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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10688/2024 del 14/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello di Torino del 20/01/2023 che aveva parzialmente riformato la sentenza del Tribunale di Vercelli. Luka Amarildo deduce vizio di motivazione e violazione di legge circa l'elemento soggettivo del reato di violazione dei sigilli (art. 349 c.p.) e contesta la qualificazione di "proprietario" per la sottrazione di beni sottoposti a sequestro (art. 334 c.p.), sostenendo di essere solo detentore. Ndoja Bernal deduce vizio motivazionale circa il diniego della sospensione condizionale della pena, per presunta motivazione contraddittoria e per aver già fruito del beneficio in precedenza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi fondati solo con riguardo al reato previsto dall'art. 334 c.p., annullando senza rinvio la condanna per questo reato in quanto il fatto non sussiste (mancanza dell'elemento oggettivo) e rideterminando la pena complessiva per ciascun imputato in 8 mesi di reclusione e euro 100,00 di multa. Per il resto i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili o manifestamente infondati: il motivo relativo alla sospensione condizionale di Ndoja è stato ritenuto manifestamente infondato in quanto il giudice ha adeguatamente considerato il precedente e la gravità della condotta; il motivo di Luka relativo all'art. 349 è stato ritenuto infondato alla luce delle ammissioni dell'imputato (possesso delle chiavi, spostamento di veicoli) e della giurisprudenza che considera integrata la violazione dei sigilli anche con la ripresa dell'attività tramite accorgimenti che non recano lesione materiale dei sigilli.

Norme richiamate

  • art. 334 cod. pen.

    Tutela contro la sottrazione o dispersione di cose sottoposte a sequestro; la nozione di "proprietario" può essere intesa in senso estensivo per includere chi abbia effettiva disponibilita' e ne sia reale utilizzatore, ma se manca tale disponibilita' in qualità di dominus il fatto non sussiste.

  • art. 349 cod. pen.

    Violare i sigilli e' integrato anche dalla semplice riutilizzazione del bene o ripresa dell'attivita' illecita mediante accorgimenti idonei ad evitare la lesione materiale del sigillo; la disponibilita' del luogo e il possesso delle chiavi e le ammissioni possono provare il dolo.

  • art. 110 cod. pen.

    Norma sul concorso di persone nel reato; citata in relazione ai fatti e alla pronuncia di prescrizione parziale operata in sede di merito.

  • art. 256 d.lgs. 152/2006

    Norma del decreto legislativo in materia ambientale richiamata nel capo di imputazione oggetto di prescrizione; citata nel quadro dei reati contestati.

  • art. 164 cod. pen.

    Il giudice non e' obbligato a motivare il diniego della sospensione condizionale quando i presupposti di legge mancano; puo' limitarsi a richiamare la circostanza ostativa (es. precedente fruizione del beneficio).

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Limita l'ambito della motivazione del ricorso in cassazione ai motivi strettamente necessari; citato relativamente alla formulazione dei motivi di ricorso.

  • art. 460 cod. proc. pen.

    Norma relativa all'estinzione del reato per prescrizione o oblazione; nel testo e' richiamata la vicenda di una precedente contravvenzione estinta ex art. 460 con conseguenze sul profilo della misura sostitutiva.

Massime di principio

  • Perche' si configuri il reato di sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro (art. 334 c.p.) e' necessario che l'agente disponga del bene come dominus o ne abbia l'effettiva disponibilita' e sia reale utilizzatore; la mera detenzione o accesso non e' sufficiente.
  • La violazione dei sigilli (art. 349 c.p.) puo' integrarsi anche senza distruzione materiale dei sigilli quando vi sia ripresa dell'uso del bene o dell'attivita' mediante accorgimenti che eludono il vincolo imposto; il possesso delle chiavi e le ammissioni dell'imputato sono elementi forti per dimostrare il dolo.
  • Il giudice non e' tenuto a motivare approfonditamente il diniego della sospensione condizionale quando manca uno dei requisiti di legge; e' sufficiente indicare la circostanza ostativa (es. precedente beneficio o gravita' della condotta).
  • In sede di ricorso in Cassazione la qualificazione dei fatti e la valutazione delle ammissioni restano sindacabili nei limiti di legittimità; se manca l'elemento oggettivo del reato la sentenza puo' essere annullata senza rinvio perche' il fatto non sussiste.
  • Ammissioni esplicite dell'imputato e prova di disponibilita' materiale (es. possesso delle chiavi, spostamento dei beni) possono capovolgere contestazioni difensive sulla mancanza di dolo o di disponibilita' del bene.

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