Cassazione Penale, Sentenza n. 15870/2026 del 30/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso contro la conferma della misura cautelare in carcere; il ricorrente contestava in sei motivi: insufficienza dei gravi indizi per il reato associativo ex art. 416‑bis (negando adesione al "pactum sceleris" e il ruolo verticistico), mancanza di prova dell'estorsione (art. 629) nella data indicata, erronea applicazione e motivazione delle aggravanti previste dall'art. 416‑bis,1 (finalità agevolatrice e metodo mafioso), carenza di elementi per l'associazione finalizzata al narcotraffico (art. 74 d.P.R. 309/90), vizio di motivazione per non aver tenuto conto del "tempo silente" e presunte violazioni degli artt. 273 e 274 c.p.p.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte di cassazione ha ritenuto infondati e in parte inammissibili i motivi, confermando che il Tribunale del riesame ha fornito motivazione ampia e coerente sui gravi indizi e sulle esigenze cautelari. La Corte ha richiamato i limiti del sindacato di legittimità (impossibilità di riequilibrare le valutazioni di fatto), ha ritenuto adeguata la ricostruzione probatoria basata su intercettazioni, elementi di contatto e interventi del ricorrente (risoluzione controversie, gestione economica degli affiliati, uso del pronome "noi" in contesti significativi, partecipazione ad operazioni di droga), e ha affermato che il "tempo silente" non è di per sé idoneo a superare le presunzioni di esigenze cautelari senza prova di dissociazione. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 416‑bis cod. pen.
La Corte ha ritenuto sussistenti gravi indizi di partecipazione ad associazione mafiosa sulla base di elementi contestuali e comportamentali (interventi risolutivi, gestione economica, rapporti con altri capi), senza che la cassazione potesse rimettere in discussione la valutazione di merito dei fatti
art. 629 cod. pen.
L'estorsione è stata ricostruita attraverso conversazioni intercettate che hanno evidenziato un rapporto estorsivo continuato, la corresponsione di denaro e l'imposizione di un'assunzione
art. 416‑bis, 1 cod. pen.
Le aggravanti (finalità di agevolazione della cosca e metodo mafioso) sono state ritenute emergenti dagli elementi probatori; la Corte di cassazione ha però ricordato che l'impugnazione di aggravanti ha scarso interesse se non incide sulla legittimità della misura cautelare
art. 74 d.P.R. 309/90
La Corte ha confermato la sussistenza di gravi indizi di associazione per il traffico di stupefacenti in presenza di pluralità di soggetti, ruoli stabili e luoghi riconducibili all'attività illecita
art. 275, comma 3, cod. proc. pen.
Richiamata la presunzione (assoluta o relativa a seconda del caso) di sussistenza delle esigenze cautelari per reati di mafia; la Corte ha precisato che il "tempo silente" non è di per sé sufficiente a superare la presunzione senza prove di dissociazione
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.
Il sindacato in cassazione sulla motivazione è limitato: la cassazione valuta la coerenza logica e il rispetto dei principi di diritto, non può riformulare la valutazione dei fatti già compiuta dal giudice del merito
artt. 273 e 274 cod. proc. pen.
Le censure riguardanti presunte violazioni degli artt. 273‑274 (attinenti alla motivazione) sono state esaminate e ritenute prive di rilievo rispetto al perimetro valutativo consentito in cassazione
art. 94, comma 1‑ter, disp. att. cod. proc. pen.
Richiesta l'esecuzione degli adempimenti conseguenti alla pronuncia di condanna alle spese; norma citata per gli adempimenti di cancelleria
Massime di principio
- La Corte di cassazione non può rivedere la valutazione di merito dei fatti: il ricorso per vizio di motivazione deve dimostrare una incoerenza logica o giuridica nella motivazione e non una diversa lettura dei fatti.
- Per la configurazione del reato di associazione mafiosa (art. 416‑bis) il giudice valorizza elementi contestuali e comportamentali (interventi risolutivi, gestione economica, rapporti verticistici, espressioni come "noi" se lette nel contesto) che consentono di desumere l'adesione e il ruolo nell'organizzazione.
- L'estorsione può essere provata non solo da un singolo episodio terminale ma da un quadro continuativo desumibile da intercettazioni e comportamenti ripetuti (richieste ripetute, imposizioni, corresponsione di somme o imposizione di assunzioni).
- Le aggravanti legate al metodo mafioso o alla finalità di agevolazione della cosca richiedono elementi specifici ma la loro contestazione in cassazione può risultare priva di interesse se non incide sulla misura cautelare adottata.
- In tema di misure cautelari per reati mafiosi, la presunzione di necessità della custodia (art. 275, comma 3) è forte: il "tempo silente" non è sufficiente a superarla; per ribaltare la presunzione è necessario dimostrare dissociazione concreta, cessazione dell'attività o altri elementi oggettivi.
- Nel contestare la motivazione è essenziale indicare quale delle forme tassative di vizio previste dall'art. 606 c.p.p. si ritiene sussistere; riproporre una diversa valutazione dei fatti già esaminati dal giudice del merito conduce generalmente all'inammissibilità o al rigetto.
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