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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11175/2024 del 18/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente ha impugnato l'ordinanza del 16/06/2023 della Corte d'appello di Torino che aveva rigettato la sua istanza di riparazione per ingiusta detenzione. La detenzione contestata era stata subita nell'ambito di una procedura di estradizione passiva (custodia cautelare dal 16/06/2019 al 01/02/2019) conclusasi con il rigetto della richiesta di estradizione per mancato inoltro degli atti dalla Moldavia. Bitca deduceva violazione di legge (art. 314 c.p.p.) e vizio di motivazione, contestando che la Corte d'appello non avesse verificato il titolo a base dell'estradizione, avesse ritenuto il pericolo di fuga sulla base di argomenti manifestamente illogici (mancata iscrizione anagrafica nonostante presenza sul territorio da oltre cinque anni) e non avesse adeguatamente valutato le prove sul mantenimento (stato sanitario e rapporto col soggetto disponibile ad ospitarla).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, dichiarando che, essendo intervenuta una sentenza irrevocabile di rigetto della richiesta di estradizione, in astratto sussisteva il diritto alla riparazione. Ha censurato la Corte d'appello per motivazione manifestamente illogica e per mancata verifica del titolo posto a base della richiesta di estradizione e della condotta dolosa o gravemente colposa della ricorrente rispetto al pericolo di fuga. L'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte d'appello di Torino per nuovo esame conforme ai principi indicati, con disposizione che la Corte di Appello regoli fra le parti le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma di riferimento per la riparazione della ingiusta detenzione; la Corte ricorda che il diritto alla riparazione può sussistere anche nella procedura di estradizione passiva conclusasi senza pronuncia favorevole all'estradizione.

  • art. 715 cod. proc. pen.

    Regola l'applicazione in via provvisoria di misure coercitive in materia di estradizione; la legittimità della misura trova presupposto nel pericolo di fuga.

  • art. 716 cod. proc. pen.

    Collegata all'art. 715, disciplina misure provvisorie durante la procedura estradizionale; la giustizia della detenzione in questo ambito va valutata anche alla luce del pericolo di fuga e delle condotte dell'interessato.

  • art. 714 cod. proc. pen.

    Regola la prosecuzione della custodia dopo la richiesta di estradizione; la Corte precisa che l'accertamento della condotta dolosa o gravemente colposa ai fini della riparazione vale sia per misure provvisorie (artt. 715-716) sia per misure disposte successivamente (art. 714).

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Norma sulla custodia cautelare e le condizioni della stessa; la Corte osserva che il diritto alla riparazione per estradizione passiva non presuppone necessariamente una violazione di questa norma.

  • art. 280 cod. proc. pen.

    Riguarda condizioni per l'esecuzione di misure cautelari; la Corte chiarisce che la mancanza di pronunce liberatorie non esclude di per sé il diritto alla riparazione nel contesto estradizionale.

  • Cass. Sez. 4, n. 52813/2018 (Maroci)

    Giurisprudenza richiamata che stabilisce che, nella procedura di estradizione passiva conclusasi senza sentenza favorevole, può configurarsi il diritto alla riparazione e che il giudice deve accertare se vi sia stata condotta dolosa o gravemente colposa dell'estradando rispetto al pericolo di fuga.

  • Cass. Sez. 3, n. 554/2022 (Chiperi)

    Conferma orientamenti precedenti sull'onere del giudice della riparazione di verificare la condotta ostativa del richiedente rispetto al pericolo di fuga.

  • Cass. Sez. 4, n. 22688/2023 (Burca)

    Precisazione secondo cui l'accertamento della condotta dolosa o gravemente colposa rileva sia per misure applicate in via provvisoria sia per misure disposte successivamente nella procedura estradizionale.

Massime di principio

  • Nelle ipotesi di estradizione passiva conclusasi con rigetto, il soggetto può avere diritto alla riparazione per ingiusta detenzione anche in assenza di una pronuncia liberatoria specifica: il giudice deve però valutare se la detenzione sia stata resa giusta dalla condotta dolosa o gravemente colposa dell'estradando.
  • Il pericolo di fuga, quale presupposto delle misure coercitive estradizionali, va motivato con riferimenti logici e pertinenti: deduzioni generiche (es. sola mancata iscrizione anagrafica) non sono sufficienti a provare la gravità della condotta.
  • Il giudice della riparazione deve preliminarmente verificare l'esatto titolo posto a base della richiesta di estradizione prima di valutare l'eventuale comportamento ostativo dell'interessato.
  • La valutazione della condotta dolosa o gravemente colposa deve riguardare specifici elementi di fatto e prova che colleghino il comportamento dell'interessato al rischio concreto di fuga; elementi come condizioni di salute o disponibilità di ospitalità vanno adeguatamente documentati ma l'assenza di un rapporto di parentela non è di per sé un requisito imprescindibile.
  • Se il giudice d'appello non segue le indicazioni della Cassazione o adotta motivazioni manifestamente illogiche, la Corte di Cassazione annulla e rinvia: le decisioni sul diritto alla riparazione sono sindacabili in legittimità quanto alla correttezza del ragionamento logico-giuridico adottato.

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