittimità/irragionevolezza dell'applicazione del regime di confisca (richiamo all'art. 12-quinquies d.l. 306/1992 e art. 240-bis c.p.); (v) richieste di riapertura istruttoria e produzioni per dimostrare capacità reddituale; (vi) petizioni sulla mancata concessione o sulla misura delle attenuanti generiche e relativi calcoli sanzionatori; (vii) eccezioni di illegittimità costituzionale ex art. 99 c.p. rispetto alla recente pronuncia delle Sezioni Unite (Sabbatini n. 32318/2023).

La decisione

La Cassazione ha in massima parte ritenuto i ricorsi inammissibili o infondati, confermando la sostanza delle condanne e delle misure ablative, ma ha disposto: (1) annullamento parziale con rinvio della sentenza rispetto alla qualificazione della recidiva come specifica per Renato Grasso e alla determinazione del trattamento sanzionatorio (rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Napoli per nuovo esame di quel punto); (2) annullamento senza rinvio per la posizione di GRASSO FRANCESCO per morte dell'imputato (reati estinti e restituzione dei beni agli aventi diritto, salvo alcune quote ritenute riconducibili sostanzialmente a Renato e quindi rimaste sottoposte a confisca: quote di "Meth", "Betting 2000 s.r.l." e "Mediatel s.r.l."); (3) annullamento senza rinvio per la posizione di GIULIANO SALVATORE per estinzione del reato per prescrizione; (4) dichiarata la prescrizione per taluni specifici addebiti di intestazione fittizia (elencati in motivazione) alla data odierna; (5) inammissibilità dei ricorsi di MISSO GIUSEPPE, di MASSIMO GRASSO (in proprio) e di molti terzi/eredi, con condanna di questi ricorrenti in solido al pagamento di contributo alle spese e di una somma in favore della Cassa delle ammende; (6) conferma, per il resto, delle confische operate in base all'art. 240-bis c.p. e delle condanne nei confronti di Renato e altri imputati, salvo le rilevanze richiamate sopra. Inoltre la Corte ha richiamato limiti procedurali: la Cassazione non riesamina i fatti né sostituisce la valutazione di merito; i motivi di ricorso devono essere specifici e autosufficienti (allegare atti).

Norme richiamate

  • art. 513-bis cod. pen.

    Applicato per gli atti di concorrenza sleale avvalendosi della capacità intimidatoria di organizzazioni criminali; la Corte ha ritenuto legittima la qualificazione quando dagli accordi e dal contesto emergono monopolio e utilizzo della potenzialità intimidatoria, anche senza l'indicazione di singoli atti violenti se il quadro probatorio mostra il ruolo di 'garanzia' delle cosche.

  • art. 416-bis cod. pen. (associazione di tipo mafioso) e concorso esterno

    La condanna per concorso esterno è stata ritenuta idonea a costituire presupposto per misure ablative; la Corte ha confermato che condanne per delitti di stampo mafioso possono giustificare confische per sproporzione e che il concorso esterno integra un segmento pertinente della fattispecie associativa.

  • art. 99 cod. pen. (recidiva)

    La Corte ha esaminato criticamente questioni di riconoscimento della recidiva (semplice, reiterata, specifica): ha annullato in parte la qualificazione come recidiva specifica per uno degli imputati e ha richiamato la giurisprudenza delle Sezioni Unite (n. 32318/2023) sul tema della recidiva reiterata; inoltre ha ribadito che aspetti diversi della recidiva (sussistenza, natura reiterata, specificità) costituiscono punti distinti della decisione e vanno devoluti specificamente in appello.

  • art. 12-quinquies d.l. 306/1992 (richiamato) / art. 240-bis cod. pen.

    La Corte ha confermato l'applicabilità della confisca 'allargata' (ora disciplinata dall'art. 240-bis) per sproporzione, precisando che la confisca può colpire beni formalmente intestati a terzi se risultano di fatto riconducibili al condannato; la rilevanza delle modifiche normative e del principio tempus regit actum è stata richiamata ma la Corte ha ritenuto applicabile la disciplina post-riforma nei limiti indicati dalla giurisprudenza di legittimità.

  • art. 81 comma 2 cod. pen. (aumento per continuazione)

    La Corte ha ritenuto errato l'uso combinato della continuazione ed alcune statuizioni relative agli aumenti di pena ed ha annullato la parte di decisione che aveva operato aumenti non correttamente motivati in relazione a pregresse sentenze (necessario riequilibrio in sede di rinvio).

  • art. 521 e 522 cod. proc. pen. (correlazione imputazione-sentenza)

    La Corte ha richiamato il principio per cui lo spostamento del momento consumativo nella sentenza non determina automaticamente nullità se la difesa non ha subito pregiudizio concreto; mutamento del fatto richiede trasformazione radicale degli elementi essenziali dell'imputazione.

  • art. 129 cod. proc. pen. (proscioglimento per estinzione del reato)

    La Corte ha ricordato che il proscioglimento ex art.129, comma 2, è possibile solo quando la causa di estinzione emerge dagli atti in modo incontestabile; nel caso non ricorreva tale evidenza per molti profili.

  • art. 150 cod. pen. (estinzione per morte dell'imputato)

    La morte del condannato (Francesco Grasso) ha comportato annullamento senza rinvio delle statuizioni penali decorrenti dal rapporto processuale e la restituzione dei beni agli aventi diritto, salve le quote ritenute riconducibili a terzi condannati.

  • Sezioni Unite, n. 32318/2023 (Sabbatini)

    Il Supremo Consesso ha affermato che la recidiva reiterata può essere riconosciuta anche in assenza di previa dichiarazione di recidiva semplice, purché il giudice svolga una valutazione approfondita del percorso criminale dell'imputato; la Corte ha richiamato tale pronuncia come parametro interpretativo, ma ha osservato che l'eccezione costituzionale proposta non era adeguatamente motivata.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti né sostituisce la valutazione probatoria del giudice di merito: i motivi di ricorso devono essere specifici, autosufficienti e ancorati a vizi di diritto o a vizi logico‑giuridici della motivazione.
  • Sui profili di recidiva occorre distinguere più punti della decisione (esistenza della recidiva, sua natura reiterata e/o specifica): ciascuno deve essere devoluto specificamente in appello e adeguatamente motivato; la giurisprudenza di legittimità consente la valutazione retrospettiva per la recidiva reiterata quando il percorso criminale lo giustifica.
  • Lo spostamento del momento consumativo nella sentenza non è automaticamente viziato se non arreca un pregiudizio concreto alla difesa; per configurare mutamento del fatto è necessaria una trasformazione radicale degli elementi essenziali dell'imputazione.
  • La prescrizione va calcolata con attenzione al regime temporale (ante/post riforme), al riconoscimento di attenuanti e all'applicabilità delle disposizioni più favorevoli al reo; l'accertamento richiede un calcolo dettagliato delle sospensioni processuali.
  • La morte dell'imputato estingue il reato e determina l'annullamento senza rinvio delle condanne nei suoi confronti; tuttavia la confisca di beni formalmente intestati al deceduto può rimanere se risultano provati rapporti di effettiva riconducibilità ad altri condannati.
  • La confisca per sproporzione (art. 240-bis) può colpire beni formalmente intestati a terzi se è provata la riconducibilità al condannato; le modifiche normative e le pronunce delle Sezioni Unite influenzano il regime probatorio e la temporalità di applicazione.
  • In appello e in cassazione le richieste di acquisizione o allegazione di atti devono essere chiare e supportate: i motivi vaghi o non documentati sono frequentemente dichiarati inammissibili.
  • Le doglianze sulle attenuanti e sul quantum della pena richiedono motivazioni puntuali e non possono limitarsi ad una mera richiesta di rivalutazione del merito; la Corte verifica la congruità della motivazione tenendo conto della biografia criminale e degli atti collaborativi.

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