Cassazione Penale, Sentenza n. 42281/2024 del 18/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso impugna l'ordinanza del GIP emessa nel corso dell'interrogatorio di garanzia, con la quale il giudice chiedeva informazioni alla cancelleria in relazione all'accesso del difensore al fascicolo e si riservava di rinviare l'interrogatorio. Il ricorrente sosteneva che tale ordinanza non fosse meramente interna e che l'impossibilità di visionare gli atti rendesse fondata l'eccezione di nullità dell'interrogatorio, criticando la dichiarata inammissibilità dell'appello
La decisione
Il giudice ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile: ha ritenuto che l'atto impugnato fosse un provvedimento meramente interno, privo di contenuto decisorio autonomo (limitato a chiedere informazioni alla cancelleria e a riservarsi di rinviare l'interrogatorio) e quindi non suscettibile di impugnazione autonoma. Il Tribunale ha precisato che la perdita di efficacia della misura doveva essere richiesta al GIP e solo il successivo diniego sarebbe stato appellabile. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende; mandato alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp.att. cod. proc. pen.
Norme richiamate
art. 310 cod. proc. pen.
La Corte richiama l'art. 310 per qualificare l'impugnazione come appello rispetto a provvedimenti che sostanzialmente determinano la perdita di efficacia di un'ordinanza genetica: tuttavia sottolinea che l'appello è esperibile solo contro provvedimenti decisori e non contro atti meramente interni privi di contenuto decisorio
art. 94, comma 1-ter, disp.att. cod. proc. pen.
Richiamato per gli adempimenti di cancelleria conseguenti alla decisione; interpretato come norma procedurale di coordinamento per l'esecuzione o la comunicazione degli effetti del provvedimento di declaratoria di inammissibilità
Massime di principio
- Un provvedimento meramente interlocutorio o interno al procedimento, privo di contenuto decisorio autonomo, non è normalmente impugnabile in via autonoma: l'impugnazione è ammessa contro provvedimenti che statuano diritti o situazioni giuridiche concretamente rilevanti
- Se la difesa non ha potuto consultare gli atti e ritiene l'interrogatorio viziato, la strada corretta è chiedere al giudice la declaratoria di perdita di efficacia della misura o l'annullamento/nullità dell'atto; solo in caso di rigetto di tale richiesta sarà esperibile l'impugnazione
- Nel verificare l'impugnabilità è fondamentale qualificare il contenuto del provvedimento (decisorio vs. meramente amministrativo/informativo); la semplice acquisizione di informazioni dalla cancelleria o la riserva a rinviare non costituiscono di per sé una statuizione impugnabile
- Per preservare i rimedi, la difesa dovrebbe documentare tempestivamente l'impossibilità di accesso agli atti (ricevute, istanze alla cancelleria) e chiedere formalmente al GIP una decisione sull'eccezione, così da creare un provvedimento decisorio appellabile in caso di diniego
- Le spese e sanzioni possono essere imposte per ricorsi manifestamente infondati: valutare la praticabilità dell'impugnazione prima di proporla, privilegiando rimedi interni e istanze incidentali ove appropriato
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