Cassazione Penale, Sentenza n. 1151/2022 del 13/01/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano l'ordinanza/decreto relativo alla proroga delle indagini e contestano la utilizzabilità degli atti di indagine acquisiti nel periodo successivo alla scadenza del termine delle indagini preliminari (in particolare riferendosi all'ultima proroga, ritenuta intempestiva). Denunciano inoltre che il GUP non si era pronunciato, nonostante la richiesta della difesa, sulla questione dell'utilizzabilità di tali atti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili: le doglianze riguardavano provvedimenti interlocutori del giudice per l'udienza preliminare (proroga delle indagini e questioni preliminari) che non sono autonomamente impugnabili in cassazione e la loro efficacia e la utilizzabilità degli atti possono essere valutate nel prosieguo del processo dinanzi al giudice del dibattimento. Inoltre il decreto che dispone il giudizio è atto di impulso e non impugnabile in cassazione. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e, essendo ritenuti in colpa, al versamento della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 406, comma 3, cod. proc. pen.
La Corte richiama la normativa in tema di indagini preliminari e proroghe per inquadrare la doglianza ma conclude che la valutazione circa l'utilizzabilità degli atti raccolti dopo la scadenza va compiuta nel processo e non è rimedio autonomo in cassazione contro provvedimenti interlocutori.
art. 407, comma 3, cod. proc. pen.
Riferita alla disciplina dell'udienza preliminare e delle questioni preliminari; la Corte ne trae la conseguenza che le questioni sollevate dal GUP sono interlocutorie e possono essere modificate fino alla decisione, perciò non impugnabili separatamente in cassazione.
art. 429, comma 2, cod. proc. pen.
La norma elenca le nullità che determinano la nullità del decreto che dispone il giudizio; la Corte precisa che le carenze non ricomprese tassativamente in tale elenco non comportano automaticamente la nullità del decreto né ne giustificano il ricorso per cassazione contro un atto di impulso.
Massime di principio
- I provvedimenti interlocutori del giudice per l'udienza preliminare (es. proroga delle indagini, ordinanze su questioni preliminari) non sono autonomamente impugnabili in cassazione: le relative questioni devono essere dedotte e valutate nel corso del processo dibattimentale.
- Il decreto che dispone il giudizio è, in linea di principio, un atto di impulso processuale e non impugnabile in cassazione salvo i vizi tassativamente indicati dalla legge (art. 429, comma 2); contestazioni sulla composizione del compendio probatorio vanno sollevate nel merito.
- Se si contesta l'utilizzabilità di atti acquisiti dopo la scadenza dei termini di indagine, la difesa deve preservare la questione nel dibattimento o utilizzare i rimedi procedurali previsti nel corso del processo, non il ricorso per cassazione contro provvedimenti interlocutori.
- La tempestività delle richieste di proroga e la regolarità delle determinazioni del GIP/GUP sono rilevanti, ma la loro efficacia probatoria può essere valutata dal giudice del dibattimento; le difese devono quindi porre l'eccezione in modo espresso e tempestivo nel processo di merito.
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