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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 34886/2022 del 25/11/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione delle cartelle di pagamento relative all'ICI/IMU per gli anni 2004-2009; ricorso per cassazione avverso la sentenza n. 4582/29/15 della Commissione tributaria regionale della Sicilia che aveva rigettato l'appello e confermato le decisioni di merito. Il ricorso era fondato su quattro motivi; il Pubblico Ministero aveva chiesto l'accoglimento parziale del secondo motivo limitatamente a una specifica cartella (n. 2992012Ò007932806) con assorbimento del terzo motivo su quella cartella e il rigetto degli altri motivi.

La decisione

La Corte ha dichiarato estinto il giudizio per sopravvenuta cessazione della materia del contendere, in quanto la ricorrente è stata ammessa alla definizione agevolata dei carichi iscritti a ruolo ex art. 6 del d.l. n. 193/2016 e ha adempiuto al piano di rateizzazione saldando le somme dovute. In applicazione della giurisprudenza citata, l'adesione alla definizione agevolata equivale a rinuncia ai giudizi pendenti e determina l'estinzione. Le spese del giudizio sono state compensate integralmente tra le parti.

Norme richiamate

  • Decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 193 (conv. con modificazioni)

    La norma disciplina la definizione agevolata dei carichi iscritti a ruolo; l'adesione comporta l'impegno del contribuente a rinunciare ai giudizi pendenti relativi ai carichi definiti e, una volta adempiuta, determina l'estinzione del giudizio.

  • Decreto Legislativo 31 dicembre 1992, n. 546

    Prevede che la definizione dei crediti e l'adempimento delle condizioni possano determinare l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere e disciplina gli effetti sulla competenza e sulle spese.

  • Codice di procedura civile

    La regola generale sulla rinuncia al ricorso e sulle conseguenze in ordine alle spese non è stata applicata nel caso concreto, perché la condanna alle spese del contribuente sarebbe incompatibile con la ratio della definizione agevolata.

  • Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115

    La disciplina sull'eventuale ulteriore versamento del contributo unificato, norma eccezionale e sanzionatoria, non si applica al caso di estinzione per definizione agevolata, non giustificando un'estensione interpretativa oltre i casi tipici (rigetto, inammissibilità, improcedibilità).

Massime di principio

  • L'adesione alla definizione agevolata ex art. 6 d.l. n. 193/2016, una volta adempiuta (anche mediante piano di rateizzazione saldato), determina la cessazione della materia del contendere e l'estinzione del giudizio sui carichi definiti.
  • La domanda di ammissione alla procedura di definizione agevolata presentata nel corso del giudizio equivale, di norma, a rinuncia al ricorso rispetto ai carichi interessati e quindi a causa estintiva del processo.
  • In caso di estinzione per definizione agevolata le spese possono essere regolate dal giudice: la giurisprudenza e la ratio della norma portano spesso alla compensazione delle spese tra le parti o comunque a non gravare il contribuente con una condanna integrale a suo carico.
  • Non è dovuto il versamento aggiuntivo del contributo unificato nei casi di estinzione del giudizio per definizione agevolata, poiché la norma che prevede tale aggravio è interpretata in via restrittiva e applicabile ai soli casi tipici di rigetto, inammissibilità o improcedibilità.

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