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Cassazione Penale, Ordinanza n. 12846/2026 del 08/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La vicenda riguarda un imputato condannato dalla Corte di appello per avere presentato, in due occasioni e presso due enti diversi, domanda per accedere al beneficio del reddito di cittadinanza, allegando autocertificazioni mendaci circa l’assenza di una condanna irrevocabile per il reato di associazione di tipo mafioso. Nel ricorso per cassazione sono stati dedotti: 1) vizio di motivazione sulla sussistenza del dolo, sostenendo che l’elemento soggettivo non sarebbe configurabile perché l’imputato si era avvalso dell’assistenza di un CAF; 2) violazione dell’art. 133 c.p. e vizio di motivazione per il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e per la dosimetria della pena.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il primo motivo è stato ritenuto non consentito perché sostanzialmente riproduttivo di una censura già proposta in appello e disattesa con motivazione logica e giuridicamente corretta; la Corte territoriale aveva evidenziato che il dolo non era escluso dall’assistenza del CAF, poiché le dichiarazioni mendaci erano state personalmente compilate e sottoscritte dall’imputato. Il secondo motivo è stato ritenuto manifestamente infondato: il diniego delle attenuanti generiche era motivato dall’assenza di elementi positivamente valutabili, mentre la pena era stata determinata in modo congruo valorizzando l’entità del fatto e l’intensità del dolo, anche in ragione della duplice presentazione della domanda senza indicare la condizione ostativa. Conseguentemente, l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416-bis c.p.

    È richiamato come reato rispetto al quale l’imputato aveva falsamente attestato l’assenza di una condanna irrevocabile, costituendo la falsità un presupposto decisivo della domanda per il reddito di cittadinanza.

  • art. 62-bis c.p.

    Le circostanze attenuanti generiche non costituiscono un diritto automatico; richiedono elementi positivamente valutabili, la cui assenza legittima il diniego.

  • art. 133 c.p.

    La congruità della pena va valutata alla luce degli indici legali, in particolare dell’entità del fatto e dell’intensità del dolo.

Massime di principio

  • In tema di dolo, l’assistenza di un intermediario nella compilazione di una domanda non esclude di per sé la responsabilità soggettiva quando le dichiarazioni mendaci risultino personalmente compilate e sottoscritte dall’imputato.
  • Le censure in cassazione non possono limitarsi a riprodurre, senza confronto effettivo con la motivazione della sentenza impugnata, motivi già respinti in appello.
  • Il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche presuppone elementi di segno positivo valutabili in favore dell’imputato; la sola assenza di elementi negativi non impone la concessione del beneficio.
  • La determinazione della pena è legittima quando il giudice di merito dia conto, anche sinteticamente, degli indici di cui all’art. 133 c.p., valorizzando l’entità del fatto e l’intensità del dolo.
  • La reiterazione della medesima condotta, con presentazione di più domande omettendo la medesima informazione ostativa, può essere apprezzata ai fini della gravità del fatto e della misura della pena.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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