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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7816/2025 del 26/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della condanna per bancarotta fraudolenta impropria (art. 223, comma 2, n.1 legge fall.) fondata su false comunicazioni sociali (art. 2621 c.c.). Le censure principali: (i) applicazione retroattiva della riforma dell'art.2621 c.c. (legge n.69/2015) ritenuta più favorevole; (ii) mancata prova del dolo (consapevolezza e finalità di ingiusto profitto) e dell'idoneità concreta della falsità a ingannare; (iii) assenza di nesso causale tra le false iscrizioni di bilancio e il fallimento o, al più, le somme indicate si sarebbero poi realizzate; (iv) addebitare all'amministratore errori imputabili al commercialista e contestare la necessità immediata di ricapitalizzazione o scioglimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha ritenuto provati sia i fatti di false comunicazioni sociali (art. 2621 c.c.) sia il concorso di dette condotte con omissioni dell'amministratore nella causazione o aggravamento del dissesto societario, integrando la bancarotta fraudolenta impropria ai sensi dell'art. 223, comma 2, n.1 legge fall. Confermata la condanna a 4 anni di reclusione e le pene accessorie (inabilitazione all'esercizio di impresa commerciale e incapacità a esercitare uffici direttivi per 4 anni; interdizione dai pubblici uffici per 5 anni). Rigetto del motivo relativo all'applicazione della riforma del 2015 per ragioni di merito: la falsa rappresentazione fu concretamente idonea a ingannare; rigetto delle censure su volontarietà e nesso causale. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile, liquidate in complessivi 4.000,00 euro oltre accessori.

Norme richiamate

  • r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare), art. 223, comma 2, n. 1

    norma che punisce la bancarotta fraudolenta impropria per fatti previsti dagli artt. 2621 e seguenti c.c.

    La norma è qualificata come reato di evento doloso: la condotta (es. false comunicazioni sociali) deve aver cagionato o concorso a cagionare il dissesto societario; è rilevante anche il mero aggravamento del dissesto già in atto

  • art. 2621 cod. civ.

    norma sul falso in bilancio, modificata dalla legge n.69 del 2015

    La riforma ha innalzato la fattispecie a delitto, introdotto la locuzione 'concretamente idoneo ad indurre altri in errore' e ridefinito gli elementi del falso. La Corte ha ritenuto comunque integrata la 'concreta idoneità' dalla falsificazione delle voci attive e dalla sopravvalutazione dell'attivo

  • artt. 2482-bis, 2482-ter, 2484 cod. civ.

    disposizioni che impongono obblighi di ricapitalizzazione o scioglimento in caso di perdite che riducono il capitale sotto il minimo legale; nozione di intervento 'senza indugio'

    La mancata adozione tempestiva delle misure previste da queste norme integra omissioni rilevanti e concorre, insieme al falso in bilancio, a determinare o ad aggravare il dissesto

  • principio di successione delle leggi penali nel tempo (art. 2 cod. pen.)

    criterio secondo cui può applicarsi la norma più favorevole all'imputato

    La difesa aveva invocato applicazione della versione 2015 dell'art.2621 come più favorevole; la Corte ha valutato che, anche applicando la nuova disciplina, gli elementi di condotta e la concreta idoneità del falso risultavano dimostrati

  • art. 43, art. 40, art. 41 cod. pen.

    norme concernenti l'elemento soggettivo del reato, la causalità e le forme di concorso

    Per integrare la bancarotta impropria derivante da reato societario è richiesto il dolo del reato presupposto (sia il dolo generico sia il dolo specifico del profitto ingiusto), non bastano mere colpe professionali; inoltre la condotta può concorrere causalmente anche mediante omissioni

  • d.m. n. 55 del 2014 e d.m. n. 37 del 2018

    norme ministeriali per la liquidazione delle spese di rappresentanza e difesa

    Utilizzate per la liquidazione delle spese a favore della parte civile; la Cassazione ha disposto la rifusione forfettaria e gli accessori previsti

Massime di principio

  • Per integrare il reato di bancarotta impropria derivante da reato societario occorre che il reato societario (es. falso in bilancio) sia stato posto in essere con dolo e che abbia causato o, anche solo, aggravato il dissesto: l'aggravamento è sufficiente.
  • La riforma del 2015 dell'art. 2621 c.c. richiede che la falsificazione sia concretamente idonea a ingannare; tuttavia, quando la falsa rappresentazione ha effettivamente occultato perdite e permesso la prosecuzione dell'attività senza i necessari interventi, tale requisito può risultare soddisfatto.
  • La responsabilità dell'amministratore non viene esclusa dall'intervento o dall'errore di un consulente (commercialista) se emerge una prassi condivisa o la consapevolezza dell'amministratore: la mera imperizia del professionista non basta a escludere il dolo dell'amministratore.
  • Gli obblighi di ricapitalizzazione o di convocazione dell'assemblea in caso di perdite che riducono il capitale sotto il minimo legale devono essere attuati senza indugio; la mancata sollecitudine può concorrere alla responsabilità penale per bancarotta.
  • In sede di Cassazione il sindacato è limitato alla verifica di legittimità e coerenza logica della motivazione: non è consentito riformulare i fatti offrendo una ricostruzione alternativa non valutata dai giudici di merito.
  • Per difendersi efficacemente in casi simili è necessario dimostrare l'assenza di consapevolezza rispetto alla falsità, l'assenza dell'idoneità decettiva o l'inesistenza di un nesso causale tra la falsità e il dissesto, con prove documentali e testimonianze che contraddicano la ricostruzione dei giudici di merito.

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