Cassazione Penale, Sentenza n. 46573/2024 del 18/12/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la conferma delle condanne per furto in abitazione. Contestano la qualificazione del fatto come furto consumato sostenendo che: 1) non fu trovata la refurtiva e pertanto l'azione si sarebbe esaurita in un tentativo o al più in violazione di domicilio; 2) i fatti potevano ricondursi alla violazione di domicilio o al furto tentato perché avrebbero desistito dopo aver constatato che l'abitazione era già stata depredata; 3) la sentenza di primo grado sarebbe viziata per difetto di motivazione; 4) è stato negato il riconoscimento delle attenuanti generiche e si è applicata la recidiva senza adeguata verifica.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha ritenuto che i giudici di merito avessero fornito motivazione logica e congrua per ritenere il furto consumato: rottura del vetro della finestra per accedere all'abitazione, testimonianze che collocavano gli imputati nei pressi dell'immobile e il loro ingresso/uscita, rinvenimento di segni di effrazione sulla porta interna e traccia ematica ricondotta a Napoli Alfio, nonché collegamenti con l'auto guidata dal Porzio. La Corte ha altresì confermato il diniego delle attenuanti generiche per i precedenti penali numerosi e specifici e ha ritenuto legittima l'applicazione della recidiva. Conseguenze: conferma della condanna di primo grado e d'appello (pena: 5 anni di reclusione e euro 1.000 di multa per ciascuno, oltre risarcimento alla parte civile). I ricorrenti sono condannati alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 ciascuno alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 56 cod. pen. (tentativo)
I ricorrenti invocano la disciplina sul tentativo perché la refurtiva non è stata ritrovata; la Corte ritiene però che gli elementi di fatto (effrazione, ingresso, uscite, testimonianze, tracce) dimostrino il furto consumato e quindi l'art. 56 non si applica nel senso invocato dalla difesa
art. 614 cod. pen. (violazione di domicilio)
I ricorrenti sostenevano la ricaduta dei fatti nella violazione di domicilio; la Corte ha ritenuto che l'ingresso con effrazione e le ulteriori circostanze dimostrassero un'appropriazione contestata compatibile con il furto consumato, escludendo la sussunzione nella sola violazione di domicilio
art. 624-bis cod. pen. (furto in abitazione)
La Corte ha confermato l'applicazione della fattispecie aggravata di furto in abitazione ritenendo provata la consumazione e legittima l'applicazione delle aggravanti previste
art. 133 cod. pen. (circostanze attenuanti generiche)
Il giudice del merito ha valutato i criteri dell'art. 133 e, alla luce di precedenti penali gravi e numerosi, ha ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti generiche. La Cassazione ha richiamato che il giudizio sulle attenuanti è essenzialmente di merito e insindacabile se motivato
art. 99 cod. pen. (recidiva)
La Corte ha ritenuto corretta la valutazione della recidiva da parte dei giudici di merito; pur richiedendo una verifica concreta, la valutazione della maggiore pericolosità è rimessa alla discrezionalità motivata del giudice di merito
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen. (oggetto di controllo in cassazione)
La Cassazione ricorda i limiti del suo controllo: verifica della logicità e coerenza della motivazione, non riesame autonomo degli elementi di fatto o nuova valutazione probatoria
art. 604 e art. 546 cod. proc. pen. (nullità per carenza motivazionale e contenuto della sentenza)
Richiamate nella discussione: la Corte ha ritenuto che la sentenza di primo grado non fosse del tutto priva di motivazione e che la Corte d'appello potesse, nell'esercizio della piena cognizione, integrare o redigere la motivazione necessaria
art. 125 cod. proc. pen. (nullità della sentenza per mancanza di motivazione)
La nullità provvisoria prevista dall'art.125 si verifica solo quando la sentenza è priva di apparato motivazionale o meramente apparente; nel caso la motivazione è stata ritenuta adeguata
Sezioni Unite, sent. n. 42414/2021 (interpretazione comparazione aggravanti/attenuanti)
Richiamata per spiegare che l'approccio alla comparazione tra aggravanti e attenuanti, e il trattamento delle aggravanti 'privilegiate', segue l'indirizzo delle Sezioni Unite: se certe aggravanti non ammettono comparazione, la diminuzione non si calcola separatamente
Massime di principio
- La Cassazione limita il suo controllo alla logicità e coerenza della motivazione: non riesamina i fatti né rivaluta autonomamente le prove, per cui le difese devono puntare a esporre vizi logici o di diritto della motivazione, non solo una diversa ricostruzione fattuale
- L'assenza di ritrovamento della refurtiva non esclude automaticamente la configurazione del furto consumato quando il quadro indiziario (effrazione, ingresso, presenza/uscita degli imputati, tracce collegabili) sia compatibile con l'appropriazione
- Per ottenere il riconoscimento del tentativo o della minor fattispecie (es. violazione di domicilio) è necessario fornire elementi concreti che escludano ogni ragionevole inferenza di consumazione o appropriazione dei beni
- Il diniego delle attenuanti generiche rientra nel giudizio di merito e può essere fondato anche sul richiamo a precedenti penali numerosi e specifici; la motivazione deve solo indicare i presupposti ritenuti decisivi
- La contestazione della recidiva richiede un'argomentazione concreta e puntuale per dimostrare che la reiterazione non esprime maggiore pericolosità: la valutazione resta comunque discrezionale del giudice di merito purché motivata
- Se la sentenza di primo grado appare carente nella motivazione, la Corte d'appello, nell'esercizio dei poteri di piena cognizione, può integrare o redigere la motivazione mancante salvo i casi tassativi di nullità previsti dalla legge
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