Cassazione Penale, Sentenza n. 41470/2024 del 12/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il giudizio al Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria per nuovo esame, rilevando una manifesta illogicità e carenza argomentativa nella valutazione della compatibilità fra l'autorizzazione richiesta e le esigenze cautelari, soprattutto in presenza di precedente autorizzazione alla frequenza universitaria e di indicazione puntuale del luogo e degli orari di lavoro.
Esito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Pizzo, già agli arresti domiciliari e autorizzato a frequentare l'Università di Milano, aveva chiesto l'autorizzazione ad allontanarsi anche per svolgere un lavoro part-time presso lo studio immobiliare Federico Raffa a Milano (orari e giorni precisati), documentando stato di indigenza. Il Tribunale aveva rigettato la richiesta ritenendo che l'accoglimento avrebbe reso difficoltoso il controllo dei suoi spostamenti e avrebbe aumentato i contatti con soggetti terzi; il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio di motivazione.
Norme richiamate
art. 284, comma 3, codice di procedura penale
L'autorizzazione ad allontanarsi dal luogo di detenzione per lavoro è una sostituzione temporanea del luogo della custodia e non una sospensione della misura; il giudice deve valutare l'indigenza e la compatibilità dell'attività lavorativa con le esigenze cautelari e la possibilità di controllo dei movimenti.
Cass. Sez. 6, n. 1200 del 04/12/2023 (Tahiri)
L'indigenza va riferita ai bisogni primari dell'individuo e dei familiari a suo carico; vanno considerate le condizioni reddituali e patrimoniali del soggetto, non la situazione economica complessiva del nucleo familiare.
Cass. Sez. 3, n. 24995 del 13/02/2018 (Osmani)
Conferma i criteri di valutazione dell'indigenza personale per l'ammissione all'autorizzazione ad allontanarsi per lavoro.
Cass. Sez. 2, n. 53646 del 22/09/2016 (Condorelli)
Precisa che la situazione economica del nucleo non è decisiva e che il giudice deve considerare le esigenze primarie del sottoposto a misura.
Cass. Sez. 6, n. 12337 del 25/02/2008 (Presta)
Sottolinea che il giudice deve valutare la compatibilità dell'attività lavorativa con le esigenze cautelari e la necessità di controllare gli spostamenti.
Cass. Sez. 2, n. 1556 del 08/11/2005 (Ferdico)
Affronta la valutazione del controllo dei movimenti e dei rischi connessi all'autorizzazione di allontanamento per lavoro.
Cass. Sez. 4, n. 45113 del 15/03/2005 (Haris)
Rileva la necessità di bilanciare esigenze lavorative con le esigenze cautelari e i controlli possibili sui luoghi di lavoro.
Massime di principio
- L'indigenza rilevante ai fini dell'autorizzazione ad allontanarsi va valutata rispetto ai bisogni primari del soggetto e dei familiari a carico, considerando reddito e patrimonio personale, non l'intero nucleo familiare.
- L'autorizzazione prevista dall'art. 284, comma 3, c.p.p. non sospende il regime cautelare ma consente una temporanea sostituzione del luogo di custodia; il giudice deve valutare compatibilità e possibilità di controllo.
- Il tribunale deve motivare in modo coerente e confrontare in modo logico le ragioni che portarono ad autorizzare altre frequentazioni (es. università) con quelle che giustificano o escludono l'autorizzazione al lavoro; incoerenze o carenze argomentative possono portare all'annullamento.
- Una precisa indicazione del luogo di lavoro e degli orari agevola la verifica e il controllo, e la loro predeterminazione può rendere più probabile l'ottenimento dell'autorizzazione se compatibili con le esigenze cautelari.
- Il rischio di contatti con soggetti terzi e la difficoltà di controllo sono fattori legittimi da valutare, ma il giudice deve spiegare concretamente perché un luogo chiuso e delimitato (es. uno studio professionale) non sarebbe controllabile come le aule universitarie già autorizzate.
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