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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4797/2023 del 03/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno proposto ricorso in cassazione avverso il decreto della Corte di appello di L'Aquila che, confermando il decreto del Tribunale (salvo la revoca della confisca di due veicoli), ha applicato a Ercole Spinelli la misura di prevenzione della sorveglianza speciale e ha disposto la confisca di immobili. Gli appellanti contestavano: (i) l'erronea inclusione di Spinelli nella categoria dei soggetti che vivono, anche in parte, dei proventi di attività delittuose alla stregua della sentenza della Corte Costituzionale n.24/2019; (ii) la violazione e la errata applicazione delle norme del d.lgs. n.159/2011 in relazione ai presupposti oggettivi e soggettivi per la confisca, sostenendo l'assenza di correlazione probatoria tra l'incremento patrimoniale e i profitti delittuosi e l'insussistenza della pericolosità al momento dell'acquisizione del bene; (iii) la mancata considerazione della tesi difensiva secondo cui la provvista per l'acquisto dell'immobile sarebbe stata fornita dalla Bevilacqua, la quale aveva una procura a vendere.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi infondati e li ha respinti; ha ritenuto che la Corte di appello abbia correttamente applicato i principi stabiliti dalla Corte Costituzionale n.24/2019 richiedendo e valutando i tre requisiti (abitudinarietà dei reati, effettiva produzione di profitti e rilevanza di tali profitti come unico o significativo reddito). La Cassazione ha condiviso la valutazione della Corte territoriale circa la lunga serie di precedenti penali di Spinelli (1989-2019) per reati idonei a produrre profitti, l'insufficienza dei redditi leciti dichiarati rispetto alle acquisizioni patrimoniali (valutati anche tramite paniere ISTAT) e l'incredibilità della prova offerta sulla provvista da parte di Bevilacqua (la procura non dimostra la ricezione del prezzo). Di conseguenza è stata confermata, nel complesso, la confisca e la misura di prevenzione così come decise in grado d'appello; i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.lgs. n.159/2011 (Codice antimafia)

    Applicazione degli artt. 16, 18, 19, 24 e 26 per la confisca e della disciplina generale per le misure di prevenzione: la Corte ha ritenuto sussistenti i presupposti per la confisca e per la misura di prevenzione laddove emergono abitudinarietà delinquenziale, produzione di profitti e rilevanza di tali profitti nel reddito del soggetto

  • art. 4, legge n. 1423/1956

    Richiamato quale norma di riferimento nel procedimento di prevenzione; utilizzato per delimitare i profili di ammissibilità del ricorso per cassazione (violazione di legge e carenza motivazionale)

  • art. 3-ter, comma 2, legge n.575/1965

    Richiamato in relazione alla disciplina delle misure di prevenzione e alla loro giurisdizione

  • art. 10, comma 3, d.lgs. n.159/2011

    Conferma di richiamo delle disposizioni sulla competenza e sui criteri procedurali in materia di misure di prevenzione

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Limiti del controllo di legittimità: la cassazione è ammessa per violazione di legge e per motivazione inesistente o meramente apparente, non per rinnovazione del giudizio di merito

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Regole di ammissibilità e limiti della cassazione nel procedimento di prevenzione (limiti alla disamina di merito)

  • sentenza Corte Costituzionale n.24/2019

    Stabilisce il criterio tripartito per l'applicazione delle misure ai soggetti la cui condotta è idonea a farli ritenere "vivere" dei proventi del reato: (a) delitti commessi abitualmente; (b) che abbiano effettivamente generato profitti; (c) profitti che costituiscano l'unico o una componente significativa del reddito. La Cassazione ha ritenuto che tali requisiti fossero provati nel caso concreto

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per l'addebito delle spese processuali ai ricorrenti a seguito del rigetto del ricorso

Massime di principio

  • Per disporre misure di prevenzione o confische su base patrimoniale in presenza di reati abituali, è necessario dimostrare tre elementi: abitualità/periodo significativo di commissione di delitti, che tali reati abbiano generato profitti e che tali profitti costituiscano l'unico o una componente significativa del reddito (C. Cost. n.24/2019).
  • Il confronto tra flussi reddituali dichiarati e acquisizioni patrimoniali, se conduce a una incompatibilità significativa, è un indice legittimo della provenienza illecita dei beni; non è richiesta la prova matematica incontrovertibile ma una valutazione logica e documentata.
  • La mera titolarità di una procura non prova automaticamente che il titolare abbia ricevuto il prezzo della vendita: serve prova specifica del trasferimento o della volontà dei venditori di devolvere la provvista.
  • In sede di cassazione nel procedimento di prevenzione il sindacato è limitato a vizi di legge e motivazione inesistente o meramente apparente; non è consentita una rivalutazione globale delle risultanze di merito salvo gravi omissioni di elementi decisivi.
  • Per contrastare efficacemente una confisca basata su incompatibilità reddituale, il resistente deve produrre documentazione probatoria robusta e tracce di provenienza lecita dei fondi (contratti, movimenti bancari, atti di trasferimento, dichiarazioni fiscali coerenti).
  • La valutazione della correlazione temporale tra profitti illeciti e acquisizioni patrimoniali è centrale: una lunga serie di reati produttivi di profitto, unita a redditi leciti insufficienti nel periodo considerato, rafforza la presunzione dell'origine illecita.

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