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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24963/2023 del 09/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale carente e insufficiente perché aveva valutato solo lo spazio in cella senza esaminare compiutamente gli altri profili (i cd. fattori di compensazione) e le circostanze che il ricorrente aveva allegato. Per tale ragione l'ordinanza è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di sorveglianza di Cagliari per nuovo giudizio.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la domanda ex art. 35-ter ordinamento penitenziario relativa alle condizioni detentive nei periodi trascorsi negli istituti di Oristano e Taranto. Il ricorrente deduceva vizio di violazione di legge e difetto di motivazione: contestava il calcolo dello spazio minimo individuale in cella (si sosteneva che fosse stato incluso l'ingombro del letto singolo, mentre andava detratto insieme agli altri arredi fissi), denunciava la mancanza di privacy (assenza di porta di accesso al vano wc) e altre inadeguatezze del regime 'chiuso', eccependo altresì l'assenza di fattori compensativi idonei a escludere la violazione dell'art. 3 CEDU.

Norme richiamate

  • art. 35-ter ordinamento penitenziario

    Norma invocata per ottenere l'accertamento delle condizioni detentive; la controversia verte sul corretto calcolo dello spazio minimo individuale e sull'applicazione della disciplina che tutela condizioni detentive compatibili con la dignità della persona.

  • art. 3 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU)

    Richiamato come parametro di valutazione delle condizioni detentive (proibizione di trattamenti inumani o degradanti). La Corte ha considerato che, in presenza di spazi ridotti intorno alla soglia critica, vanno valutati anche i fattori compensativi e le specifiche carenze (es. mancanza di privacy) per accertare la violazione dell'art. 3.

Massime di principio

  • La valutazione della compatibilità delle condizioni detentive con l'art. 3 CEDU non si esaurisce nel mero calcolo dei metri quadri per detenuto: è necessario esaminare anche i cd. fattori compensativi (tempistica delle detenzioni, possibilità di attività all'aperto, condizioni igienico-sanitarie, privacy, mobilità interna, ecc.).
  • Il calcolo dello spazio individuale in cella deve essere fatto con criteri chiari e coerenti: devono essere considerate le superfici effettivamente utilizzabili e, se rilevante, gli ingombri degli arredi fissi (incluso il letto) che riducono lo spazio vivibile.
  • Se la motivazione del giudice è sintetica o non affronta specificamente le censure relative ai fattori compensativi e alle condizioni concrete, il provvedimento è vulnerabile all'annullamento per carenza di motivazione.
  • In prossimità di soglie critiche (intorno ai 3 mq per detenuto) la mancanza di elementi compensativi concreti e la presenza di altre carenze (es. assenza di porta per il wc, regime di 'chiuso') possono fondare una presunzione forte di violazione dell'art. 3 CEDU.
  • In caso di dubbio sul metodo di misurazione o sulla considerazione degli ingombri, il giudice deve ricostruire e motivare esplicitamente il criterio utilizzato (che cosa è stato detratto, cosa no) e valutare complessivamente l'impatto delle condizioni sulla dignità della persona.

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