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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38254/2024 del 18/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso la declaratoria di inammissibilità, ritenuta tardiva, dell'appello proposto dalla ricorrente contro la sentenza di condanna del Tribunale di Brindisi (24/10/2023). Primo motivo: vizio per violazione del dovere di astensione e nullità assoluta del provvedimento ai sensi dell'art. 178 c.p.p., in quanto il Collegio che ha dichiarato l'inammissibilità era composto da un magistrato (dott. Giuseppe Biondi) che aveva già svolto le funzioni di Giudice dell'udienza preliminare nel medesimo processo; la decisione era stata pronunciata "de plano" (parte inaudita), per cui la parte ha avuto conoscenza dell'identità dei giudici solo con la notifica del provvedimento e non ha potuto esperire la procedura di ricusazione. Secondo motivo: dedotta possibilità di estensione dell'appello per rapporti con il coimputato (Tataru Vasile) che aveva proposto tempestivo appello, richiamando disposizioni sugli effetti degli appelli congiunti/estensione ai coimputati (art. 587 c.p.p. e correlati), censura però assorbita dalla decisione sul primo motivo.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo ritenendolo fondato: ha affermato il principio secondo cui, quando un provvedimento decisorio "de plano" viene comunicato alle parti e solo con tale comunicazione la parte viene a conoscenza della presenza nel Collegio di un giudice incompatibile che avrebbe dovuto astenersi, la parte è legittimata a dedurre tale causa di incompatibilità in sede di ricorso per cassazione, atteso che la procedura di ricusazione preventiva era impraticabile. Perciò la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio e gli atti sono stati trasmessi alla Corte d'appello di Lecce per nuovo giudizio. La censura relativa all'appello del coimputato è stata ritenuta assorbita.

Norme richiamate

  • art. 34 cod. proc. pen.

    Individua gli atti del procedimento la cui esecuzione può determinare una causa di incompatibilità del giudice (es. funzioni svolte in fase preliminare). Nel caso la partecipazione del giudice che aveva disposto il rinvio a giudizio è stata ritenuta causa di incompatibilità.

  • art. 36, comma 1, lett. g) cod. proc. pen.

    Stabilisce l'obbligo di astensione del giudice ove ricorra una delle cause previste; nel caso concreto tale obbligo era incontrovertibile e non lasciava margine discrezionale al giudice.

  • art. 37 e ss. cod. proc. pen.

    Regolano la procedura di ricusazione quale rimedio ordinario per far valere la causa di incompatibilità; la Corte ha però riconosciuto che quando la decisione è resa "de plano" impedendo la preventiva ricusazione, la questione può essere dedotta in cassazione.

  • art. 178, comma 1, lett. a) cod. proc. pen.

    Prevede la nullità assoluta per le ipotesi previste dalla legge; la Corte ha ritenuto che la partecipazione del giudice incompatibile, ove la ricusazione non poteva essere proposta per effetto della pronuncia parte inaudita, renda il provvedimento affetto da nullità assoluta rilevabile in cassazione.

  • art. 42, comma 1 cod. proc. pen.

    Il divieto per il giudice ricusato di compiere atti del procedimento: se violato e la ricusazione è poi accolta, gli atti compiuti possono determinare nullità della decisione; principio ricollegato nella motivazione della Corte di legittimità.

  • art. 111, comma 2 Cost.

    Principio costituzionale dell'imparzialità e terzietà del giudice quale fondamento della necessità di tutela quando un giudice incompatibile concorre alla formazione della decisione.

  • artt. 588, 591, 648, 587 cod. proc. pen.

    Richiamati in relazione alla doglianza sul possibile sfruttamento dell'appello tempestivo del coimputato per estendere gli effetti anche alla ricorrente; la Corte non ha affrontato nel merito la questione perché il primo motivo è risultato assorbente, ma la richiamata normativa regola termini, effetti e possibili estensioni dell'impugnazione in presenza di più imputati.

Massime di principio

  • La ricusazione è il rimedio ordinario per far valere la causa di incompatibilità del giudice; tuttavia, se la decisione che definisce il giudizio è pronunciata "de plano" e la parte viene a conoscenza della composizione del collegio solo con la notifica, la parte può dedurre l'incompatibilità in cassazione (annullamento possibile) perché la procedura preventiva di ricusazione è stata impraticabile.
  • La partecipazione a decisioni che definiscono il grado del giudizio di un giudice che doveva astenersi può integrare nullità assoluta rilevabile anche in sede di legittimità se la parte non ha potuto tempestivamente esercitare la ricusazione.
  • Se la causa di incompatibilità sarebbe potuta essere sollevata con la ricusazione nei termini e la parte non lo ha fatto, la tutela in cassazione è meno agevole; pertanto è essenziale verificare la composizione del collegio al momento opportuno e agire tempestivamente.
  • La tempestività dell'appello di un coimputato non estende automaticamente l'impugnazione ad un altro imputato in ritardo: l'estensione è disciplinata dagli artt. 587 e seguenti e richiede condizioni specifiche (identità di interesse/impugnazione ecc.). La questione va valutata caso per caso.
  • Prassi consigliata: conservare e produrre documentazione che dimostri di aver avuto conoscenza della composizione del collegio solo con la notifica (per dimostrare l'impraticabilità della ricusazione preventiva), e agire immediatamente con ricorso per cassazione ove sussistano cause di incompatibilità emerse solo dopo la pronuncia.

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