Sentenza n. 2453/2026 - Catania, Sezione 5
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Silenzio serbato sull’istanza di riclassificazione urbanistica delle particelle catastali foglio 139, particelle 190 e 191, rimaste prive di disciplina urbanistica a seguito della decadenza del vincolo espropriativo
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha dedotto la violazione dell’art. 97 Cost., dell’art. 2 della l. n. 241/1990, dei principi di buon andamento e tempestività dell’azione amministrativa, nonché l’eccesso di potere per illogicità, arbitrio e ingiustizia manifesta e la violazione degli artt. 9 d.P.R. n. 380/2001 e 9 d.P.R. n. 327/2001. Ha rappresentato che sui terreni, di sua proprietà, gravava una previsione viaria avente natura espropriativa, ormai decaduta, con conseguente configurazione dell’area come zona bianca. L’istanza del 4 giugno 2025 chiedeva l’avvio e la conclusione del procedimento di riclassificazione urbanistica. Il Comune aveva risposto soltanto che l’istanza sarebbe stata trasmessa ai progettisti del PUG per essere considerata nella futura pianificazione, dichiarando inoltre di non disporre internamente delle competenze e delle risorse necessarie per procedere alla riclassificazione delle aree bianche. Secondo il ricorrente, tale nota aveva natura meramente interlocutoria e soprassessoria e non aveva adempiuto all’obbligo di provvedere. Ha chiesto l’accertamento dell’illegittimità del silenzio, l’ordine al Comune di concludere il procedimento con un provvedimento espresso e la nomina di un commissario ad acta in caso di ulteriore inerzia.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che l’azione avverso il silenzio sia esperibile quando l’Amministrazione ometta di concludere, entro il termine dovuto, un procedimento avviato su istanza del privato volto a sollecitare l’esercizio di un pubblico potere, anche se l’esito del procedimento è discrezionale. L’obbligo di provvedere sussiste anche quando l’istanza non sia destinata ad essere accolta, poiché l’Amministrazione deve comunque adottare un provvedimento espresso, eventualmente in forma semplificata. La nota comunale del 9 luglio 2025 è stata qualificata come atto soprassessorio, inidoneo a definire la pretesa, poiché rinviava ogni determinazione alla futura redazione del PUG e allegava carenze di competenze e risorse. Il Collegio ha inoltre rilevato che, decaduto un vincolo espropriativo per decorso del termine quinquennale, l’area non riacquista automaticamente la precedente destinazione, ma diviene zona bianca e il Comune deve esercitare la propria potestà urbanistica attribuendole una congrua destinazione. Il Comune è stato quindi dichiarato obbligato a pronunciarsi espressamente sulla richiesta di riclassificazione entro novanta giorni dalla comunicazione amministrativa o dalla notificazione della sentenza, senza che ciò comporti l’obbligo di accogliere la specifica destinazione auspicata dal proprietario: la scelta urbanistica resta discrezionale e deve essere compiuta in coerenza con l’interesse pubblico al corretto e armonico utilizzo del territorio. È stato nominato, per l’eventuale inottemperanza, il direttore generale del Dipartimento Urbanistica dell’Assessorato regionale competente quale commissario ad acta, con facoltà di delega. Il Comune è stato condannato alle spese di giudizio, liquidate in euro 1.000, oltre accessori.
Norme richiamate
art. 97 Cost.
Il principio di buon andamento dell’amministrazione concorre a fondare l’obbligo di correttezza e di adozione di una pronuncia espressa quando il privato abbia presentato un’istanza volta all’esercizio di un pubblico potere.
art. 2 l. n. 241/1990
Se ravvisano la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza della domanda, le pubbliche amministrazioni concludono il procedimento con un provvedimento espresso redatto in forma semplificata, la cui motivazione può consistere in un sintetico riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo.
L’obbligo generalizzato di concludere il procedimento con un provvedimento espresso opera anche quando l’istanza appaia manifestamente infondata o comunque non accoglibile.
artt. 31 e 117 c.p.a.
L’azione avverso il silenzio consente di accertare la violazione dell’obbligo dell’Amministrazione di provvedere su un’istanza privata che solleciti l’esercizio di un pubblico potere.
art. 9 d.P.R. n. 380/2001
È richiamato dal ricorrente in relazione alla disciplina urbanistica applicabile alle aree prive di specifica regolamentazione.
art. 9 d.P.R. n. 327/2001
È richiamato in relazione alla natura e alla durata dei vincoli preordinati all’esproprio.
art. 2 l.r. Sicilia 21 maggio 2019, n. 7
È richiamato quale ulteriore fondamento dell’obbligo dell’Amministrazione regionale siciliana di concludere il procedimento con un provvedimento espresso.
art. 71 d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115
È richiamato per il termine di cento giorni entro il quale deve essere presentata la parcella del commissario ad acta, a pena di decadenza.
Massime di principio
- L’azione avverso il silenzio è esperibile quando l’Amministrazione non conclude, entro il termine dovuto, un procedimento avviato su istanza del privato diretta a sollecitare l’esercizio di un pubblico potere, anche se il provvedimento finale presenta contenuto discrezionale.
- L’adozione di una nota interlocutoria o soprassessoria, che rinvii la decisione a un momento futuro senza accogliere né respingere l’istanza, non adempie all’obbligo di provvedere e può essere contestata anche mediante l’azione avverso il silenzio.
- Quando un vincolo urbanistico preordinato all’esproprio decade per decorso del termine quinquennale, l’area non riacquista automaticamente la precedente destinazione urbanistica, ma diviene zona bianca; il Comune è tenuto a esercitare la propria potestà urbanistica e ad attribuire all’area una nuova destinazione.
- Il proprietario di un’area divenuta zona bianca può chiedere una nuova destinazione urbanistica e il Comune deve esaminare l’istanza e concludere il procedimento con un provvedimento espresso e congruamente motivato, anche se ritiene di non poterla accogliere.
- L’ordine giudiziale di provvedere sulla riclassificazione urbanistica impone l’adozione di una decisione espressa, ma non vincola il Comune alla scelta della destinazione richiesta dal proprietario, restando discrezionale la valutazione della destinazione più coerente con l’interesse pubblico e con la disciplina urbanistica generale.
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