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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 01899/2026 del 19/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava in Cassazione la conferma della condanna per indebita percezione del reddito di cittadinanza, lamentando (1) violazione di legge e vizio di motivazione per l'esclusione della causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis c.p., sostenendo la tenuità del fatto alla luce delle sue precarie condizioni economiche, sociali e di vita, della modesta somma percepita (circa 7.000 euro), della mancata abitualità e della funzione deflativa della norma; (2) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e contestazione dell'applicazione della recidiva e della determinazione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e ha confermato la valutazione dei giudici di merito. Ha ritenuto provata la falsa attestazione della residenza effettiva e l'indebita percezione del reddito di cittadinanza. Quanto alla questione della residenza decennale, la Corte ha rilevato che la pronuncia della Corte costituzionale n. 31/2025 ha dichiarato illegittimo l'innalzamento da "almeno 5 anni" a "almeno 10 anni", ma ciò non ha inciso sull'accertamento di responsabilità nel caso concreto. Sull'art. 131-bis c.p. la Cassazione ha ritenuto corretta la motivazione dei giudici di merito che hanno escluso la tenuità del fatto in ragione della pluralità di false autocertificazioni, dei precedenti penali, della consistenza del profitto conseguito e del contesto pandemico, nonché della mancanza di segni di resipiscenza. Quanto alle attenuanti generiche, la Corte ha ritenuto infondati i motivi sul punto; la pena complessiva applicata è di 2 anni e 4 mesi di reclusione (pena base 2 anni, aumento di 4 mesi per continuazione), calcolata al minimo edittale, e la motivazione è considerata sufficiente.

Norme richiamate

  • decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, conv. con modificazioni nella legge 28 marzo 2019, n. 26, art. 7, comma 1

    Norma che sanziona la indebita percezione del reddito di cittadinanza; nel caso è stata ritenuta provata la condotta consistente nella falsa attestazione della residenza e l'indebita percezione del beneficio.

  • art. 131-bis cod. pen.

    La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto richiede una valutazione complessa e congiunta di vari elementi (modalità, grado di colpevolezza, entità del danno/pericolo). Non è necessario esaminare tutti gli elementi previsti, ma è sufficiente l'indicazione di quelli ritenuti rilevanti; tuttavia la gravità della condotta (anche valutata su un solo elemento decisivo) può legittimamente escludere la sua applicazione.

  • art. 2, comma 1, lettera a), n. 2 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4

    "residenza in Italia per almeno 10 anni" vs "per almeno 5 anni"

    La disposizione originariamente richiedeva la residenza "per almeno 10 anni" per il beneficio; la Corte costituzionale n. 31/2025 ha dichiarato incostituzionale l'innalzamento a 10 anni per contrasto con l'art. 3 Cost., ripristinando di fatto la disciplina entro parametri compatibili con il principio di uguaglianza.

  • art. 133 cod. pen.

    Fornisce i criteri di determinazione della pena (modalità della condotta, grado di colpevolezza, entità del danno o del pericolo, ecc.). La Corte ricorda che il giudice deve tenerne conto nella valutazione della tenuità e nella determinazione della pena; la motivazione è adeguata se indica i criteri ritenuti rilevanti.

  • art. 3 Cost.

    Richiamato indirettamente dalla pronuncia della Corte costituzionale: il requisito della residenza decennale è stato ritenuto in contrasto con il principio di uguaglianza sancito dall'art. 3 Cost., giustificando la dichiarazione di illegittimità costituzionale della parte della norma che innalzava il requisito a 10 anni.

Massime di principio

  • La causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis c.p. richiede una valutazione globale e comparata di più elementi (modalità, colpevolezza, danno), ma il giudice può escluderla anche sulla base di un unico elemento decisivo, come la gravità concreta della condotta.
  • La pluralità di condotte fraudolente e la presenza di precedenti penali e di un profitto non trascurabile possono legittimamente portare all'esclusione della tenuità, anche se la somma complessiva non è elevatissima.
  • Le condizioni personali e socio-economiche del reo (povertà, status di straniero, ecc.) sono fattori rilevabili a favore della tenuità, ma devono essere valutati nel quadro complessivo e non sono in sé determinanti se sussistono elementi contrari rilevanti (reiterazione, gravità, assenza di resipiscenza).
  • La modifica o la dichiarazione di illegittimità di talune condizioni normative (es. durata della residenza) non annulla automaticamente le responsabilità quando permangono altri elementi fattuali idonei a integrare il reato.
  • Quando la pena viene determinata al minimo edittale, la motivazione non richiede dettagli eccessivi rispetto al richiamo ai criteri di cui all'art. 133 c.p.; tuttavia la Corte esige che il giudice indichi i fattori ritenuti decisivi.
  • La prova della non abitualità e della non abitualità in presenza di pluralità di reati richiede elementi concreti: la mera assenza di una condanna precedente non esclude che la continuazione o i precedenti possano essere valutati negativamente.

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