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Sentenza

Sentenza del 17/03/2017 n. 6890 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società impugnava la cartella relativa all'accisa sui tabacchi lavorati, derivante da avvisi di accertamento per quantitativi trafugati o mancanti dai depositi fiscali. In cassazione aveva formulato tre motivi: lamentava che la cartella non indicava adeguatamente le norme e la procedura seguita (L. n. 212/2000, art. 7); sosteneva che gli avvisi non fossero validi atti impositivi e che, mancando un valido atto presupposto, fosse illegittima l'iscrizione a ruolo e la cartella (L. n. 241/1990, art. 1); infine affermava che furto e rapina costituissero forza maggiore, con conseguente abbuono dell'accisa, e prospettava una questione di legittimità costituzionale (D.L. n. 331/1993, art. 5 e artt. 3, 24, 53 e 97 Cost.). La CTR del Lazio aveva respinto l'appello, ritenendo motivati gli atti e dovuta l'accisa in caso di svincolo irregolare dei tabacchi dal regime sospensivo.

La decisione

La Corte di cassazione non ha deciso nel merito i tre motivi: la ricorrente ha rinunciato ritualmente al ricorso e il processo è stato dichiarato estinto. L. s.p.a. è stata condannata a rimborsare all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli 9.000 euro per compensi, oltre alle spese prenotate a debito. Le spese del rapporto processuale con il Ministero dell'Economia e delle Finanze sono state compensate, poiché il Ministero si era costituito senza contestare la propria legittimazione.

Norme richiamate

  • Codice di procedura civile, art. 360

    È la disposizione processuale indicata dalla ricorrente come base per denunciare in cassazione violazioni di legge. La Corte non ha esaminato tali censure, essendosi estinto il processo per rinuncia.

  • Legge 27 luglio 2000, n. 212, art. 7

    La ricorrente invocava la disposizione per contestare la motivazione della cartella e la mancata indicazione delle norme applicate. La sentenza non decide la fondatezza della censura.

  • Legge 7 agosto 1990, n. 241, art. 1

    La disposizione era richiamata dalla ricorrente per sostenere l'illegittimità degli avvisi e, di riflesso, dell'iscrizione a ruolo e della cartella. La Corte non si pronuncia sulla questione.

  • Decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, art. 5

    La ricorrente lo invocava per sostenere che furto e rapina integrassero forza maggiore e consentissero l'abbuono dell'accisa. La sentenza non affronta questa interpretazione, perché il ricorso è stato rinunciato.

  • Costituzione, artt. 3, 24, 53 e 97

    La ricorrente prospettava, in relazione all'obbligo di accisa conseguente al furto, una questione di legittimità costituzionale fondata sui principi di eguaglianza, difesa, capacità contributiva e buon andamento. La Corte non la esamina.

Massime di principio

  • La rinuncia ritualmente proposta al ricorso per cassazione comporta l'estinzione del processo; in tal caso le censure di merito non ricevono una decisione e non si può considerare la pronuncia come conferma giudiziale delle ragioni della parte resistente.
  • Le spese possono essere poste a carico della parte che ha dato causa al processo; la Corte può tuttavia compensarle limitatamente al rapporto con una parte la cui condotta processuale costituisca giusto motivo, come nel caso specifico della costituzione del Ministero senza eccezioni sulla legittimazione.

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