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Sentenza

Sentenza n. 833/2026 - Milano, Sezione 3

per l'annullamento del provvedimento di revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo n. -OMISSIS- del 15/04/2025 emesso dalla Questura di -OMISSIS-.

Giustizia amministrativa202502901

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Milano, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo per condanna definitiva per violenza sessuale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo, rilasciato per lavoro subordinato, adottata dalla Questura in relazione a una condanna definitiva alla pena di tre anni di reclusione per il reato di violenza sessuale di cui all'art. 609-bis, ultimo comma, c.p. Il ricorrente ha dedotto la violazione dell'art. 10-bis l. 241/1990, sostenendo che l'Amministrazione non avrebbe considerato le memorie partecipative del 7 marzo 2025; ha valorizzato la presa in carico da parte di un Centro Psico Sociale, la presenza in Italia di un fratello e lo svolgimento di attività lavorativa quali elementi di stabilizzazione e inserimento sociale; ha inoltre invocato la tutela rafforzata riconosciuta ai soggiornanti di lungo periodo, sostenendo che la condanna penale non potesse determinare automaticamente la revoca e che fosse necessario un concreto giudizio di pericolosità sociale, nonché la possibilità di rilascio di altro titolo di soggiorno.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto legittima la revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo in presenza della condanna definitiva per violenza sessuale, inclusa l'ipotesi prevista dall'ultimo comma dell'art. 609-bis c.p. Il provvedimento questorile non si è limitato a richiamare la condanna, ma ha autonomamente valutato i fatti e formulato un giudizio concreto di pericolosità sociale, qualificando il ricorrente come soggetto violento e ritenendo non formulabile una prognosi positiva di non reiterazione. È stata esclusa la violazione dell'art. 10-bis l. 241/1990, poiché gli elementi partecipativi dedotti non avrebbero potuto modificare oggettivamente la valutazione: la presa in carico psichiatrica era successiva ai fatti e la relazione medica attestava comunque persistenti difficoltà nella vita quotidiana; la presenza del fratello non era sufficiente, non essendo stato costituito un autonomo nucleo familiare in Italia. Anche l'attività lavorativa non è stata ritenuta ostativa alla revoca né idonea, di per sé, a superare il giudizio di pericolosità. La tutela rafforzata del soggiornante di lungo periodo richiede un giudizio concreto di pericolosità sociale, che nel caso di specie era stato espresso; una volta legittimamente revocato il titolo di lungo periodo, l'Amministrazione non avrebbe potuto rilasciare un diverso permesso di soggiorno. Spese compensate per giusti motivi, in considerazione delle condizioni economiche e sociali del ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 609-bis, ultimo comma, c.p.

    La condanna definitiva per violenza sessuale, anche nell'ipotesi prevista dall'ultimo comma, può fondare la revoca del permesso di soggiorno quando l'Amministrazione formuli un concreto giudizio di pericolosità sociale.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    La mancata considerazione di memorie partecipative non determina l'illegittimità del provvedimento quando gli elementi dedotti non siano oggettivamente idonei a modificare la valutazione amministrativa posta a fondamento della revoca.

  • art. 55, comma 10, c.p.a.

    La disposizione è stata richiamata in relazione alla fissazione sollecita dell'udienza di merito, disposta dal Consiglio di Stato in sede cautelare.

Massime di principio

  • La revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo per una condanna penale non può fondarsi sul mero automatismo della condanna, ma è legittima quando l'Amministrazione valuti autonomamente i fatti e formuli un concreto giudizio prognostico di pericolosità sociale e di rischio di reiterazione.
  • Una condanna definitiva per violenza sessuale può giustificare la revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo anche quando riguardi l'ipotesi prevista dall'ultimo comma dell'art. 609-bis c.p., purché sia accompagnata da una valutazione concreta della pericolosità sociale.
  • La partecipazione procedimentale non impone all'Amministrazione di accogliere o confutare analiticamente ogni elemento dedotto dall'interessato quando tali elementi, valutati nel contesto complessivo, non siano oggettivamente idonei a modificare il giudizio di pericolosità posto a fondamento della revoca.
  • La presa in carico da parte di un servizio psichiatrico successiva ai fatti criminosi, se accompagnata dalla permanenza di difficoltà rilevanti nel funzionamento quotidiano, non esclude di per sé il giudizio amministrativo di pericolosità sociale.
  • Lo svolgimento di attività lavorativa, la presenza di un fratello in Italia e l'inserimento sociale non impediscono automaticamente la revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo quando l'Amministrazione abbia motivatamente accertato una pericolosità sociale attuale o prognostica.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiorno
RamiImmigrazione e cittadinanza
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penaliLegami familiari e radicamento
IstitutiDifetto di motivazionePartecipazione procedimentaleDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezza

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