Sentenza n. 9836/2026 - Roma, Sezione 3B
per l'annullamento del provvedimento di diniego di rinnovo del permesso di soggiorno emesso dalla Questura di Roma - Sportello unico per l'immigrazione.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato adottato dalla Questura di Roma
Esito
Favorevole al resistente (amministrazione dell'immigrazione)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno, fondato su una condanna penale ritenuta ostativa ai sensi dell'art. 4, comma 3, del d.lgs. 286/1998. Ha dedotto che la condanna era stata integralmente scontata, che il procedimento penale era pendente in Cassazione e avrebbe potuto concludersi con l'assoluzione, che durante la detenzione aveva intrapreso un percorso di reinserimento sociale e che non risultavano ulteriori procedimenti penali a suo carico. Ha inoltre allegato la propria stabile permanenza in Italia, l'inserimento sociale, il regolare rapporto di lavoro e la disponibilità di un reddito. Il ricorrente ha lamentato l'omessa valutazione concreta della situazione personale, familiare e sociale, sostenendo che la sola condanna non potesse giustificare automaticamente il diniego. Ha altresì richiamato il dovere di collaborazione istruttoria dell'amministrazione e l'art. 116, comma 2, c.p.c. L'amministrazione ha difeso il provvedimento, evidenziando la gravità dei reati, l'assenza di elementi sufficienti a dimostrare un stabile inserimento socio-lavorativo e la permanenza di elementi sintomatici di pericolosità per l'ordine e la sicurezza pubblica.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto che i reati per i quali il ricorrente era stato condannato costituissero fattispecie ostative al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno ai sensi dell'art. 4, comma 3, del d.lgs. 286/1998. Tuttavia, ha rilevato che la Questura non si era limitata ad applicare automaticamente la presunzione ostativa, ma aveva valutato la condotta successiva alla condanna, la presenza di un'ulteriore condanna non specificamente contestata, la durata della permanenza sul territorio nazionale e, complessivamente, la situazione individuale dello straniero. Il giudice ha ritenuto legittima la valutazione discrezionale dell'amministrazione circa la sussistenza di ragioni di pericolosità per l'ordine pubblico, compiuta considerando la gravità dei reati, la pena inflitta e scontata, il tempo trascorso, la condotta successiva, la situazione delle persone coinvolte e il radicamento dello straniero, nonché le eventuali ricadute dell'allontanamento sui familiari. La dedotta omessa valutazione concreta è stata quindi ritenuta infondata. Le spese di lite sono state compensate.
Norme richiamate
art. 4, comma 3, d.lgs. 286/1998
La condanna per determinate fattispecie di reato costituisce causa ostativa al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno, ferma la necessità di una valutazione concreta e individualizzata della situazione dello straniero secondo quanto affermato dalla giurisprudenza costituzionale e sovranazionale.
art. 116, comma 2, c.p.c.
Il ricorrente ha invocato la possibilità di desumere argomenti di prova dal comportamento processuale dell'amministrazione, ma il TAR non ha accolto tale prospettazione.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Prevede, unitamente alla disciplina europea e all'art. 2-septies del d.lgs. 196/2003, l'oscuramento dei dati personali e dei dati idonei a rivelare lo stato di salute nella diffusione del provvedimento.
art. 9, paragrafi 1 e 4, Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato quale presupposto per la tutela dei dati personali particolari mediante oscuramento delle generalità e delle informazioni sensibili.
art. 2-septies d.lgs. 196/2003
Richiamato quale ulteriore base normativa per l'oscuramento dei dati relativi alla salute.
Massime di principio
- La condanna per i reati individuati dall'art. 4, comma 3, del d.lgs. 286/1998 integra una causa ostativa al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno, ma non esclude, nei casi in cui la disciplina e la giurisprudenza impongano una valutazione individualizzata, l'esame concreto della situazione dello straniero.
- Il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno è legittimo quando l'amministrazione, oltre a considerare la condanna ostativa, valuta in modo complessivo la gravità dei reati, la pena, il tempo trascorso, la condotta successiva, l'eventuale presenza di ulteriori condanne, la durata del soggiorno e i legami familiari e sociali, motivando la persistente pericolosità per l'ordine e la sicurezza pubblica.
- La causa ostativa non opera necessariamente attraverso un automatismo assoluto: l'amministrazione deve dare conto della situazione individuale dell'interessato e del bilanciamento tra le esigenze di sicurezza pubblica e il suo radicamento personale, familiare e sociale.
- Il sindacato del giudice amministrativo sulla valutazione discrezionale di pericolosità compiuta dall'amministrazione non sostituisce la valutazione amministrativa, quando questa risulti fondata su una pluralità di elementi concreti e adeguatamente motivata.
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