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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19195/2024 del 15/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Conti impugnava la sentenza di appello che lo aveva condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione in relazione a due operazioni di cessione di brevetto, marchio e ramo d'azienda della Keser Diva S.r.l. (cessione a Partinvest del 15/12/2008 e conferimento/cessioni successive tra Keser, New Tech e Brevetti nel 2010-2011). Il ricorrente deduceva: vizio di motivazione in quanto la cessione sarebbe stata ragionevole e decontestualizzata dall'attivita economica esercitata dalla societa, con utile economico e retrocessione in godimento dei beni; illustrazione della mancata prova del carattere distrattivo traendo a favore la valutazione del curatore e del perito sui ricavi; violazione di legge per non aver considerato la risoluzione contrattuale e la riacquisizione del brevetto come reintegrazione patrimoniale (bancarotta "riparata"); insufficienza della prova dell'elemento soggettivo (dolo), sostenendo che l'amministratore aveva agito per logiche economiche e non per sacrificare i creditori; travisamento della prova e generale contrasto tra accertamenti di merito e ricostruzione dell'appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha ritenuto infondati o, per parte, inammissibili i motivi proposti, confermando la valutazione di merito che ha qualificato le cessioni come operazioni prive di effettiva contropartita economica, idonee a depauperare il patrimonio della societa e a pregiudicare le ragioni dei creditori. La Cassazione ha richiamato principi consolidati di giurisprudenza: il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione si configura quando beni vengono allontanati dal patrimonio sociale senza reale corrispettivo e senza giustificazione economica; il reato ha natura di pericolo concreto (non e richiesta la prova del danno effettivo) e l'elemento soggettivo puo essere soddisfatto dal dolo generico, ossia dalla consapevolezza che le operazioni possono pregiudicare i creditori. Inoltre la corte ha ritenuto non provata la "riparazione" del pregiudizio patrimoniale, essendo onere dell'amministratore dimostrare la corrispondenza tra versamenti e atti distrattivi. I rilievi difensivi che miravano a una rivalutazione globale delle prove sono stati considerati inammissibili in sede di legittimità.

Norme richiamate

  • Bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione (giurisprudenza di legittimità)

    Il delitto si integra quando operazioni determinano il distacco dal patrimonio sociale di beni senza reale contropartita e in danno dei creditori. La configurazione prescinde dallo stato di insolvenza al momento dell'atto se l'operazione e idonea a creare un pericolo concreto per la soddisfazione delle ragioni creditorie.

  • Natura di reato di pericolo concreto (giurisprudenza: es. Sez. 5, n. 50081 del 14/09/2017)

    La qualificazione come reato di pericolo concreto significa che non e necessario provare un danno concreto ai creditori; e sufficiente che l'atto di depauperamento sia idoneo a creare tale pericolo fino all'apertura della procedura fallimentare.

  • Dolo generico richiesto per la bancarotta patrimoniale (giurisprudenza: es. Sez. 5, n. 21846 del 13/02/2014)

    L'elemento soggettivo si configura con la consapevolezza che le operazioni sul patrimonio sociale possono recare pregiudizio ai creditori; non e necessario che l'agente voglia direttamente il danno o sia consapevole dello stato di insolvenza.

  • Bancarotta "riparata" (giurisprudenza: es. Sez. 5, n. 4790 del 20/10/2015 e Sez. 5, n. 14932 del 28/02/2023)

    La reintegrazione patrimoniale antecedente al fallimento puo escludere l'elemento materiale del reato solo se i versamenti o atti riparatori corrispondono esattamente agli atti distrattivi precedenti. L'onere della prova grava sull'amministratore che ha disposto i beni.

  • Giurisprudenza su affitti/cessioni senza incasso del corrispettivo (es. Sez. 5, n. 16989 del 02/04/2014 e altre)

    Operazioni come affitto o cessione di azienda che non generano incassi o prevedono corrispettivi insignificanti, senza giustificazioni, sono state ritenute integrazioni tipiche della bancarotta fraudolenta patrimoniale impropria.

Massime di principio

  • I giudici valutano la sostanza economica delle operazioni e non la mera forma: una cessione formalmente valida puo essere qualificata distrattiva se manca una reale contropartita e la societa resta priva della garanzia patrimoniale per i creditori.
  • La mancanza di un danno concreto non esclude la responsabilita: e sufficiente che l'operazione sia idonea a creare un pericolo per i creditori (natura di pericolo concreto del reato).
  • L'elemento soggettivo puo essere soddisfatto dal dolo generico: e rilevante la consapevolezza che l'operazione possa pregiudicare le ragioni dei creditori, non la volonta specifica di nuocerle.
  • Per invocare la bancarotta "riparata" e necessario provare che i versamenti o atti riparatori antecedenti al fallimento corrispondano esattamente agli atti distrattivi; l'onere probatorio grava sull'amministratore.
  • La creazione di strutture societarie ad hoc e il mantenimento dell'effettiva disponibilita dei beni da parte degli stessi amministratori o soci sono elementi indiziari rilevanti di distrazione.
  • In sede di Cassazione non e consentito richiedere una rivalutazione globale del compendio probatorio: i motivi che si risolvono in una mera diversa interpretazione dei fatti sono inammissibili.

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