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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16958/2026 del 12/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Salerno che aveva confermato il decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP di Vallo della Lucania sull'intero complesso edilizio e relative aree in località Annunziata (Comune di Castellabate). Il ricorrente contestava: (i) la qualificazione come lottizzazione abusiva nonostante i frazionamenti fossero seguiti da donazioni a favore dei figli, invocando l'esenzione dell'art. 30, comma 10, d.P.R. n. 380/2001; (ii) l'errata qualificazione dell'area come ricadente in zona C2 del Piano del Parco (con pesanti limiti edificatori) anziché in zona D (più edificabile), con conseguente incidenza sulla configurabilità dei reati urbanistici; (iii) la mancata considerazione della qualifica soggettiva di "conduttore del fondo" o imprenditore agricolo di Spinelli Gennaro, che avrebbe legittimato i titoli edilizi. Il ricorso mirava a censurare la decisione di riesame nella parte in cui aveva ritenuto unitario e progressivo il disegno lottizzatorio e aveva confermato l'illegittimità dei permessi di costruire.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo infondate le censure. Ha confermato che: (i) la donazione a parenti in linea retta non esclude automaticamente la rilevanza penale se inserita in un contesto unitario di frazionamenti, titoli edilizi multipli e realizzazione di opere che, nel loro complesso, determinano una trasformazione urbanistica vietata; (ii) la discussione sulla qualificazione zonale (C2 vs D) è questione fattuale e di merito non sindacabile in cassazione, e comunque la qualificazione del PRG in zona agricola speciale E4 era dato pacifico e dirimente; (iii) la contestazione sulla qualifica soggettiva di conduttore del fondo non prospetta un errore di diritto ma una valutazione delle risultanze istruttorie, non sindacabile in sede di legittimità. Pertanto il decreto di sequestro è stato ritenuto correttamente confermato; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo Unico Edilizia)

    art. 30, comma 10; art. 44, comma 1, lett. c); artt. 64, 65, 71, 72, 93, 95

    La Corte ha richiamato la normativa sulla lottizzazione e sul rilascio dei titoli edilizi: l'art. 30, comma 10, esclude isolatamente alcuni atti (come la donazione tra parenti in linea retta) dal novero degli elementi tipici di lottizzazione negoziale, ma tale esclusione può essere neutralizzata se l'atto si inserisce in un quadro unitario di frazionamenti, titoli e opere che realizzano una trasformazione urbanistica vietata.

  • d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio)

    art. 181, commi 1 e 1-bis, lett. b)

    Norme richiamate in relazione alle opere realizzate in area vincolata paesaggisticamente; la presenza di vincoli rafforza la scrutinio sulla legittimità degli interventi e la necessità dei prescritto nulla osta.

  • Codice penale

    Richiamato in relazione alla tutela penale dei beni ambientali/paesaggistici e alla rilevanza penale di comportamenti che alterino l'assetto del territorio.

  • Legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette)

    Norme richiamate per il regime giuridico delle aree ricadenti nel Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano e per i vincoli e le autorizzazioni necessari in tali contesti.

  • Codice di procedura penale

    art. 321 (sequestro preventivo); art. 325 (ricorso per cassazione avverso misure cautelari reali)

    Art. 321: fondamento del decreto di sequestro preventivo adottato dal GIP. Art. 325: limite del sindacato della Cassazione sulle misure cautelari reali, che è circoscritto alla violazione di legge, impedendo la rinnovazione del giudizio di fatto.

  • Piano regolatore generale (PRG) del Comune di Castellabate

    classificazione in zona E4 (agricola speciale)

    La disciplina urbanistica comunale che limita fortemente l'edificabilità dell'area è stata considerata pacifica e determinante: il PRG può essere applicato con carattere più restrittivo a tutela ambientale, anche rispetto a pianificazioni sovraordinate.

  • Piano del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano

    classificazione in zona C2 (tutela ambientale) contestata dal ricorrente come invece zona D

    La Corte ha ritenuto che la qualificazione zonale del Parco non fosse l'unica ratio decidendi e che, in ogni caso, la pianificazione che assicura maggiore tutela ambientale prevale.

Massime di principio

  • La donazione a parenti in linea retta non esclude automaticamente la configurabilità della lottizzazione abusiva se l'atto è inserito in un progetto unitario che comprende frazionamenti, volture/titoli edilizi multipli e realizzazione di opere che trasformano l'assetto urbanistico.
  • La valutazione della zonizzazione e delle risultanze tecniche (es. appartenenza a C2 o D) è essenzialmente questione di fatto e di merito non sindacabile in sede di Cassazione: in sede di legittimità si può censurare solo violazione di legge o motivazione del tutto carente.
  • In aree protette prevale la disciplina che garantisce la maggiore tutela ambientale/paesaggistica: una pianificazione comunale più restrittiva può essere applicata anche se una pianificazione sovraordinata parrebbe più permissiva.
  • Per i titoli edilizi in zone agricole speciali (E4) è rilevante sia il requisito oggettivo che quello soggettivo (es. qualifica di imprenditore agricolo o conduttore del fondo); la loro assenza può invalidare i permessi e costituire elemento a sostegno della lottizzazione abusiva.
  • In materia di misure cautelari reali (sequestro preventivo) il giudice cautelare può fondare il provvedimento sulla valutazione unitaria di molti elementi indiziari: fumus commissi delicti e periculum in mora possono sussistere anche se singole opere paiono formalmente coperte da titoli, quando il quadro complessivo riveli trasformazione illegittima del territorio.
  • Chi impugna in Cassazione decisioni cautelari deve proporre censure di diritto ben circostanziate: le mere contestazioni delle valutazioni arbitrarie o delle risultanze istruttorie sono inammissibili.

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