Salta al contenuto
Sentenza

Sentenza n. 9836/2026 - Roma, Sezione 3B

per l'annullamento del provvedimento di diniego di rinnovo del permesso di soggiorno emesso dalla Questura di Roma - Sportello unico per l'immigrazione.

Giustizia amministrativa202305040

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. I terSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato adottato dalla Questura di Roma

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione dell'immigrazione)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno, fondato su una condanna penale ritenuta ostativa ai sensi dell'art. 4, comma 3, del d.lgs. 286/1998. Ha dedotto che la condanna era stata integralmente scontata, che il procedimento penale era pendente in Cassazione e avrebbe potuto concludersi con l'assoluzione, che durante la detenzione aveva intrapreso un percorso di reinserimento sociale e che non risultavano ulteriori procedimenti penali a suo carico. Ha inoltre allegato la propria stabile permanenza in Italia, l'inserimento sociale, il regolare rapporto di lavoro e la disponibilità di un reddito. Il ricorrente ha lamentato l'omessa valutazione concreta della situazione personale, familiare e sociale, sostenendo che la sola condanna non potesse giustificare automaticamente il diniego. Ha altresì richiamato il dovere di collaborazione istruttoria dell'amministrazione e l'art. 116, comma 2, c.p.c. L'amministrazione ha difeso il provvedimento, evidenziando la gravità dei reati, l'assenza di elementi sufficienti a dimostrare un stabile inserimento socio-lavorativo e la permanenza di elementi sintomatici di pericolosità per l'ordine e la sicurezza pubblica.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto che i reati per i quali il ricorrente era stato condannato costituissero fattispecie ostative al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno ai sensi dell'art. 4, comma 3, del d.lgs. 286/1998. Tuttavia, ha rilevato che la Questura non si era limitata ad applicare automaticamente la presunzione ostativa, ma aveva valutato la condotta successiva alla condanna, la presenza di un'ulteriore condanna non specificamente contestata, la durata della permanenza sul territorio nazionale e, complessivamente, la situazione individuale dello straniero. Il giudice ha ritenuto legittima la valutazione discrezionale dell'amministrazione circa la sussistenza di ragioni di pericolosità per l'ordine pubblico, compiuta considerando la gravità dei reati, la pena inflitta e scontata, il tempo trascorso, la condotta successiva, la situazione delle persone coinvolte e il radicamento dello straniero, nonché le eventuali ricadute dell'allontanamento sui familiari. La dedotta omessa valutazione concreta è stata quindi ritenuta infondata. Le spese di lite sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 4, comma 3, d.lgs. 286/1998

    La condanna per determinate fattispecie di reato costituisce causa ostativa al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno, ferma la necessità di una valutazione concreta e individualizzata della situazione dello straniero secondo quanto affermato dalla giurisprudenza costituzionale e sovranazionale.

  • art. 116, comma 2, c.p.c.

    Il ricorrente ha invocato la possibilità di desumere argomenti di prova dal comportamento processuale dell'amministrazione, ma il TAR non ha accolto tale prospettazione.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Prevede, unitamente alla disciplina europea e all'art. 2-septies del d.lgs. 196/2003, l'oscuramento dei dati personali e dei dati idonei a rivelare lo stato di salute nella diffusione del provvedimento.

  • art. 9, paragrafi 1 e 4, Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato quale presupposto per la tutela dei dati personali particolari mediante oscuramento delle generalità e delle informazioni sensibili.

  • art. 2-septies d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale ulteriore base normativa per l'oscuramento dei dati relativi alla salute.

Massime di principio

  • La condanna per i reati individuati dall'art. 4, comma 3, del d.lgs. 286/1998 integra una causa ostativa al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno, ma non esclude, nei casi in cui la disciplina e la giurisprudenza impongano una valutazione individualizzata, l'esame concreto della situazione dello straniero.
  • Il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno è legittimo quando l'amministrazione, oltre a considerare la condanna ostativa, valuta in modo complessivo la gravità dei reati, la pena, il tempo trascorso, la condotta successiva, l'eventuale presenza di ulteriori condanne, la durata del soggiorno e i legami familiari e sociali, motivando la persistente pericolosità per l'ordine e la sicurezza pubblica.
  • La causa ostativa non opera necessariamente attraverso un automatismo assoluto: l'amministrazione deve dare conto della situazione individuale dell'interessato e del bilanciamento tra le esigenze di sicurezza pubblica e il suo radicamento personale, familiare e sociale.
  • Il sindacato del giudice amministrativo sulla valutazione discrezionale di pericolosità compiuta dall'amministrazione non sostituisce la valutazione amministrativa, quando questa risulti fondata su una pluralità di elementi concreti e adeguatamente motivata.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiorno
RamiImmigrazione e cittadinanza
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penaliLegami familiari e radicamento
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezzaDifetto di motivazionePonderazione degli interessi e interesse pubblico

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.