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Sentenza

Sentenza n. 707/2026 - Lecce, Sezione 2

per la declaratoria di illegittimità del silenzio-rifiuto formatosi a seguito della istanza datata 21 marzo 2024, notificata a mezzo PEC in data 10 maggio 2024, con la quale il ricorrente ha chiesto al Ministero della Difesa – PERSOMIL – l’emissione di un decreto di collocamento in congedo, con conseguente collocamento in quiescenza.

Giustizia amministrativa202401115

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Puglia - Lecce, Sez. IISentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: Silenzio-rifiuto formatosi sull'istanza di adozione del provvedimento di collocamento in congedo, a seguito del superamento del limite massimo di aspettativa fruibile nel quinquennio

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al ricorrente (militare)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. per ottenere l'accertamento dell'illegittimità del silenzio-rifiuto formatosi sull'istanza presentata al Ministero della Difesa – PERSOMIL, con la quale aveva chiesto l'adozione del decreto di collocamento in congedo e il conseguente collocamento in quiescenza, dopo aver superato il limite massimo di aspettativa fruibile nel quinquennio. Nel corso del giudizio l'Amministrazione ha comunicato di avere adottato il provvedimento richiesto e di averlo notificato al ricorrente.

La decisione

Il TAR ha dichiarato la cessata materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., ritenendo integralmente soddisfatta la pretesa del ricorrente mediante l'adozione del decreto dirigenziale di collocamento in congedo. Le spese sono state poste a carico del Ministero della Difesa secondo il criterio della soccombenza virtuale, poiché il provvedimento amministrativo è stato adottato dopo la notifica del ricorso avverso il silenzio. Le spese sono state liquidate in € 1.000,00, oltre accessori di legge, con distrazione a favore del procuratore antistatario del ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    Consente di dichiarare la cessazione della materia del contendere quando, nel corso del giudizio, l'Amministrazione adotta un provvedimento idoneo a soddisfare integralmente la pretesa azionata.

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il ricorso avverso il silenzio dell'Amministrazione; la sua notifica costituisce, nel caso concreto, il riferimento temporale per la valutazione della soccombenza virtuale.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    È richiamato quale base per l'oscuramento delle generalità del ricorrente a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Sono richiamati, insieme alla normativa nazionale sulla protezione dei dati personali, a fondamento dell'oscuramento delle generalità del ricorrente.

Massime di principio

  • Quando, nel corso di un giudizio avverso il silenzio della pubblica amministrazione, l'Amministrazione adotta il provvedimento richiesto e soddisfa integralmente la pretesa sostanziale del ricorrente, deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a.
  • L'adozione del provvedimento richiesto successivamente alla notifica del ricorso avverso il silenzio giustifica, secondo il criterio della soccombenza virtuale, la condanna dell'Amministrazione alle spese di lite, anche quando il giudizio si definisca con cessazione della materia del contendere.

Come è indicizzato

MaterieTermini e notificazione del ricorsoEstinzione, perenzione e improcedibilitàRapporto di impiego non privatizzato
RamiProcesso amministrativoPubblico impiego e concorsi
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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