Cassazione Civile, Sentenza n. 32436/2023 del 22/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Comune impugnava la sentenza della CTR che aveva accolto l'appello di Buzzi Unicem contro un avviso di accertamento ICI per il 2009 relativo a terreni ritenuti dal Comune edificabili ma da Buzzi qualificati agricoli/uso estrattivo. I motivi denunciavano: errata qualificazione dei terreni come non soggetti a ICI in ragione dell'inserimento nel Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE) e delle autorizzazioni comunali all'escavazione; omissione di valutazione della documentazione probatoria che dimostrerebbe la capacità edificatoria effettiva delle aree; errata determinazione del valore venale utilizzando stime comunali senza adeguata verifica e senza tener conto degli elementi probatori prodotti dalla contribuente; violazioni di norme processuali ed evidenza probatoria (art. 360 c.p.c., artt. 113,115,116 c.p.c., artt. 2697,2727,2729 c.c.).
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso principale del Comune, rigettando nella sostanza la qualificazione operata dalla CTR e ritenendo che, alla luce della normativa regionale e della documentazione, l'inserimento nel PRAE e le autorizzazioni comunali costituiscono elementi idonei a qualificare i terreni come aree fabbricabili ai fini ICI. Ha cassato la sentenza impugnata e rinviato la causa alla CTR di secondo grado del Lazio, in diversa composizione, per nuovo esame conformemente ai principi indicati. Ha dichiarato inammissibile il ricorso incidentale condizionato proposto da Buzzi Unicem. Le spese del giudizio di legittimità sono riservate al giudice di rinvio.
Norme richiamate
d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 504 (ICI)
art. 1 comma 2; art. 2 lett. b); art. 5 comma 5
La nozione fiscale di 'area fabbricabile' si desume dallo strumento urbanistico adottato e dalle possibilità effettive di edificazione; per le aree fabbricabili la base imponibile si determina sul valore venale in comune commercio all'1 gennaio dell'anno d'imposizione.
Legge Regionale Lazio n. 17/2004 (Disciplina cave e torbiere)
Il PRAE è piano di settore che individua ambiti per attività estrattive e, per la normativa regionale, prevale sugli strumenti urbanistici previgenti; l'inserimento nel PRAE e le autorizzazioni comunali rappresentano fatti-indice rilevanti ai fini della valorizzazione del suolo.
Decreto legge 30 settembre 2005, n. 203 conv. e succ. (interpretazione autentica)
art. 11 quaterdecies e art. 36 d.l. 4 luglio 2006 n.223 (conv. l. n. 248/2006)
La disciplina di interpretazione autentica ha confermato che l'edificabilità fiscale può essere desunta dallo strumento urbanistico generale adottato, anche se non approvato o attuato, rilevando l'avvio delle procedure di trasformazione urbanistica.
D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (Indennità di esproprio)
Il criterio delle possibilità effettive di edificazione, utilizzato per l'indennità di esproprio, assume rilievo suppletivo quando mancano strumenti urbanistici idonei; è parametro utile per valutare l'edificabilità di fatto.
d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446
La delibera comunale che determina i valori delle aree edificabili costituisce fonte di presunzioni e può essere superata da elementi probatori specifici prodotti dalle parti; non ha natura imperativa ma limita il margine di accertamento del Comune.
Codice di procedura civile
art. 360 comma 1 n. 3 e n. 4; artt. 113, 115, 116
I motivi di cassazione sono stati esaminati alla luce delle previsioni sul vizio di diritto e sulla nullità per mancata considerazione di prove e questioni rilevanti; la Corte ha ritenuto fondati i primi due motivi e censurabili omissioni della CTR.
Codice civile (norme probatorie)
Rilevanza dell'onere della prova: la valutazione dei valori e della qualificazione urbanistica deve tener conto della documentazione prodotta e del relativo onere probatorio delle parti.
D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico edilizia)
Citato in relazione alla normativa urbanistica ed edilizia da combinare con la disciplina fiscale per la valutazione della potenzialità edificatoria dei suoli.
d.lgs. 2 dicembre 1997, n. 546
Richiamato in tema di procedura tributaria e poteri del giudice tributario; utilizzato come riferimento procedurale nella censura di nullità.
Massime di principio
- L'inserimento di un'area nel Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE) e il conseguente rilascio di autorizzazioni all'escavazione sono fatti-indice che possono qualificare fiscalmente il terreno come area fabbricabile ai fini ICI, anche se il PRG comunale la classifica come agricola.
- La nozione fiscale di edificabilità è ampia: ai fini tributari conta la potenzialità edificatoria desumibile dagli strumenti urbanistici adottati o dalle possibilità effettive di edificazione (anche in itinere), non l'effettiva possibilità di costruire subito.
- Perché un fondo sia trattato come terreno agricolo ai fini ICI occorre non solo l'effettiva destinazione agricola ma anche la conduzione diretta secondo i requisiti di legge; terreni dati in affitto ad uso agrario non beneficiano automaticamente del regime agevolato.
- La delibera comunale che determina i valori venali delle aree edificabili costituisce una presunzione utilizzabile dall'ente impositore ma è superabile da prove specifiche e documenti che dimostrino valori diversi; il giudice deve confrontare espressamente tali evidenze con i criteri di legge (art.5 comma 5 d.lgs.504/1992).
- In sede di ricorso in cassazione, il giudice verifica errori di diritto e omissioni di valutazione probatoria rilevanti; questioni rimaste assorbite nel merito non possono essere riproposte con ricorso incidentale condizionato in cassazione.
- In casi analoghi si rende opportuno raccogliere e documentare compiutamente elementi tecnici e atti amministrativi (inserimento nel PRAE, autorizzazioni, delibere comunali, contratti, rogiti, dati di mercato) che attestino la reale capacità edificatoria e i valori venali alla data rilevante.
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