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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 25195/2021 del 17/09/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Bernard ha promosso ricorso ex art. 702-bis c.p.c. per ottenere l'accertamento che un pozzetto di scolo, marciapiedi, giardino e relative tubazioni installate al servizio della particella n.614 insistessero sulla sua particella n.455 e per la rimozione dei manufatti e la ripristino dello stato dei luoghi. In primo grado il Tribunale di Trento ha qualificato come servitù irregolare lo scarico delle acque meteoriche provenienti dal giardino e dal marciapiedi e ha disposto la rimozione solo delle condutture che portavano acque dal tetto, ritenendo invece non revocabile ad nutum l'installazione del pozzetto per mancanza di prova della provvisorietà. La Corte d'appello ha confermato rigettando l'appello del Bernard. In Cassazione il ricorrente ha denunciato, tra l'altro, l'erronea qualificazione giuridica della fattispecie e la mancata valutazione dell'inadempimento contrattuale e della temporaneità dell'autorizzazione data alla posa del pozzetto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il secondo motivo del ricorso, ritenendo che la cosiddetta servitù irregolare debba essere ricondotta a un rapporto obbligatorio personale e che tale obbligo non possa avere natura permanente: quindi la servitù irregolare è incompatibile con un vincolo senza termine e deve essere considerata temporanea. Perciò la Corte ha cassato la sentenza impugnata (in relazione al motivo accolto), ha respinto il primo motivo e ha dichiarato assorbito il terzo, rinviando la causa alla Corte di appello di Trento in diversa composizione per una nuova valutazione conforme al principio di diritto enunciato, con regolazione delle spese del giudizio di cassazione.

Norme richiamate

  • art. 702-bis c.p.c.

    norma procedurale che disciplina il rito sommario utilizzato per promuovere la domanda di accertamento e rimozione dei manufatti; qui indica la modalità di instaurazione del giudizio di primo grado

  • art. 360, comma 1, nn. 3 e 5 c.p.c.

    consente il rimedio per cassazione per violazione di legge e per vizio di motivazione; richiamato in relazione ai motivi di impugnazione

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    norma procedurale richiamata in ordine alla fissazione in adunanza camerale, menzionata nella fase istruttoria del ricorso

  • art. 378 c.p.c.

    riguarda il deposito di memorie prima dell'udienza; citata perché entrambe le parti hanno depositato memorie

  • art. 1218 c.c.

    norma sull'inadempimento delle obbligazioni; la Corte ha ritenuto che, qualora la servitù irregolare sia un rapporto obbligatorio personale, l'eventuale violazione va valutata secondo le regole sull'inadempimento

  • art. 1175 c.c.

    dovere di diligenza nella fase esecutiva dell'obbligazione; richiamato insieme agli artt. 1176 e 1218 per valutare la condotta del debitore (Mich) nella esecuzione dell'accordo

  • art. 1176 c.c.

    criteri per la diligenza del creditore nell'esecuzione di obbligazioni di mezzi o di risultato; utilizzato per valutare responsabilità nell'esecuzione dell'obbligo convenuto

  • art. 872, comma 2, c.c.

    norma evocata dal ricorrente in tema di azioni petitorie o reintegratorie; la Corte ha ritenuto assorbito il terzo motivo connesso alla diversa qualificazione dell'azione, in quanto il secondo motivo ha inciso sulla qualificazione dell'istituto

  • artt. 112, 113 e 115 c.p.c.

    norme processuali relative alla domanda e alla pronuncia; citate dal ricorrente nel terzo motivo ma ritenute subordinate all'esito del secondo motivo

  • artt. 1027-1028 c.c.

    disciplinano le servitù prediali tipiche; richiamati per distinguere le servitù prediali 'reali' dalle servitù irregolari e per evidenziare il principio di tipicità dei diritti reali

  • art. 1322 c.c.

    principio dell'autonomia contrattuale; richiamato nella discussione dottrinale su ciò che le parti possono pattuire, ma la Corte limita l'autonomia rispetto alla durata indefinita di obbligazioni personali

  • art. 2643 c.c.

    riguarda la trascrizione degli atti; citato nel contesto della tipicità e pubblicità dei diritti reali per sostenere limiti alla creazione di diritti reali atipici

  • art. 1375 c.c.

    principio di buona fede nell'esecuzione dei contratti; evocato per giustificare la possibilità di recesso o di non protrazione indefinita di obblighi senza termine

  • art. 1379 c.c.

    richiamato indirettamente nella discussione su vincoli perpetui in ambito successorio per analogia: limita i vincoli che comprometterebbero eccessivamente la disponibilità della proprietà

Massime di principio

  • La servitù irregolare va qualificata, in via generale, come rapporto obbligatorio personale e non come diritto reale prediale: non nasce un actio in rem ma diritti ed obblighi obbligatori tra le parti.
  • Una servitù irregolare non può essere concepita come obbligo permanente e perpetuo a carico del soggetto vincolato: il vincolo deve avere carattere temporaneo e la durata indeterminata senza limiti è incompatibile con il diritto di proprietà.
  • Quando la controversia verte su opere poste sul fondo altrui per vantaggio personale di un soggetto, il giudice deve esaminare l'esistenza e i termini dell'accordo obbligatorio (provvisorietà, limiti, modalità) e valutare le conseguenze dell'inadempimento secondo le norme sulle obbligazioni (es. art. 1218 c.c.).
  • Se l'opera realizza utilità effettiva per il fondo dominante (utilitas fondiaria), la fattispecie potrebbe essere qualificata come servitù prediale reale; viceversa, se il vantaggio è personale, si applica la disciplina contrattuale.
  • In casi analoghi è necessario documentare con attenzione la natura provvisoria o permanente dell'autorizzazione: la mancanza di prova della provvisorietà può complicare la rimozione immediata, ma non esclude la reinvocazione di rimedi contrattuali se l'accordo è stato violato.

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