Cassazione Penale, Sentenza n. 11406/2024 del 19/03/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Puma ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione disposto con sentenza n. 951/1993 (divenuta irrevocabile il 03/01/1994), sostenendo di aver ottenuto un condono edilizio unitamente a un nulla osta paesaggistico condizionato e avendo prodotto una SCIA del 4 marzo 2019 attestante l'esecuzione delle prescrizioni. Denuncia altresì l'erroneo richiamo, da parte del giudice dell'esecuzione, all'art. 36 del DPR 380/2001 (sanatoria urbanistica) che non sarebbe pertinente al condono ex L. 724/1994, la mancata valutazione degli atti amministrativi e la mancata verifica dell'avvenuta rimozione di abusi non oggetto di condono e dell'attuazione delle prescrizioni imposte dalla Soprintendenza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Pur rilevando che il giudice dell'esecuzione ha citato erroneamente l'art. 36 DPR 380/2001, la Corte ha ritenuto corretta la ragione giuridica sostanziale alla base del rigetto dell'istanza: il nulla osta paesaggistico condizionato non può sanare o rendere efficace un condono quando per legge la sanatoria riguarda soltanto lo stato dei luoghi alla data ultima per il condono (31/12/1993). La Corte ha affermato che eventuali lavori o modifiche successivi non possono essere imposti né considerati per aggirare il termine di legge per la condonabilità. Di conseguenza il ricorso è stato dichiarato inammissibile, il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e tenuto a versare in via equitativa €3.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
Legge 23 dicembre 1994, n. 724 (art. 39)
Stabilisce che l'applicabilità delle disposizioni sul condono edilizio riguarda solo le opere ultimate entro il 31/12/1993 e con i requisiti previsti; la Corte interpreta che la sanatoria si riferisce allo stato dei luoghi a quella data e non può essere resa efficace da interventi successivi.
DPR 6 giugno 2001, n. 380 (art. 36)
Norma sulla sanatoria urbanistica diversa dal condono; la Corte osserva che il richiamo a tale norma da parte del giudice era inesatto ma che la conclusione sostanziale (irrelevanza del nulla osta condizionato rispetto alla sanatoria) resta valida anche se l'articolo non è direttamente applicabile.
Legge 28 febbraio 1985, n. 47 (art. 35, comma 14)
Prevede possibilità di modesti lavori di rifinitura sulle opere abusive; la Corte segnala che solo interventi limitati e specifici sono ammessi dopo la scadenza del termine di condonabilità.
Legge 28 febbraio 1985, n. 47 (art. 43, comma 5)
Consente opere strettamente necessarie a rendere funzionali edifici incompleti per effetto di provvedimenti amministrativi o giurisdizionali; la Corte ritiene che tali eccezioni non autorizzino modifiche utili a rendere sanabile ciò che alla data di condono non lo era.
Codice di procedura penale (art. 619, comma 1)
Richiamato per il principio per cui, se la decisione in diritto è corretta, è possibile correggere la motivazione; la Corte lo usa per giustificare che l'errato richiamo normativo non invalida la decisione di merito quando la ragione giuridica sostanziale è esatta.
Codice di procedura penale (art. 616)
Norma richiamata per l'onere a carico del ricorrente della condanna alle spese del procedimento in caso di inammissibilità del ricorso.
Corte Costituzionale, sentenza 13 giugno 2000, n. 186
sent. n. 186 del 13/06/2000
Richiamata per giustificare la valutazione sulla mancata colpa del ricorrente nella determinazione della causa di inammissibilità, pur comportando l'obbligo di versamento nella Cassa delle Ammende.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 3, n. 43933/2021)
Sez. 3, n. 43933 del 14/10/2021
Citata a supporto del principio che non è consentito aggirare i limiti temporali e volumetrici del condono mediante lavori successivi volti a rendere sanabile ciò che non lo era alla data prefissata.
Massime di principio
- Il condono edilizio deve essere valutato rispetto allo stato dei luoghi alla data ultima prevista dalla legge (qui 31/12/1993); interventi successivi non possono essere usati per rendere sanabile ciò che allora non lo era.
- Un nulla osta paesaggistico rilasciato con prescrizioni che impongono modifiche non può, se tali modifiche mutano lo stato dell'opera rispetto alla data di riferimento del condono, sanare abusi incongrui con i requisiti di condonabilità.
- L'errato richiamo normativo da parte del giudice (es. citare una norma non pertinente) non invalida la decisione se la ratio giuridica sostanziale è corretta e la decisione in diritto è comunque giusta (art. 619 c.p.p.).
- In caso di richiesta di revoca dell'ordine di demolizione fondata sul presunto condono, l'onere probatorio spetta al ricorrente che deve dimostrare la sussistenza dei requisiti di ammissibilità del condono alla data di legge e l'inesistenza di abusi non condonati.
- Le pubbliche amministrazioni competenti, nell'ambito della procedura di condono, sono chiamate a verificare lo stato dei luoghi alla data di riferimento e non possono imporre modifiche che alterino retrospettivamente tale stato per rendere ammissibile la sanatoria.
- Ricorsi manifestamente infondati o inammissibili possono essere dichiarati tali e comportare condanna alle spese e somme a carico del ricorrente (anche a favore della Cassa delle Ammende) se non risultano elementi di colpa nella determinazione dell'inammissibilità.
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