Sentenza del 25/03/2024 n. 7968 - Corte di Cassazione
Processo tributario - Appello - Vizio di apparente motivazione - Ipotesi-. Fattispecie - non sussiste
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza d'appello per tre motivi principali: (1) violazione dell'art. 295 c.p.c. e della disciplina sul rapporto di pregiudizialità, sostenendo che la sua causa era pregiudicata dalla controversia pendente sulla società; (2) violazione di norme tributarie e delle regole di riparto dell'onere della prova (art. 47 TUIR, art. 39 DPR 600/1973, artt. 2697, 2727, 2729 c.c.), con la tesi che gli utili societari non potevano essere oggetto del giudizio contro il socio mentre pendente il giudizio sulla società; (3) vizio di motivazione apparente della sentenza d'appello, in quanto non avrebbe spiegato come fossero stati accertati e provati gli utili imputati al socio.
La decisione
La Corte di cassazione ha respinto il ricorso in tutti i capi. Ha ritenuto inammissibile l'eccezione di sospensione necessaria ai sensi dell'art. 295 c.p.c. poiché la controversia ritenuta pregiudicante era già definita in grado d'appello (o comunque pendente davanti alla Corte) e mancava l'identità soggettiva richiesta per una pregiudizialità che imponga sospensione. Ha spiegato che, se la causa pregiudicante è definita in secondo grado, il giudice della causa dipendente può decidere se conformarsi alla decisione o adottare la sospensione facoltativa ex art. 337 c.p.c.; nel caso concreto non sussisteva obbligo di sospensione e non risultava un rapporto di pregiudizialità logico-giuridica tale da bloccare il processo. Quanto al merito probatorio, la Corte ha confermato che la motivazione d'appello era adeguata: la decisione indicava gli elementi che avevano indotto l'Amministrazione a ritenere la sussistenza di utili non contabilizzati (ristretta base sociale, carattere familiare della società, utili risultati affluiti alla disponibilità di soggetti identificati) e ha evidenziato l'assenza di deduzioni o prove contrarie da parte dell'appellante. Pertanto il ricorso è stato rigettato; il ricorrente è stato condannato alle spese di lite e ad eventuale ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 295 c.p.c.
La sospensione necessaria per rapporto di pregiudizialità opera quando la causa pregiudicante è ancora pendente in primo grado; se la causa pregiudicante è definita in secondo grado il giudice della causa dipendente può decidere se sospendere facoltativamente (art. 337) o decidere, valutando la prognosi di riformabilità della decisione pregiudicante.
art. 337 c.p.c.
Regola la sospensione facoltativa quando la causa pregiudicante è pendente in sede di impugnazione; il giudice della causa dipendente può scegliere se attendere la stabilizzazione del giudicato o decidere sulla base di una valutazione prognostica.
art. 1 D.Lgs. 546/1992
Operando il rinvio alle norme processuali civili, la disciplina del processo tributario recepisce i princìpi relativi alla sospensione per pregiudizialità e alla possibilità di sospensione facoltativa.
art. 39, comma 1-bis, D.Lgs. 546/1992
Pur richiamando testualmente l'art. 295 c.p.c., non amplia il campo applicativo in modo da imporre una sospensione anche quando la causa pregiudicante è definita in secondo grado; la Corte ha ritenuto che non modifichi il principio secondo cui la sospensione necessaria opera solo se la causa pregiudicante è pendente in primo grado.
art. 47 TUIR
Richiamato nella censura sull'imputazione dei redditi occultati: la Corte ha ritenuto che l'accertamento degli utili societari e la loro eventuale imputazione al socio possono trovare spazio nel giudizio individuale del socio quando l'atto amministrativo è unico e i fatti consentono l'imputazione, senza che ciò imponga necessariamente la sospensione per la causa societaria.
art. 39 DPR 600/1973
Norma richiamata a supporto delle deduzioni sull'accertamento tributario: la Corte ha confermato la legittimità della rettifica dell'Amministrazione fondata su presunzioni semplici, purché motivate e non efficacemente contestate.
artt. 2697, 2727, 2729 c.c.
Norme sul riparto dell'onere della prova: la sentenza rileva che l'Amministrazione ha formulato presunzioni (esiguo numero di soci, carattere familiare, utili affluiti a soggetti identificati) e che il contribuente non ha fornito prove o deduzioni idonee a smentire dette presunzioni, così che l'accertamento è risultato confermato.
art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c.; art. 36 D.Lgs. 564/1992; art. 360 c.p.c., n. 4
Richiamate in relazione al vizio di motivazione: la Corte applica il principio secondo cui la motivazione è apparente solo se, pur essendovi un testo motivazionale, esso è oggettivamente inidoneo a far conoscere il ragionamento del giudice; nel caso di specie la motivazione d'appello è stata ritenuta adeguata perché indica gli elementi decisivi e l'assenza di prove contrarie.
art. 13, comma 1-quater, DPR 115/2002 (introdotto dalla l. 24 dicembre 2012, n. 228)
Consente la dichiarazione dell'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso; la Corte ha rilevato la sussistenza dei presupposti processuali per tale accredito.
Massime di principio
- La sospensione necessaria per pregiudizialità ex art. 295 c.p.c. opera solo se la causa pregiudicante è ancora pendente in primo grado; se la causa pregiudicante è già definita in grado d'appello il giudice della causa dipendente può decidere se sospendere facoltativamente (art. 337 c.p.c.) o decidere in via autonoma, valutando la probabilità di riforma della decisione pregiudicante.
- Per configurare un rapporto di pregiudizialità che imponga la sospensione è necessaria l'identità soggettiva delle parti e una relazione logico-giuridica tale che la decisione dell'una riverberi automaticamente sull'altra; l'esistenza di un unico atto amministrativo che incide su società e soci non determina automaticamente la pregiudizialità necessaria.
- Negli accertamenti su società a base ristretta la verifica degli utili non contabilizzati può legittimamente portare all'imputazione di reddito ai soci proporzionalmente alle quote, e tale ricostruzione si fonda su presunzioni semplici (ristretta base sociale, carattere familiare, flussi di disponibilità verso soggetti identificati) che l'Amministrazione deve motivare e il contribuente può contrastare con prove concrete.
- La motivazione è 'apparente' solo quando, pur essendo presente, non permette di comprendere il fondamento della decisione senza ricorrere a congetture; il giudice d'appello deve indicare gli elementi fattuali e logici che sorreggono la presunzione amministrativa e valutare l'assenza o l'inidoneità delle prove contrarie.
- Se una parte ritiene che sussista un rapporto di connessione fra processi (per esempio rischio di decisioni contrastanti) deve tempestivamente proporre richieste processuali adeguate (istanza di riunione, eccezioni procedure) poiché la mera pendenza di procedimenti collegati non garantisce automaticamente la sospensione del giudizio.
- L'onere della prova grava su chi contesta le presunzioni dell'Amministrazione: una volta che l'atto impositivo ha formato una presunzione motivata di utili non dichiarati, il contribuente deve dedurre e documentare gli elementi che smentiscono tale presunzione per capovolgere la valutazione probatoria.
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