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Sentenza

Sentenza n. 8517/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'accertamento dell'illegittimità del silenzio-inadempimento serbato dell'Ambasciata d'Italia in Islamabad e il conseguente accertamento dell'impossibilità del ricorrente e/o l'estrema e grave difficoltà di ottenere la fissazione di un appuntamento presso l'Ambasciata Italiana di Islamabad al fine di formalizzare ed ottenere la concessione del visto di ingresso in Italia al lavoro subordinato ed ordinare ai resistenti di fissare un appuntamento per il rilascio del visto di ingresso, dunque, di concludere il procedimento; nonchè per l'accertamento dell'obbligo delle amministrazioni intimate di provvedere in ordine alla menzionata istanza con un provvedimento espresso.

Giustizia amministrativa202510846

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio-inadempimento dell'Ambasciata d'Italia in Islamabad sull'istanza di attivazione del procedimento per il rilascio di un visto di ingresso per lavoro subordinato

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha proposto il ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. contro il silenzio-inadempimento serbato dall'Ambasciata d'Italia in Islamabad, lamentando l'impossibilità o l'estrema difficoltà di ottenere la fissazione di un appuntamento per formalizzare la domanda e ottenere il visto di ingresso in Italia per lavoro subordinato. Ha chiesto l'accertamento dell'illegittimità del silenzio, dell'obbligo dell'amministrazione di provvedere con un provvedimento espresso e la fissazione dell'appuntamento.

La decisione

Dopo la proposizione del ricorso, la competente sede diplomatica ha fissato un appuntamento per la presentazione della domanda di visto, determinando l'attivazione del procedimento amministrativo. Il TAR ha quindi ritenuto venuto meno l'interesse del ricorrente a ottenere una pronuncia che imponesse all'amministrazione di procedere e ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. Le spese sono state integralmente compensate, considerando l'enorme numero di richieste di visto gravante sulla sede diplomatica e la complessità dell'iter previsto per la conclusione del procedimento.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il ricorso avverso il silenzio dell'amministrazione; il ricorrente lo ha utilizzato per ottenere l'accertamento dell'obbligo di provvedere sull'istanza relativa al visto.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Consente di dichiarare l'improcedibilità del ricorso quando sopravviene il difetto di interesse alla decisione; nella fattispecie, l'interesse è venuto meno perché l'amministrazione ha fissato l'appuntamento e attivato il procedimento per il rilascio del visto.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, la fissazione dell'appuntamento e la conseguente attivazione del procedimento amministrativo fanno venir meno l'interesse a una pronuncia che ordini all'amministrazione di procedere, rendendo il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse.
  • La sopravvenuta attivazione del procedimento non equivale necessariamente all'accoglimento della domanda sostanziale di rilascio del visto, ma elimina l'inerzia oggetto dell'azione contro il silenzio.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini e notificazione del ricorsoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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