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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17254/2025 del 07/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti di Lazzaro Cioffi per il delitto di omicidio pluriaggravato di Angelo Vassallo (5 settembre 2010). Il ricorrente contestava in particolare l'insufficiente consistenza degli indizi, l'eccessiva e non corretta valorizzazione di dichiarazioni de relato (in particolare quelle riconducibili a Romolo Ridosso e alle dichiarazioni indirette di D'Atri e Casillo), la circolarità delle prove, la mancata verifica dei contrasti tra fonti dirette e indirette, l'assenza di riscontri esterni significativi e l'errata applicazione dei criteri di valutazione delle chiamate in reità; contestava inoltre il rilievo dell'aggravante del metodo mafioso e la necessità e proporzionalità della misura cautelare (pericolo di inquinamento probatorio e risalenza del fatto).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo: ha rilevato che il Tribunale del riesame non ha adeguatamente valutato la credibilità soggettiva di Romolo Ridosso né ha fornito riscontri esterni sufficienti, ha fatto eccessivo affidamento su dichiarazioni de relato e su elementi che risultano a loro volta riconducibili alle stesse fonti (vizio di circolarità), e non ha motivato in modo soddisfacente circa il riconoscimento fotografico decisivo del teste Pietro Campo. Per queste carenze la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato al Tribunale di Salerno per un nuovo giudizio di riesame. Gli altri motivi (sulla qualificazione mafiosa e sulla necessità della misura) sono stati dichiarati assorbiti.

Norme richiamate

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Le dichiarazioni rese da imputati, coimputati o da persone chiamanti in reità (anche in fase cautelare) assumono valore probatorio solo se corredate da riscontri esterni precisi, individualizzanti e non tautologici; richiede valutazione rigorosa della credibilità soggettiva e dell'attendibilità intrinseca.

  • art. 12 cod. proc. pen.

    Richiamato nel contesto delle dichiarazioni rese da persone imputate in procedimenti connessi: tali dichiarazioni sono soggette alle stesse cautele e regole di valutazione previste per le chiamate in reità.

  • art. 94, comma 1-ter, disposizioni attuative cod. proc. pen.

    Prescrive adempimenti procedurali a carico della cancelleria in caso di decisione della Cassazione che impone rinvio; la cassazione ha disposto l'adempimento previsto.

Massime di principio

  • La chiamata in reità e le dichiarazioni de relato richiedono riscontri esterni precisi, individualizzanti e distinti dalla stessa fonte: non sono sufficienti dichiarazioni mediaticamente convergenti se ricondotte le une alle altre.
  • In caso di contrasti tra fonte diretta e fonti de relato il giudice deve motivare criticamente la scelta della versione da privilegiare, operando con speciale cautela quando prevalgono fonti indirette.
  • La valutazione della credibilità va fatta in termini frazionati solo se le parti ritenute affidabili sono logicamente e fattualmente autonome rispetto a quelle ritenute inattendibili; la motivazione deve spiegare il motivo della frazionabilità.
  • Il riconoscimento fotografico tardivo, o originato da suggestione mediatica, ha valore assai limitato e necessita di accurata verifica delle modalità di individuazione e della coerenza con le dichiarazioni raccolte nell'immediatezza.
  • Bisogna evitare il rischio di circolarità probatoria: i riscontri non possono derivare sostanzialmente dalle stesse fonti che si intendono avvalorare.
  • Quando gli elementi di riscontro risultano per lo più derivati dalle dichiarazioni criticate (es. successivi comportamenti narrati dallo stesso dichiarante), il quadro indiziario può risultare insufficiente per misure cautelari gravi come la custodia in carcere.
  • Nelle richieste cautelari il giudice deve valutare e motivare anche l'esigenza della misura (pericolo di inquinamento probatorio, reiterazione, gravità del fatto) alla luce della concretezza e solidità degli indizi.

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