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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2021/2024 del 17/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per carenza d'interesse: la Corte ha ritenuto che, anche in caso di accoglimento della censura circa la presunta tardività della convalida, non ne sarebbe conseguito alcun effetto favorevole per il ricorrente, posto che il Tribunale aveva comunque mantenuto il vincolo cautelare sul bene (il sequestro è rimasto in vigore).

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Venezia del 21/07/2023 che aveva dichiarato l'inammissibilità dell'istanza di riesame presentata da Akram Waseem avverso il decreto del 23/06/2023 con cui il pubblico ministero aveva convalidato il sequestro di un monopattino per il reato di ricettazione. Il ricorrente censura in particolare la valutazione del Tribunale circa la presunta tardività del provvedimento di convalida (atto datato 23/06/2023 con deposito il 27/06/2023).

Norme richiamate

  • art. 568, comma 4, cod. proc. pen.

    L'interesse ad impugnare è condizione di ammissibilità e deve essere concreto e correlato agli effetti primari e diretti del provvedimento impugnato: sussiste solo se l'annullamento o la riforma può determinare un vantaggio pratico per l'impugnante.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U, Sent. n. 42/13/12/1995; Sez. 3, Sent. n. 30547/06/03/2019)

    Conferma il principio che l'interesse a impugnare non si esaurisce nella mera pretesa di correttezza tecnico-giuridica della motivazione, ma richiede che dall'impugnazione possa derivare un risultato concretamente favorevole per la parte.

Massime di principio

  • L'impugnazione è ammissibile solo se l'annullamento o la modifica del provvedimento impugnato può concretamente migliorare la posizione processuale dell'impugnante; censure meramente formali o tecnico-giuridiche che non incidono sugli effetti pratici sono inammissibili per carenza d'interesse.
  • La tardività di un provvedimento di convalida deve essere valutata in relazione alle conseguenze reali: se il giudice mantiene il vincolo cautelare, la contestazione del termine di deposito della convalida potrebbe non produrre alcun effetto utile e quindi non giustificare l'impugnazione.
  • Prima di proporre ricorso è opportuno verificare l'effettiva incidenza dell'eventuale pronuncia favorevole: se l'obiettivo è la rimozione del vincolo (sequestro), l'impugnazione deve mirare a un provvedimento che possa concretamente ottenere tale rimozione.
  • Se la parte ritiene che esista un vizio procedurale del pubblico ministero (es. tardività), valuta se esistono rimedi alternativi o azioni specifiche idonee a incidere sul vincolo reale (es. istanza al giudice del riesame o impugnazione del provvedimento che ha effettivamente mantenuto il sequestro).
  • Quando si difende la posizione del soggetto sottoposto a vincolo cautelare, è utile dimostrare il nesso causale tra la violazione denunciata e un pregiudizio concreto per poter fondare l'interesse ad impugnare.

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