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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37207/2024 del 09/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto l'applicazione della disciplina della continuazione tra la sentenza della Corte d'appello di Catania del 12/07/2017 (irrev. 13/04/2019) che lo condannava per partecipazione ad associazione mafiosa (art. 416-bis) e la successiva sentenza della Corte d'appello di Catania del 15/06/2021 (irrev. 29/10/2021) per omicidio e tentato omicidio commessi il 27/06/2014. Il Tribunale di Terni aveva respinto l'istanza ritenendo che mancassero elementi che dimostrassero che il reato-fine (l'omicidio) fosse stato programmato al momento dell'ingresso nel sodalizio, valorizzando elementi fattuali antecedenti la data di inizio della condotta associativa accertata. Il ricorso denunciava violazione degli artt. 606 lett. b) e c) c.p.p. in relazione all'art. 671 c.p.p., sostenendo che il Tribunale aveva errato nella valutazione della contemporaneità tra affiliazione formale e commissione dell'omicidio.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando al Tribunale di Terni in diversa composizione per un nuovo esame. La Corte ha rilevato che il giudice dell'esecuzione aveva valutato aspetti riferibili a un periodo anteriore alla data di inizio della condotta associativa accertata in sentenza (giugno 2014) e che, per verificare la sussistenza della preordinazione del reato-fine, l'indagine deve concentrarsi sulla situazione al momento dell'effettivo inizio della condotta associativa accertata. Ha quindi disposto una complessiva rivalutazione degli elementi acquisiti alla luce dei criteri giurisprudenziali richiamati.

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p., lett. b) e c)

    Motivo invocato dal ricorrente per censurare la valutazione del Tribunale; riguarda vizio di motivazione e errori nella valutazione degli elementi di fatto e di diritto. La Corte ha ritenuto che la questione non fosse mera rivalutazione del merito e abbia fondamento giuridico per annullare l'ordinanza.

  • art. 671 c.p.p.

    Norma procedurale richiamata in relazione ai motivi di ricorso avverso le decisioni del giudice dell'esecuzione; il ricorso era fondato per vizi nella valutazione dei confini temporali della condotta associativa.

  • art. 416-bis c.p.

    Riferimento al reato di associazione mafiosa oggetto della prima sentenza; la Corte ha sottolineato che, ai fini della verificazione della continuazione, vanno rispettati i confini temporali (inizio e fine) fissati nell'accertamento di condanna per il reato associativo.

  • Sez. 1, n. 23818 del 22/06/2020, Rv. 279430-01

    Principio sulla possibilità di continuazione tra partecipazione ad associazione mafiosa e reati-fine a condizione che il giudice verifichi che i reati-fine fossero programmati al momento dell'ingresso nel sodalizio

    La Corte ha applicato questo principio e richiamato la necessità di verificare la preordinazione dei reati-fine al momento dell'adesione al sodalizio, ma ha precisato che tale verifica deve riferirsi al concreto inizio della condotta accertata in sentenza.

  • Sez. 2, n. 680 del 19/11/2019, dep. 2020, Rv. 277788-01

    Giurisprudenza richiamata a supporto del principio secondo cui l'accertamento contenuto nella sentenza delimita i confini temporali utili per valutare la continuazione tra reati.

  • Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo), Rv. 270074-01

    Criteri di legittimità sulla verifica della continuazione e sulla valutazione complessiva degli elementi probatori che la Corte ha indicato come parametri per il nuovo esame.

  • Sez. 1, n. 1534 del 09/11/2017, dep. 2018, Rv. 271984-01

    Ulteriore riferimento giurisprudenziale sui criteri di accertamento della continuazione richiamato dalla Corte per orientare la rivalutazione degli elementi probatori.

Massime di principio

  • Per ipotizzare la continuazione tra reato associativo e reati-fine è necessario dimostrare che i reati-fine siano stati programmati al momento in cui il soggetto si è determinato a entrare nel sodalizio.
  • La verifica deve prendere a riferimento i confini temporali accertati nella sentenza che definisce la condotta associativa: sia la data di inizio sia la data di fine della partecipazione risultano rilevanti e limitative per l'esame della continuità.
  • Il giudice non può fondare il rifiuto della continuazione su eventi o comportamenti anteriori alla data di inizio della condotta associativa accertata nella sentenza: l'indagine deve concentrarsi sulla situazione esistente alla data di inizio accertata.
  • Se la decisione di merito valorizza dati cronologici o fattuali non compresi nei confini temporali della condanna per il reato associativo, la decisione è suscettibile di annullamento e rinvio per nuova valutazione.
  • In presenza di contestazioni sulla contemporaneità tra affiliazione formale e commissione del reato-fine, il giudice deve valutare complessivamente gli elementi probatori (attività, ruoli, rapporti) riferiti al momento dell'inizio della partecipazione, non limitandosi a mere considerazioni cronologiche anteriori.
  • Il ricorso per cassazione può essere fondato anche quando denuncia un vizio di motivazione che impone una nuova valutazione di compatibilità tra le conclusioni delle diverse sentenze di condanna, purché non si tratti di mera rivalutazione del fatto privo di profili giuridici rilevanti.

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