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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44636/2023 del 07/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del 13/07/2023 con cui il Tribunale di Roma non ha convalidato l'arresto effettuato per un furto aggravato e ha ordinato la liberazione dell'imputato. Il P.M. denunciava difetto di motivazione e violazione di legge, sostenendo che il Tribunale avesse applicato in modo superficiale la sentenza delle Sezioni Unite n. 39131/2015 e avesse trascurato il fatto che la persona offesa aveva inseguito, fermato il responsabile, recuperato lo zaino e consegnato l'uomo alla polizia, circostanza che configurerebbe lo stato di "quasi-flagranza" e legittimerebbe l'arresto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e lo ha accolto. Ha escluso la pertinenza della richiamata sentenza delle Sezioni Unite al caso concreto, precisando che la "quasi-flagranza" richiede un inseguimento immediato dopo la commissione del reato ma non la coincidenza tra chi insegue e chi materialmente esegue l'arresto. Dalla ricostruzione dei fatti risultava la percezione immediata del fatto e la continuità dell'inseguimento: conseguentemente l'arresto è stato ritenuto legittimo. La Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata.

Norme richiamate

  • Sentenza Corte di Cassazione, Sezioni Unite, n. 39131 del 24/11/2015 (P.M. in proc. Ventrice)

    «È illegittimo l'arresto in flagranza operato dalla polizia giudiziaria sulla base delle informazioni fornite dalla vittima o da terzi nell'immediatezza del fatto, poichè, in tale ipotesi, non sussiste la condizione di "quasi flagranza", la quale presuppone la immediata ed autonoma percezione, da parte di chi proceda all'arresto, delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l'indiziato. (Nella specie l'arresto era stato eseguito sulla base delle sole indicazioni della persona offesa, riguardanti le generalità dell'aggressore)»

    La pronuncia afferma che le sole indicazioni fornite dalla vittima non bastano a fondare un arresto in flagranza se chi arresta non ha percezione autonoma delle tracce del reato; nel caso concreto la Corte ha ritenuto però non pertinente l'applicazione rigida di questo principio.

  • Sez. 5, n. 12767 del 17/01/2020; Sez. 5, n. 34326 del 12/10/2020

    Questa giurisprudenza specifica che la "quasi-flagranza" richiede l'inseguimento immediato dell'autore subito dopo il reato in conseguenza della percezione diretta, ma non impone che il soggetto che ha inseguito coincida con chi materialmente procede all'arresto.

Massime di principio

  • La "quasi-flagranza" si configura quando vi è un inseguimento immediato e continuo dell'autore subito dopo la commissione del reato, con continuità temporale e spaziale tra il fatto e l'arresto.
  • Non è necessario che chi ha effettuato l'inseguimento sia la stessa persona o lo stesso organo che materialmente esegue l'arresto: è sufficiente che dalle circostanze emerga percezione immediata del fatto e continuità dell'azione.
  • Le informazioni fornite dalla vittima o da terzi, se isolate e non accompagnate da percezione autonoma delle tracce del reato da parte di chi arresta, non sono di per sé sufficienti per legittimare un arresto in flagranza.
  • Il giudice che valuta la convalida dell'arresto deve motivare in modo puntuale la ricostruzione fattuale (percezione, inseguimento, continuità): carenze motivazionali possono determinare la censura del provvedimento.
  • In caso di impugnazione dell'ordinanza di non convalida da parte del P.M., la Corte di legittimità può annullare senza rinvio se ritiene che l'arresto fosse legittimo alla luce della ricostruzione fattuale.

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