Cassazione Penale, Sentenza n. 45639/2024 del 12/12/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Conflitto negativo di competenza territoriale relativo ad alcuni capi del decreto di rinvio a giudizio (in particolare i capi 7, 8 e 10) nel procedimento penale a carico di Francesco Belfiore, Giuseppe Belfiore e Pancrazio Chiruzzi. Il Tribunale di Ivrea, con sentenza del 04/07/2024, aveva dichiarato la propria incompetenza per territorio e trasmesso gli atti al Tribunale di Torino ritenendo applicabile la deroga di cui all'art. 51 co. 3-bis/3-quater c.p.p. (radicamento distrettuale) per reati connessi; il Tribunale di Torino ha invece rilevato, con ordinanza del 07/10/2024, l'insussistenza della connessione teleologica ex art. 12 lett. c) c.p.p. tra i reati contestati ai soggetti indicati (i Belfiore non sarebbero organici né agevolatori della cosca indicata nel capo 1; i capi 7 e 8 sarebbero mere ricettazioni operate da soggetti esterni) e ha sollevato conflitto negativo chiedendo che la Corte dichiarasse la competenza del Tribunale di Torino.
La decisione
La Corte ha dichiarato ammissibile il conflitto e ha deciso in favore del Tribunale di Ivrea, ritenendo che, quanto ai reati indicati nei capi 7), 8) e 10) del decreto di rinvio a giudizio del 12/04/2024, non ricorra la connessione teleologica rilevante ai fini dello spostamento della competenza territoriale ex art. 12 lett. c) c.p.p. I fatti in contestazione, secondo la Corte, si risolvono in un mero collegamento probatorio ex art. 371 co. 2 lett. b) c.p.p., che non è idoneo a trasferire la competenza. Pertanto la Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale di Ivrea e ordinato la trasmissione degli atti a quel Tribunale.
Norme richiamate
art. 51 cod. proc. pen.
Elenco chiuso di fattispecie che, se presenti, possono radicare la competenza distrettuale; la norma opera una "vis attractiva" rispetto alla determinazione della competenza per reati connessi, ma la sua portata va valutata con riferimento all'identità soggettiva e alla concreta connessione fra i fatti
art. 16 cod. proc. pen.
Regole per l'individuazione della competenza territoriale nei reati connessi e per la determinazione del reato di maggior gravità come criterio di radicamento della competenza
art. 12 cod. proc. pen.
Prevede la possibilità di connessione teleologica (reato mezzo e reato fine); la Cassazione richiede che emerga la finalizzazione oggettiva della condotta del reo mezzo rispetto al reo fine, non è necessaria l'identità degli autori ma va dimostrato lo scopo finalizzante
art. 371 cod. proc. pen.
comma 2 lett. b) e comma 3
Distingue il mero collegamento probatorio (che consente l'uso di un medesimo elemento probatorio per più reati) dalla connessione rilevante ai fini della competenza; il collegamento probatorio non sposta la competenza territoriale
art. 30 cod. proc. pen.
Disciplina il procedimento per la soluzione del conflitto di competenza tra giudici; la Corte lo ha ritenuto ammissibile data la stasi processuale
art. 416-bis cod. pen. e art. 416-bis.1 cod. pen.
Delitti di associazione di tipo mafioso e aggravazioni connesse; l'esistenza di contestazioni mafiose rileva ai fini della competenza solo se il nesso soggettivo/agganciante coinvolge i medesimi soggetti e ne risulta la rilevanza territoriale
art. 629 cod. pen. e art. 628 cod. pen.
art. 629 secondo comma; art. 628 terzo comma n.1
Norme relative al reato di estorsione (e sue aggravazioni); individuazione del reato di maggiore gravità può influenzare la scelta della competenza quando sussista connessione rilevante
Giurisprudenza
Sez. U, n. 53390 del 26/10/2017; Sez. 1, n. 16123 del 12/11/2018; Sez. 2, n. 18241 del 26/01/2022
Principi interpretativi utilizzati: (i) la connessione teleologica richiede prova della finalizzazione del reato-mezzo rispetto al reato-fine; (ii) la deroga di cui all'art. 51 è da applicare con cautela e nel quadro del numerus clausus; (iii) il collegamento probatorio non è idoneo a trasferire la competenza territoriale
Massime di principio
- La "vis attractiva" prevista dall'art. 51 co. 3-bis c.p.p. opera solo se le fattispecie mafiose richiamate ricadono sullo stesso nucleo soggettivo cui si vuole estendere la competenza: non basta la mera presenza nel fascicolo di reati elencati nella norma, va valutato il nesso soggettivo e teleologico
- Per spostare la competenza territoriale mediante connessione ex art. 12 lett. c) c.p.p. occorre dimostrare che il reato "mezzo" sia stato commesso con la consapevolezza della finalizzazione alla commissione o occultamento del reato "fine"; non è sufficiente una semplice correlazione fattuale o investigativa
- Un collegamento probatorio (art. 371 co. 2 lett. b) c.p.p.) — cioè un elemento di fatto utile a più accuse — non è idoneo, di per sé, a determinare lo spostamento della competenza territoriale
- Quando vi siano contestazioni aggravate per matrice mafiosa, va sempre verificato se l'aggravante è contestata alle stesse persone che hanno posto in essere gli altri reati; in assenza di identità o finalizzazione, la competenza distrettuale non si "estende" automaticamente
- In caso di dubbio sulla qualificazione della connessione, conviene sollevare il conflitto di competenza ex art. 30 c.p.p.; la Corte regolatrice può risolvere la stasi e indicare se prevale la competenza del foro locale o del distretto
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