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Cassazione Penale, Ordinanza n. 11090/2025 del 19/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha impugnato la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale per un furto aggravato. Nel ricorso per cassazione ha dedotto: 1) violazione di legge e vizio di motivazione nella valutazione della prova indiziaria, con riferimento agli artt. 192 e 533 c.p.p.; 2) violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza ex art. 521 c.p.p., oltre a vizio di motivazione ed erronea applicazione della legge penale in relazione alla ritenuta aggravante di cui all'art. 625 n. 4 c.p. e alla prescrizione; 3) violazione di legge e carenza di motivazione sul mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sulle aggravanti contestate.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato che i primi due motivi erano sostanzialmente reiterativi di censure già esaminate e disattese dalla Corte di appello con argomentazioni giuridiche corrette, senza che il ricorrente si confrontasse criticamente con tali ragioni. Quanto al terzo motivo, relativo al trattamento sanzionatorio, la Corte ha ribadito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito ed è censurabile in cassazione solo se arbitraria o sorretta da motivazione manifestamente illogica, evenienza esclusa nel caso concreto. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 192 c.p.p.

    Richiamato come parametro sulla valutazione della prova indiziaria; la censura è stata ritenuta non ammissibile perché già disattesa in appello e priva di confronto con la motivazione della sentenza impugnata.

  • art. 533 c.p.p.

    Richiamato in tema di criterio di decisione sulla responsabilità penale; la doglianza è stata ritenuta meramente reiterativa e non idonea a sollecitare un nuovo apprezzamento di merito.

  • art. 521 c.p.p.

    Invocato per dedotta violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza; la censura è stata considerata già vagliata e infondata.

  • art. 625 n. 4 c.p.

    Richiamato con riferimento alla circostanza aggravante contestata nel furto aggravato; la doglianza è stata ritenuta priva di decisività in sede di legittimità.

  • art. 62-bis c.p.

    Non citato espressamente nel testo, ma la doglianza riguardava il diniego di prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti; la Corte ha affermato che il relativo giudizio è discrezionale e sindacabile solo nei limiti dell'illogicità manifesta o dell'arbitrio.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non sono ammissibili censure che si limitino a riproporre questioni già esaminate e motivate dal giudice di merito, senza un effettivo confronto critico con la motivazione impugnata.
  • La valutazione della prova indiziaria e il giudizio di colpevolezza ai sensi dell'art. 533 c.p.p. non possono essere rivalutati in cassazione se la motivazione di merito è logicamente coerente e giuridicamente corretta.
  • La dedotta violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza deve confrontarsi con la concreta motivazione della decisione di merito; in difetto, la doglianza è inammissibile.
  • La determinazione del trattamento sanzionatorio, inclusa la valutazione di prevalenza o equivalenza delle attenuanti generiche rispetto alle aggravanti, è rimessa alla discrezionalità del giudice di merito ed è censurabile solo in presenza di arbitrio o motivazione manifestamente illogica.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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