Sentenza n. 788/2026 - Roma, Sezione 5Q
per l'ottemperanza del giudicato formatosi sulla sentenza del 01.04.2025 nr 6815/2025 emessa all'esito del giudizio RG. 3070/2025 del TAR per il Lazio, sezione Quinta Quater.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza che aveva annullato il diniego di visto di ingresso per motivi di studio e richiesta di condanna al rilascio del visto
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha chiesto l'ottemperanza della sentenza del TAR Lazio n. 6815/2025, che aveva annullato il rifiuto del visto di ingresso per motivi di studio emesso dall'Ambasciata italiana a Teheran il 23 settembre 2024. Ha sostenuto che il giudicato avesse esaurito la discrezionalità amministrativa, avendo definitivamente accertato la sua conoscenza della lingua inglese, e ha chiesto di ordinare al Ministero e all'Ambasciata il compimento degli atti necessari, incluso il rilascio del visto. L'Amministrazione ha prodotto una relazione dell'Ambasciata, riferendo che, nel riesaminare la posizione, il ricorrente era stato convocato per un'intervista il 29 aprile 2025, ma che, a causa delle sue resistenze, l'istruttoria non era stata portata a termine. Il ricorrente ha replicato che la sentenza avesse definitivamente accertato la sua competenza linguistica e che il Consolato non lo avesse informato del significato del colloquio, sicché egli si era rifiutato di sottoscrivere il verbale.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso per ottemperanza. La sentenza da eseguire aveva annullato il diniego originario per un vizio motivazionale, dovuto alla mancata verbalizzazione dell'intervista nella quale era stata valutata negativamente la competenza linguistica, senza accertare la spettanza definitiva del visto né la concreta conoscenza della lingua inglese da parte del richiedente. Pertanto, il giudicato non aveva consumato la discrezionalità dell'Amministrazione, che conservava ampi margini di valutazione e poteva riaprire il procedimento, anche mediante una nuova intervista. Non poteva quindi essere ordinato il rilascio del visto in sede di ottemperanza. Il ricorrente conserva la facoltà di sollecitare la conclusione del nuovo procedimento e di impugnare l'eventuale provvedimento conclusivo. Le spese di lite sono state compensate.
Norme richiamate
art. 112 c.p.a.
La domanda di ottemperanza è stata esaminata con riferimento all'esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza del TAR; il giudicato non imponeva il rilascio del visto, non avendo accertato la spettanza finale del bene della vita.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Ha costituito il presupposto per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati, insieme all'art. 52 d.lgs. 196/2003, quale fondamento della tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- Quando una sentenza annulla un diniego per difetto di motivazione o di istruttoria senza accertare la spettanza definitiva del bene della vita, il giudicato non esaurisce la discrezionalità amministrativa e l'amministrazione può rinnovare il procedimento, anche svolgendo ulteriori attività istruttorie coerenti con il vizio riscontrato.
- In sede di ottemperanza non può essere ordinato il rilascio del titolo richiesto se la sentenza da eseguire non contiene un accertamento definitivo sulla sussistenza di tutti i presupposti per la spettanza del bene della vita.
- La riedizione del potere amministrativo dopo l'annullamento di un provvedimento per vizio motivazionale deve rimanere possibile nei limiti conformativi stabiliti dalla sentenza, salva la facoltà dell'interessato di sollecitare la conclusione del nuovo procedimento e impugnare il provvedimento conclusivo.
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