Cassazione Civile, Ordinanza n. 32073/2023 del 20/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (proprietario/coltivatore)
La controversia
La controversia nasce da una procedura espropriativa avente ad oggetto alcuni terreni siti nel Comune di Agnadello, destinati alla costruzione del metanodotto Sergnano-Agnadello, opera dichiarata di pubblica utilità, indifferibile e urgente. Nel decreto di esproprio la provincia aveva imposto alla società espropriante il pagamento dell'indennità aggiuntiva prevista dall'art. 42 del d.P.R. n. 327 del 2001 in favore del fittavolo, mezzadro o compartecipante costretto ad abbandonare il fondo coltivato. La società ha contestato tale imposizione sostenendo che l'indennità aggiuntiva opererebbe solo nelle espropriazioni finalizzate alla realizzazione di un'opera pubblica, e non anche quando l'esproprio sia strumentale a un'opera privata di pubblica utilità. In cassazione ha denunciato violazione e falsa applicazione degli artt. 35, 36 e 42 del d.P.R. n. 327 del 2001, censurando l'interpretazione della Corte d'appello che aveva ritenuto dovuta l'indennità anche in tale ipotesi.
La decisione
La Corte ha ritenuto infondato il ricorso e ha confermato la decisione impugnata. Ha richiamato l'orientamento di legittimità secondo cui, in materia di espropriazione per pubblica utilità, l'indennità aggiuntiva spettante all'affittuario coltivatore diretto ex art. 42 del d.P.R. n. 327 del 2001 è dovuta non soltanto quando il procedimento ablatorio sia finalizzato a un'opera pubblica, ma anche quando esso sia funzionale alla realizzazione di un'opera privata di pubblica utilità. La Corte ha precisato che la disciplina derogatoria dell'art. 36 riguarda soltanto l'indennità di espropriazione e non quella aggiuntiva, che ha natura autonoma e può cumularsi con l'indennità dovuta al proprietario. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese di lite e dell'ulteriore contributo unificato ove dovuto.
Norme richiamate
art. 35 d.P.R. n. 327/2001
richiamato dalla ricorrente tra le norme che disciplinano l'indennità in materia espropriativa, senza che la Corte ne sviluppi un'interpretazione autonoma nel merito
art. 36 d.P.R. n. 327/2001
la disciplina derogatoria ivi prevista è riferita solo all'indennità di espropriazione e non esclude l'applicazione dell'indennità aggiuntiva di cui all'art. 42
art. 42 d.P.R. n. 327/2001
l'indennità aggiuntiva a favore di fittavolo, mezzadro, compartecipante o coltivatore diretto ha natura autonoma e spetta anche nelle espropriazioni per opere private di pubblica utilità
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002
richiamato per dare atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di soccombenza
Massime di principio
- In materia di espropriazione per pubblica utilità, l'indennità aggiuntiva spettante al coltivatore diretto o ad altri aventi titolo ex art. 42 d.P.R. n. 327/2001 non è limitata ai procedimenti ablatori finalizzati a opere pubbliche, ma si estende anche alle espropriazioni strumentali alla realizzazione di opere private di pubblica utilità.
- La disciplina derogatoria prevista per l'indennità di espropriazione non si estende automaticamente all'indennità aggiuntiva, quando questa sia configurata dal legislatore come prestazione autonoma e distinta.
- In tema di interpretazione della normativa espropriativa, occorre distinguere tra indennità principale di esproprio e indennità aggiuntive spettanti a soggetti diversi dal proprietario, poiché queste ultime possono cumularsi con la prima anche oltre il valore venale del bene.
- Il ricorso per cassazione che non offra elementi idonei a superare un consolidato orientamento di legittimità è destinato al rigetto quando la sentenza impugnata si sia conformata a tale orientamento.
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