Cassazione Penale, Sentenza n. 38715/2023 del 22/09/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva revocato la custodia in carcere applicata dal GIP per il reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il P.M. deduceva violazione di legge (artt. 56 e 629 c.p.) e vizio di motivazione, sostenendo che il Tribunale del riesame avesse errato nel ritenere insussistente la pretesa estorsiva in quanto la fattispecie di "estorsione ambientale" può realizzarsi anche con una mera richiesta di informazioni o con la fissazione unilaterale di un appuntamento, senza esplicita indicazione del contenuto della richiesta, quando il contesto territoriale e gli elementi circostanziali rendono la domanda intimidatoria. Il P.M. richiamava anche elementi successivi (rinvenimento di bottiglia incendiaria, richieste di assunzione da soggetti vicini alla criminalità, incendio dell'azienda della vittima) e contestava il giudizio di inattendibilità della persona offesa.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato come infondato. La Corte ha confermato che, sebbene la giurisprudenza riconosca la figura dell'"estorsione ambientale" (cioè la capacità intimidatoria derivante dal contesto territoriale e dalla caratura criminale degli agenti), ciò non esime dall'accertare l'elemento della richiesta di "fare o omettere qualcosa" che costituisce l'oggetto della pretesa estorsiva. La Corte ha ritenuto che estendere la fattispecie a qualsiasi condotta con valenza intimidatoria senza individuare la richiesta significherebbe anticipare la soglia di punibilità e travisare la natura dell'estorsione come reato di danno (non di pericolo). Inoltre il Tribunale del riesame ha motivatamente valutato l'incoerenza delle dichiarazioni della persona offesa e la possibile attribuzione ad altri soggetti degli eventi minacciosi successivi; tali valutazioni non sono state ritenute viziate. Conseguentemente, il provvedimento impugnato è stato confermato e il ricorso del P.M. respinto.
Norme richiamate
art. 56 cod. pen.
Disciplina del tentativo: richiede che l'azione posta in essere sia idonea, secondo l'ordinaria esperienza, a causare il risultato. Nel caso di tentata estorsione occorre valutare l'adeguatezza causale dell'azione rispetto al conseguimento della prestazione estorta.
art. 629 cod. pen.
Definizione del delitto di estorsione: integra il reato la condotta che mediante violenza o minaccia costringe qualcuno a fare o omettere qualcosa o a consegnare denaro o altra utilità. La sentenza sottolinea che resta necessario individuare la pretesa (l'oggetto della richiesta), anche nell'ipotesi di estorsione ambientale.
Giurisprudenza di legittimità (Sez. 2, n. 53652 del 10/12/2014, Bonasorta)
Riconosce la figura dell'estorsione ambientale: richieste minatorie veicolate in un contesto territoriale dominato da gruppi criminali possono essere percepite come intimidatorie anche se criptiche. Tuttavia la decisione indica anche che la richiesta non può essere del tutto assente: deve comunque configurarsi la pretesa propria dell'estorsione.
Giurisprudenza di legittimità (Sez. 2, n. 21707 del 17/04/2019, Barone)
Conferma che l'elemento della minaccia può emergere dal contesto territoriale caratterizzato dall'influsso mafioso, pur richiedendo la presenza di una prestazione determinata come oggetto della pretesa.
Giurisprudenza di legittimità (Sez. 2, n. 18566 del 10/04/2020, Abbruzzese)
Rileva l'importanza degli atti materiali (incendi, bottiglie di benzina, spari) come indici della provenienza organizzata e intimidatoria, utili ai fini della valutazione dell'elemento minaccioso, ma senza eliminare la necessità di accertare la richiesta estorsiva.
Giurisprudenza di legittimità (Sez. Unite, n. 1 del 18/03/1970, Kofler)
Affermazione del principio che l'estorsione è reato di danno: nel tentativo occorre verificare l'idoneità dell'azione a causare il risultato intenzionale senza il concorso di fattori eventuali; questo impone attenzione nell'accertare la prestazione richiesta.
Giurisprudenza di legittimità (Sez. 2, n. 43209 del 15/06/2004, Ioppolo)
Sottolinea la necessità di individuare sia la costrizione che la prestazione imposta per ritenere integrato l'elemento oggettivo dell'estorsione.
Giurisprudenza di legittimità (Sez. 5, n. 34242 del 01/07/2009, Palmiero)
Richiama che la pretesa estorsiva deve denotare la volontà di conseguire un profitto ingiusto e non la mera ricerca di un'occasione; utile a distinguere richieste legittime da condotte estorsive.
Giurisprudenza di legittimità (Sez. 2, n. 22976 del 13/04/2017, Neri)
Esempio in cui una richiesta anomala di informazioni con fissazione unilaterale di un appuntamento è stata ritenuta sintomatica di estorsione in presenza di un riscontro oggettivo (la percezione immediata della vittima e la denuncia). La Corte ha rilevato che in assenza di tale riscontro la fattispecie non si realizza automaticamente.
Massime di principio
- L'istituto dell'"estorsione ambientale" ammette che l'elemento intimidatorio possa essere veicolato dal contesto territoriale e dalla caratura criminale degli agenti, ma non abolisce l'obbligo di individuare la pretesa (fare o omettere qualcosa) che costituisce l'oggetto dell'estorsione.
- Non basta una condotta dal contenuto criptico o una semplice fissazione unilaterale di un appuntamento per integrare di per sé il reato di tentata estorsione: occorre valutare se la condotta e le circostanze siano idonee, di per sé, a causare il risultato (reato di danno) o se manchi l'elemento della richiesta concreta.
- Per ricondurre un comportamento all'estorsione occorre un quadro di riscontri oggettivi (reazioni immediate della vittima, atti minacciosi direttamente collegabili, prove di pretesa) che giustifichino l'interpretazione intimidatoria; elementi successivi posti in evidenza devono essere logicamente collegati all'azione contestata per rafforzare la misura cautelare.
- Nel giudizio sulle misure cautelari è necessario valutare la coerenza e l'attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa e delle emergenze investigative; incongruenze e alternative plausibili possono escludere la sussistenza dei gravi indizi richiesti.
- Non è ammesso spostare la soglia di punibilità anticipando la condanna su basi prettamente contestuali: la tutela penale richiede l'accertamento della fattispecie tipica, con la richiesta/pretensione come elemento essenziale, anche quando l'intimidazione provenga dall'ambiente.
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