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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7353/2023 del 21/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del riesame che aveva rigettato l'istanza di revoca del sequestro disposto con decreto del P.M. del 08/07/2022 su beni rinvenuti a seguito di perquisizione del 04/07/2022 nell'autovettura con il ricorrente e un suo connazionale. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione: i beni (capo di abbigliamento, scarpe, oggettistica di marca, cellulari, ingente somma di denaro) erano stati acquistati regolarmente e non collegati ad alcun reato, non potevano essere qualificati come corpo del reato o pertinenze e non vi erano elementi che giustificassero l'assunto della provenienza illecita del denaro

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che sussistessero concrete ragioni per ritenere possibile il collegamento tra i beni sequestrati e i reati ipotizzati (falso e ricettazione), richiamando la motivazione del decreto del P.M.: discrepanza tra il valore e la quantità dei beni rispetto al modesto reddito e all'assenza di attività lavorativa, assenza di giustificazioni per gli smartphone di elevato valore e per l'ingentissima somma di denaro suddivisa in mazzette. Tale quadro giustificava il sequestro probatorio finalizzato ad accertare la pertinenzialità o la provenienza delittuosa dei beni. La Corte ha altresì ricordato che il vincolo derivante dal sequestro probatorio deve essere mantenuto solo per il tempo strettamente necessario agli accertamenti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali

Norme richiamate

  • art. 648 cod. pen.

    Richiamato come norma relativa alla ricettazione: la Corte ritiene necessario accertare il collegamento tra i beni sequestrati e il reato di ricettazione, giustificando il sequestro probatorio quando vi siano elementi concreti che facciano ipotizzare tale collegamento

  • art. 474 cod. pen.

    Richiamato in relazione al reato di falso; la Corte ammette il sequestro probatorio per verificare l'ipotesi che gli articoli di marca siano contraffatti o alterati nelle caratteristiche distintive

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Cass. sez. 2, sent. n. 51200 del 29/10/2019 - dep. 19/12/2019 - Rv. 278229)

    Principio richiamato: per la legittimità del sequestro probatorio non è richiesta la prova definitiva della pertinenzialità o del carattere di corpo del reato del bene, ma la presenza di elementi concreti e non astratti che rendano effettivamente possibile configurare un rapporto tra il bene e il reato

Massime di principio

  • Il sequestro probatorio è legittimo anche in assenza di prova definitiva della pertinenzialità del bene al reato, purché esistano elementi concreti e specifici che rendano plausibile il nesso tra bene e reato
  • Circostanze fattuali come la sproporzione tra il valore dei beni e il reddito dichiarato, l'assenza di giustificazioni plausibili per beni di elevato valore e l'ingente somma in contanti rinvenuta insieme ad altri beni possono giustificare il sequestro per esigenze investigative
  • La semplice affermazione astratta di acquisto regolare da parte del proprietario non è sufficiente, salvo che il ricorrente produca elementi concreti che dimostrino la lecita provenienza
  • Il sequestro probatorio deve essere limitato temporalmente allo stretto necessario per gli accertamenti volti a verificare la pertinenzialità o la provenienza illecita dei beni
  • In casi analoghi è opportuno per la difesa fornire subito documentazione probatoria della provenienza lecita (scontrini, fatture, contratti, dichiarazioni bancarie) e richiedere misure meno afflittive quando il nesso con il reato appare tenue

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