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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12003/2026 del 30/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente aveva chiesto la concessione della detenzione domiciliare presso la propria abitazione. Il Tribunale di sorveglianza di Bari ha respinto l'istanza ritenendo il domicilio indicato non idoneo in quanto ubicato nello stesso immobile in cui vivono le persone offese (sorella e cognato), contro le quali il reato è stato commesso per problemi di vicinato. In ricorso il Masciopinto deduceva violazione di legge e manifesta illogicità della motivazione per non aver valutato la cessazione della pericolosità alla luce della buona condotta carceraria, dei benefici penitenziari riconosciuti e del parere favorevole dell'équipe trattamentale; chiedeva altresì che fosse valorizzata la finalità rieducativa della pena (art. 27 Cost.) e che venissero considerati gli elementi positivi emersi durante la detenzione

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto legittima e logica la decisione del Tribunale di sorveglianza che, pur avendo preso atto della condotta corretta del detenuto e dei benefici penitenziari ottenuti, ha ritenuto residuare un grado di pericolosità connesso alla possibilità di contatto diretto con le persone offese se la detenzione domiciliare fosse effettuata nello stesso immobile. La Corte ha richiamato la rilevanza della specifica situazione abitativa (già motivo dell'applicazione cautelare del divieto di dimora) e il principio di progressività del trattamento: il tribunale può legittimamente chiedere ulteriori periodi di osservazione ed esperienze premiali prima di concedere misure alternative. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali

Norme richiamate

  • Costituzione, art. 27

    "La pena... deve tendere alla rieducazione del condannato" (richiamato nel ricorso come principio di finalità rieducativa)

    La Corte riconosce la rilevanza della finalità rieducativa, ma osserva che essa non impone automaticamente la concessione di una misura alternativa quando sussiste un concreto rischio di reiterazione legato a circostanze specifiche (es. contatto facilitato con le vittime)

  • Giurisprudenza della Corte (Sez. 1, n. 22443 del 17/01/2019, Rv. 276213)

    «In tema di concessione di misure alternative alla detenzione il tribunale di sorveglianza, anche quando siano emersi elementi positivi nel comportamento del detenuto, può legittimamente ritenere necessario un ulteriore periodo di osservazione e lo svolgimento di altri esperimenti premiali, al fine di verificare l'attitudine del soggetto ad adeguarsi alle prescrizioni da imporre...»

    La Corte applica il principio di progressività del trattamento sanzionatorio: gli elementi favorevoli non obbligano all'immediata concessione della misura alternativa se è necessaria ulteriore verifica del comportamento in condizioni che ripropongano i fattori di rischio

Massime di principio

  • La presenza delle persone offese nello stesso edificio indicato come domicilio del richiedente costituisce un elemento idoneo a motivare il diniego della detenzione domiciliare per il concreto rischio di contatto e reiterazione del reato
  • La buona condotta carceraria e i benefici penitenziari sono elementi favorevoli ma non obbligano automaticamente l'accoglimento della richiesta di misura alternativa: il giudice può richiedere ulteriori periodi di osservazione o esperienze premiali prima di ritenere superata la pericolosità
  • L'obbligo del giudice è valutare l'idoneità della specifica misura alternativa a prevenire il rischio di recidiva; non è compito del giudice sindacare le scelte di vita che il condannato adotterà una volta terminata l'espiazione
  • L'assenza di concessione di permessi durante la detenzione può essere considerata indicativa di una valutazione interna (della direzione o del magistrato di sorveglianza) circa la non completa superamento della pericolosità
  • In situazioni simili è consigliabile, prima di richiedere una detenzione domiciliare nella vicinanza delle vittime, dimostrare mediante esperienze premiali (permessi, rientri controllati, percorsi trattamentali) la capacità di evitare contatti e comportamenti lesivi

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