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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10755/2025 del 18/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso in Cassazione proposto dal Pubblico Ministero per censurare l'ordinanza del Tribunale del riesame del 05/07/2024 che aveva, in parte, annullato il provvedimento del G.I.P. del 29/05/2024 (che aveva applicato gli arresti domiciliari) sostituendoli con l'obbligo di presentazione trisettimanale. Il P.M. deduceva violazione degli artt. 270 e 266 c.p.p. e vizio di motivazione in relazione alla valutazione dell'utilizzabilità delle intercettazioni (sosteneva errata applicazione dei principi delle Sezioni Unite "Cavallo" e mancata verifica della connessione qualificata ex art. 12 c.p.p. tra il procedimento per 416-bis e i reati elettorali contestati ai capi G e H), nonché contraddittorietà nella valutazione delle esigenze cautelari. Il ricorrente (Barillà), per contro, impugnava la stessa ordinanza deducendo insufficienza della prova indiziaria (art. 273 c.p.p.) in relazione al reato contestato al capo H) (corruzione), sostenendo che l'assunzione della persona offesa nel 2018 non è in rapporto sinallagmatico con atti contrari ai doveri d'ufficio e che le condotte dedotte non configurano utilità penalmente rilevante né prova di un patto corruttivo; inoltre contestava l'adeguatezza della valutazione sul pericolo di reiterazione.

La decisione

Il ricorso del Pubblico Ministero è stato dichiarato inammissibile per carenza di specificità (le doglianze risultavano generiche e non adeguatamente documentate, con omissione degli atti autorizzativi e delle proroghe invocate). Il ricorso proposto nell'interesse di Daniel Barillà è stato invece accolto, in quanto le censure relative alla gravità indiziaria in ordine al reato di corruzione (capo H) si sono rivelate fondate: la Corte ha ritenuto che il compendio indiziario valorizzato dal Tribunale non dimostra con sufficiente chiarezza il rapporto sinallagmatico tra l'atto d'ufficio contestato e la promessa/erogazione dell'utilità (stabilizzazione lavorativa della Giustra). Conseguentemente è stato disposto l'annullamento dell'ordinanza impugnata limitatamente al capo H) e rinvio al Tribunale di Reggio Calabria per una rivalutazione, in piena autonomia e alla luce delle indicazioni fornite. Le altre statuizioni del riesame (in particolare quelle relative ai fatti contestati al capo G e alla sostituzione della misura con l'obbligo di presentazione, nella parte non incisa dal capo H) non sono state annullate dalla Corte nella parte qui decisa.

Norme richiamate

  • D.P.R. 16 maggio 1960, n. 570 (T.U. per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali)

    Richiamato come quadro normativo per i reati elettorali contestati (capo G) relativi a presunti brogli in occasione delle elezioni.

  • Codice penale, artt. 476-479

    Norme penali richiamate in relazione ai reati di brogli elettorali contestati al capo G).

  • Codice penale, art. 416-bis

    Rilevante per valutare la disciplina speciale delle intercettazioni autorizzate per reati di criminalità organizzata; la Corte richiama la necessità di verificare il nesso tra l'autorizzazione originaria e i fatti successivamente emergenti, ma segnala che il P.M. non ha documentato sufficientemente i decreti autorizzativi e le proroghe invocate.

  • Codice di procedura penale, art. 270

    Disciplina il divieto di utilizzazione delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli autorizzati, con eccezioni; la Corte ricorda i limiti introdotti dalla normativa e la giurisprudenza delle Sezioni Unite, evidenziando la necessità di specificità nelle doglianze sul punto.

  • Codice di procedura penale, art. 266

    Fissa i limiti di ammissibilità degli esiti delle intercettazioni in procedimenti diversi; la Corte richiama la necessità di valutare tali limiti nel caso concreto.

  • Codice di procedura penale, art. 12

    Richiama la nozione di connessione (anche 'qualificata' o 'forte') tra reati: se sussiste connessione qualificata, gli esiti intercettivi possono essere utilizzati anche in procedimenti diversi; la Corte ha però ritenuto che il P.M. non abbia dimostrato con atti specifici tale connessione nel caso concreto.

  • Codice di procedura penale, art. 282

    Norma richiamata quale previsione della misura sostitutiva applicata dal Tribunale del riesame (obbligo di presentazione presso la polizia giudiziaria).

  • Codice di procedura penale, art. 274, lett. c)

    Riferimento normativo riguardante il pericolo di reiterazione del reato come esigenza cautelare; la Corte ha rilevato incongruenze nella motivazione del riesame su questo punto, deducendo che le censure sulla gravità indiziaria assorbivano quelle sulle esigenze cautelari.

  • Codice penale, art. 319

    Norma sulla corruzione (pubblico ufficiale): la Corte richiama il principio secondo cui per configurare il reato è necessario dimostrare il rapporto sinallagmatico tra atto d'ufficio e promessa/erogazione dell'utilità.

  • Codice penale, art. 321

    Norma richiamata in connessione con la fattispecie di corruzione privata/privato corruttore; applicata per valutare il ruolo del ricorrente quale soggetto privato che avrebbe promesso l'utilità.

  • Giurisprudenza (Sezioni Unite, "Cavallo" - Sez. U, n. 51/2019 e succ.)

    Principi citati in ordine alla 'nozione di diverso procedimento' e all'utilizzabilità delle intercettazioni: la Corte ha richiamato tali principi ma ha ritenuto che il P.M. non abbia fornito la documentazione necessaria né argomentazioni specifiche per ritenere l'utilizzabilità delle captazioni.

Massime di principio

  • Sulle intercettazioni: per sostenere l'utilizzabilità di captazioni in procedimenti diversi il P.M. deve fornire elementi documentali specifici (decreti autorizzativi e proroghe) e dimostrare, oltre le asserzioni generiche, l'esistenza di una connessione qualificata ex art. 12 c.p.p.; doglianze generiche sono incompatibili con l'azione di Cassazione e possono portare all'inammissibilità del ricorso.
  • Sui reati connessi alla criminalità organizzata: l'autorizzazione originaria alle intercettazioni per fatti di 416-bis non giustifica automaticamente l'utilizzabilità per tutti i fatti emergenti; occorre valutare il limite dell'indagine e la specificità del nesso funzionale tra i fatti originariamente autorizzati e quelli successivamente emersi.
  • Sul delitto di corruzione: è necessario dimostrare il rapporto sinallagmatico tra l'atto d'ufficio (o la sua promessa) e la prestazione dell'utilità; la mera coincidenza temporale o il fatto che un vantaggio sia stato conseguito non bastano se l'utilità deriva da rapporti personali preesistenti o non è determinabile come utilità patrimoniale rilevante.
  • Sulle utilità rilevanti: non tutte le forme di favore o di informazione costituiscono "utilità" penalmente rilevante; le utilità devono essere apprezzabili economicamente o comunque chiaramente collegate a una contropartita dell'atto d'ufficio.
  • Sulle misure cautelari: l'assenza o l'insufficienza della gravità indiziaria rispetto a specifici capi di imputazione comporta l'annullamento della misura cautelare limitatamente a quei capi e può determinare il rinvio per un nuovo esame da parte del giudice del riesame.
  • Sui ricorsi in Cassazione: la specificità delle censure è essenziale; ricorsi con asserzioni generiche o prive di puntuale documentazione sono esposti al rischio di dichiarazione di inammissibilità.

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