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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38173/2022 del 11/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Napoli che lo aveva dichiarato responsabile di reati edilizi e paesaggistici (art. 181 comma 1 d.lgs. 42/2004 e norme connesse), sostenendo che i lavori eseguiti erano interventi di recupero/manutenzione conformi ai titoli abilitativi e alla strumentazione urbanistica e paesaggistica vigente (nessun aumento di volumetria, nessuna modifica di prospetti o destinazione d'uso). Denunciava un travisamento della prova e vizio di motivazione, lamentando inoltre che la Corte non aveva considerato la disciplina introdotta dal d.l. 76/2020 (conv. con L. 120/2020) e le previsioni del Piano territoriale paesistico e dell'art. 149 d.lgs. 42/2004 che consentirebbero lavori di consolidamento e restauro senza autorizzazione paesaggistica quando non alterano lo stato dei luoghi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo si risolvesse in una mera richiesta di riconsiderazione delle prove e dell'apprezzamento di fatto compiuto dalla Corte territoriale, sindacato non consentito in sede di legittimità. La Corte d'appello aveva accertato che l'intervento era sostanzialmente una nuova costruzione (demolizione del vecchio manufatto e realizzazione di un manufatto diverso per tipologia e consistenza) eseguibile solo previo permesso di costruire e con autorizzazione paesaggistica, non richiesti. Perciò i reati contestati risultavano integrati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e ad una sanzione pecuniaria per l'inammissibilità del ricorso.

Norme richiamate

  • d.lgs. 42/2004, art. 181, comma 1

    La Corte ha qualificato il fatto come reato paesaggistico ex art. 181(1): ha ritenuto necessaria l'autorizzazione paesaggistica per l'opera ritenuta nuova costruzione e ha quindi ritenuto integrato il reato.

  • d.lgs. 42/2004, art. 146

    Riferimento all'obbligo di autorizzazione paesaggistica per interventi soggetti a tutela; la Corte ha ritenuto che l'autorizzazione non fosse stata ottenuta e fosse necessaria per l'intervento.

  • d.lgs. 42/2004, art. 149

    Norma citata dal ricorrente per sostenere che manutenzione, consolidamento e restauro conservativo non richiedono autorizzazione se non alterano lo stato dei luoghi; la Corte territoriale ha invece ritenuto che l'intervento avesse caratteristiche di nuova costruzione e quindi non rientrasse in queste eccezioni.

  • D.P.R. n. 380/2001, art. 3

    Richiamata in relazione alla nozione di interventi edilizi e alla disciplina dei titoli abilitativi (permesso di costruire). La Corte di Cassazione ha ribadito che la qualificazione dell'intervento secondo tale disciplina è questione di merito e non sindacabile in Cassazione salvo vizio logico-giuridico manifesto.

  • Codice di procedura penale, art. 606 comma 1 lett. e) (modificato dalla L. 46/2006)

    Principio che limita il ricorso per cassazione contro il 'travisamento del fatto': non è ammessa la rinnovata valutazione delle prove e dell'apprezzamento dei fatti in sede di legittimità.

  • D.L. 137/2020, art. 23 comma 8 (conv. L. 176/2020)

    Previsione che ha consentito lo svolgimento dell'udienza della Cassazione in camera di consiglio senza la presenza delle parti; richiamata nella fase procedurale.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Norma richiamata in relazione alle conseguenze dell'inammissibilità del ricorso (condanna alle spese e sanzione pecuniaria), con riferimento all'assenza di manifesta colpa nella determinazione dell'inammissibilità.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è sede per rinnovare la valutazione delle prove: il ricorso per cassazione non può fondarsi su un generico 'travisamento del fatto' o su una diversa lettura degli elementi di fatto se non è dimostrabile un vizio logico o una manifesta incongruenza nella motivazione.
  • Se un intervento edilizio deriva dalla demolizione e ricostruzione di un manufatto con diversa tipologia o consistenza superficiale, i giudici possono qualificare l'opera come 'nuova costruzione', rendendo necessario il permesso di costruire e, se in area vincolata, l'autorizzazione paesaggistica; l'assenza di tali titoli può integrare reati edilizi e paesaggistici.
  • Per evitare responsabilità penale è fondamentale documentare, in modo chiaro e probatorio, che gli interventi rientrano nelle ipotesi di manutenzione ordinaria/straordinaria, consolidamento o restauro conservativo e che non alterano lo stato dei luoghi, i prospetti, la sagoma o la destinazione d'uso; conservare e produrre elaborati progettuali, permessi e pareri compatibili con la normativa urbanistico-paesaggistica.
  • Questioni riguardanti l'applicazione di novità normative (es. modifiche legislative) e la congruità rispetto ai piani paesaggistici o urbanistici sono, di regola, questioni di merito e devono essere valutate nei gradi di merito o con rimedi amministrativi/giurisdizionali appropriati, non nella fase di legittimità salvo errori di diritto evidenti.
  • In procedimenti penali per reati edilizi/paesaggistici, è strategico far emergere nei documenti di causa elementi tecnici e perizie che attestino l'assenza di aumento volumetrico, la mancata alterazione dei prospetti e la conformità alle previsioni del piano territoriale paesistico, poiché tali elementi possono influenzare la qualificazione dell'intervento.

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