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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29074/2023 del 05/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Santoro impugnava l'ordinanza che aveva confermato gli arresti domiciliari disposti per i reati di partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione e al riciclaggio di pezzi di ricambio di autoveicoli di provenienza furtiva, nonché per 48 reati distinti riferiti a singole autovetture. Il ricorrente sosteneva che non vi fosse prova di un'unica organizzazione: a suo avviso esistevano soltanto diversi sottogruppi autonomi con contatti commerciali occasionali, privi di affectio societatis e caratterizzati da logiche individualistiche, e pertanto mancava la prova della partecipazione all'associazione per delinquere.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che il ricorrente non avesse confutato le ampie risultanze investigative e che la commissione, non contestata, di 48 reati-fine con identiche modalità operative, unitamente all'uso di società non operative e false fatturazioni (una delle quali intestata al ricorrente), fosse indice dell'esistenza di un'associazione unitaria a coordinamento dei sottogruppi. Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila alla Cassa delle Ammende. Sentenza a motivazione semplificata.

Norme richiamate

  • Giurisprudenza - Sez. 2, n. 19435 del 31/03/2016, Ficara, Rv. 266670

    Sez. 2, n. 19435 del 31/03/2016, Ficara, Rv. 266670

    Principio secondo cui, in tema di associazione per delinquere, il giudice può desumere l'esistenza del sodalizio dalla commissione dei delitti rientranti nel programma comune e dalle loro modalità esecutive, poiché i reati-fine manifestano concretamente l'operatività dell'associazione.

  • Associazione per delinquere (art. 416 c.p.)

    La sentenza interpreta che la sussistenza del reato associativo possa essere provata anche attraverso la ripetizione di reati-fine omogenei con identiche modalità operative e tramite elementi organizzativi quali l'uso di società di comodo e false fatturazioni, idonei a dimostrare coordinamento e unità associativa.

Massime di principio

  • La sussistenza di numerosi reati-fine omogenei e ripetuti con lo stesso modus operandi è elemento forte per inferire l'esistenza di un'associazione unitaria anche se operano più sottogruppi.
  • Contatti o rapporti commerciali fra soggetti non bastano di per sé a escludere l'associazione; è necessario valutare se esista coordinamento stabile e una comune programmmazione illecita (affectio societatis).
  • L'utilizzo di società non operative, false fatturazioni e intestazioni societarie riconducibili all'indagato costituiscono indizi significativi di struttura organizzata e di copertura delle attività illecite.
  • In Cassazione un ricorso generico che non affronta puntualmente tutte le risultanze investigative esposte nel provvedimento impugnato può essere dichiarato inammissibile; molte questioni difensive, se non ben documentate, restano di merito.
  • La declaratoria di inammissibilità può comportare condanne alle spese processuali e sanzioni pecuniarie (es. somme alla Cassa delle Ammende) commisurate al grado di colpa dell'attore.
  • Per difendersi efficacemente in contesti simili occorre contestare specificamente gli elementi probatori indicati dal giudice, dimostrando l'assenza di coordinamento organizzato o offrendo prove alternative sull'autonomia delle condotte.

Testo integrale

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