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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17850/2022 del 04/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha dichiarato inammissibile il suo appello avverso la sentenza del Tribunale di Ravenna che lo aveva condannato per furto aggravato. Contestava l'identificazione tramite immagini di videosorveglianza e il riconoscimento operato dalla persona offesa, nonché la mancata considerazione della remissione della querela rispetto alla sussistenza dell'aggravante. Denuncia la violazione degli artt. 581 e 591 c.p.p. per mancata valutazione della specificità dei motivi di censura sia sul piano giuridico sia su quello fattuale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di specificità: il ricorrente non ha in appello né in cassazione confrontato in modo esplicito e argomentato le proprie censure con le specifiche motivazioni del Tribunale (identificazione tramite immagini e riconoscimento della persona offesa; rilevanza della procedibilità d'ufficio rispetto alla remissione della querela). Richiamato il principio secondo cui l'onere di specificità è proporzionale alla specificità della motivazione impugnata, la Corte ha confermato l'inammissibilità, condannando il ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 581 cod. proc. pen.

    Richiama l'obbligo di specificità delle censure in impugnazione: i motivi devono essere enunciati e argomentati rispetto alle ragioni della decisione impugnata.

  • art. 591 cod. proc. pen.

    Si riferisce alle conseguenze processuali dell'inammissibilità; in combinato con l'art. 581 indica i requisiti formali e sostanziali dell'impugnazione.

  • Sez. un., n. 8825 del 27/10/2016 (Rv. 268822)

    Principio giurisprudenziale secondo cui l'appello (come il ricorso per cassazione) è inammissibile se non reca rilievi critici esplicitamente enunciati e argomentati rispetto alle ragioni di fatto o di diritto della decisione impugnata; l'onere di specificità è proporzionale alla specificità della motivazione del provvedimento impugnato.

Massime di principio

  • Un motivo di impugnazione deve indicare chiaramente e argomentare i punti di criticità rispetto alle specifiche ragioni, sia di fatto sia di diritto, contenute nella decisione impugnata; la mera esposizione di una diversa ricostruzione è insufficiente.
  • L'onere di specificità è proporzionale alla dettaglio delle motivazioni del giudice: più la decisione impugnata è articolata, più precise devono essere le critiche in appello/cassazione.
  • In tema di identificazione basata su immagini e riconoscimento della persona offesa, la valutazione è rimessa al giudice e può essere ritenuta sufficiente se supportata da argomentazioni concrete (chiarezza delle immagini, confronto con dati anagrafici, comportamento della parte offesa). Chi impugna deve contestare puntualmente tali argomentazioni.
  • La remissione della querela può non incidere se il reato è procedibile d'ufficio o se il giudice ritiene irrilevante la remissione rispetto all'aggravante contestata; l'impugnante deve spiegare perché la remissione avrebbe dovuto modificare l'esito.
  • Per evitare l'inammissibilità, nell'impugnazione bisogna affrontare separatamente ogni motivo decisivo del provvedimento impugnato, indicando i punti di fatto e di diritto che si ritengono errati e proponendo elementi probatori o ragionamenti giuridici a sostegno.

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