Cassazione Penale, Sentenza n. 49275/2022 del 27/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente ha impugnato l'ordinanza che, in relazione all'istanza di ammissione ai benefici penitenziari ex art.47 Ord. pen., aveva negato la sussistenza dell'impossibilità di utile collaborazione con la giustizia e aveva ritenuto che la stessa fosse tuttora gravitante nell'orbita della criminalità organizzata. Gualtieri era stata condannata per associazione mafiosa e per estorsione aggravata ex art.7 L. 203/1991. Il Tribunale di sorveglianza aveva motivato il diniego richiamando il ruolo attivo della detenuta nel commettere estorsioni, i collegamenti con esponenti di vertice del clan e l'assenza di allegazioni probanti circa una collaborazione o l'impossibilità/irrilevanza della stessa. Con ricorso in Cassazione, l'avvocato ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione (art.606 c.p.p.) censurando in particolare un presunto ampliamento illegittimo del perimetro valutativo della collaborazione oltre i fatti di condanna, richiamando precedenti giurisprudenziali (tra cui Filippone). La Procura generale aveva chiesto il rigetto del ricorso.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale di sorveglianza secondo cui la ricorrente non aveva fornito elementi di collaborazione utili né allegato l'impossibilità o l'irrilevanza della collaborazione, e che sussistessero indizi che la detenuta mantenesse collegamenti con l'organizzazione criminale. La Corte ha inoltre chiarito che, ai fini dell'accertamento dell'utile collaborazione ex art.58-ter Ord. pen. e della valutazione prevista dall'art.4-bis, la collaborazione utile può estendersi anche a delitti finalisticamente connessi a quelli del catalogo 4-bis (ossia a fatti che rientrano in un medesimo piano criminoso e sono strumentali alle attività del clan). Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato infondato e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario), art. 58-ter
Disciplina la procedura e i criteri per l'accertamento della collaborazione con la giustizia da parte del Tribunale di sorveglianza; la collaborazione utile è intesa come aiuto concreto all'autorità di polizia o giudiziaria nella raccolta di elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti o per l'individuazione/cattura degli autori, o come operato per evitare conseguenze ulteriori dell'attività delittuosa.
legge 26 luglio 1975, n. 354, art. 4-bis
Subordina l'accesso ai benefici penitenziari per reati ostativi (prima fascia) all'accertamento dell'avvenuta collaborazione con la giustizia; la Corte interpreta tale requisito in senso esteso includendo anche i delitti finalisticamente connessi all'organizzazione mafiosa, poiché rilevanti per valutare la reale cessazione del pericolo sociale.
legge 12 luglio 1991, n. 203, art. 7
Definisce l'aggravante applicata all'aver commesso estorsione aggravata nell'ambito di associazione di tipo mafioso; rilevante perché fa scattare l'applicazione dell'art.4-bis Ord. pen.
codice di procedura penale, art. 606 comma 1 lett. b)
Motivo di ricorso per cassazione invocato dalla difesa (violazione di legge e vizio di motivazione) per censurare la decisione del Tribunale di sorveglianza; la Corte ha ritenuto infondata la censura.
Massime di principio
- Per i reati ostativi di cui all'art.4-bis, l'accertamento della possibile collaborazione non si limita solo ai fatti formalmente indicati nel catalogo, ma può estendersi ai delitti finalisticamente connessi alla stessa strategia del sodalizio mafioso.
- L'onere di allegazione grava sul detenuto: è necessario fornire elementi concreti che dimostrino l'avvenuta collaborazione o l'impossibilità/irrilevanza della collaborazione; mere affermazioni generiche non sono sufficienti.
- La valutazione sull'utile collaborazione è complessiva e tiene conto del ruolo svolto dal condannato nell'organizzazione, della capacità di conoscenza delle dinamiche criminali e dell'effettiva utilità delle informazioni che potrebbe fornire.
- Il Tribunale di sorveglianza può basarsi su informazioni investigative e notizie della Direzione distrettuale antimafia per valutare la persistenza dei collegamenti dell'interessato con la criminalità organizzata; la Corte di Cassazione controlla la correttezza giuridica e la coerenza motivazionale, ma non sostituisce il giudizio di merito adeguatamente argomentato.
- In situazioni simili, se il detenuto ha avuto un ruolo di rilievo nel sodalizio, l'accesso ai benefici sarà difficilmente riconosciuto senza prova di collaborazione effettiva o di concreta impossibilità di collaborare.
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