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Sentenza

Sentenza n. 1617/2026 - Milano, Sezione 4

per l'annullamento - del provvedimento di rideterminazione del canone di occupazione ai sensi del D.M. 16 marzo 2011 prot. n. -OMISSIS- 12 marzo 2025, notificato all’interessato a mezzo p.e.c.; - della relazione esplicativa redatta dal tecnico incaricato del 3° Reparto Infrastrutture di Milano del 18 febbraio 2025; - del verbale di determinazione dei valori per la definizione del canone del 3° Reparto Infrastrutture; - del provvedimento di decorrenza canone emanato lettera n. -OMISSIS- 20 marzo 2025 del 3° Reparto infrastrutture; - di ogni altro atto connesso, presupposto e consequenziale.

Giustizia amministrativa202501675

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Milano, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Provvedimento di rideterminazione del canone di occupazione dell'ex alloggio di servizio, unitamente agli atti istruttori e al provvedimento di decorrenza del canone

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la rideterminazione del canone di occupazione dell'abitazione già qualificata come alloggio di servizio, adottata ai sensi del d.m. 16 marzo 2011. Ha dedotto l'erronea applicazione dei criteri di calcolo, rilevando una contraddizione tra la relazione esplicativa del 2017 e quella del 2025: pur essendo stato utilizzato il medesimo criterio per l'individuazione delle quotazioni OMI, nel 2025 sarebbe stato attribuito all'immobile un migliore stato conservativo, nonostante il decorso di otto anni. Ha inoltre denunciato confusione tra la valutazione del coefficiente K1 e quella dello stato conservativo previsto dalle tabelle OMI, nonché l'erronea attribuzione del coefficiente K4 nella misura di 1,05.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Nel corso del giudizio il Ministero della Difesa ha depositato una nota del Comando territoriale Nord dalla quale risultava l'annullamento in autotutela della rideterminazione del canone e di tutti gli atti connessi. È quindi venuta meno, allo stato, la pretesa impositiva dell'amministrazione nei confronti del ricorrente, rendendo non più attuale l'interesse all'esame dei vizi dedotti, senza che il Collegio definisse nel merito la complessa vicenda. Le spese sono state compensate per la peculiarità della questione.

Norme richiamate

  • d.m. 16 marzo 2011

    Il provvedimento impugnato era stato adottato per la rideterminazione del canone di occupazione dell'ex alloggio di servizio secondo i criteri previsti dal decreto ministeriale.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196

    Richiamato quale fondamento della tutela delle generalità del ricorrente mediante oscuramento.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, insieme alla normativa nazionale sulla protezione dei dati personali, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • L'annullamento in autotutela dell'atto impugnato e degli atti connessi, intervenuto nel corso del giudizio, determina la sopravvenuta carenza di interesse quando fa venir meno, allo stato, la pretesa sostanziale dell'amministrazione nei confronti del ricorrente.
  • Quando il venir meno dell'atto impugnato non consente più una decisione utile sulla domanda di annullamento, il giudice amministrativo dichiara l'improcedibilità del ricorso senza esaminare nel merito i vizi dedotti.
  • La compensazione delle spese può essere disposta in presenza di gravi ragioni connesse alla peculiarità della questione controversa.

Come è indicizzato

MateriePatrimonio e alienazioniEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiDemanio e patrimonio pubblicoProcesso amministrativo
IstitutiAutotutela decisoriaSopravvenuta carenza di interesse

Testo integrale

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