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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29648/2023 del 10/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del 10/01/2023 del Tribunale di Napoli - Sezione riesame che, in sede di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione, ha confermato l'originaria misura cautelare (in prima battuta arresti domiciliari, poi sostituita con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) applicata nei confronti di Maisto per il delitto di corruzione. L'accusa sostiene che Maisto, nella sua qualita di funzionario di R.F.I. S.p.a. e direttore dei lavori, avrebbe ricevuto 13.000 euro per agevolare la societa Kam Costruzioni s.r.l. Il ricorrente deduce due motivi: 1) vizio di motivazione e violazione degli artt. 274 e 627 c.p.p., per non aver il Tribunale adeguatamente valutato le dimissioni irrevocabili di Maisto (2/5/2022) e, quindi, per non aver specificamente accertato l'assenza del pericolo di reiterazione del reato; 2) vizio di motivazione ed erronea applicazione di legge ex artt. 275 e 627 c.p.p., sostenendo che il Tribunale, eccedendo i limiti del rinvio disposti dalla Cassazione, avrebbe valutato anche l'adeguatezza e la proporzionalita della misura, materia che a suo dire non rientrava nel nuovo esame.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo ha ritenuto infondato che il Tribunale non si fosse confrontato con le dimissioni: la nuova ordinanza ha esaminato specificamente la circostanza e ha motivato che la cessazione del rapporto con la pubblica amministrazione non e' sufficiente per escludere il pericolo di reiterazione, data la fitta rete di relazioni collusive e la profonda conoscenza delle modalita corruttive attribuite a Maisto, il quale potrebbe in forma mediata favorire ulteriori condotte illecite. Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto manifestamente infondato che il Tribunale avesse ecceduto il rinvio; il giudice di merito ha solo ribadito l'esistenza delle esigenze cautelari e ha dato conto della sostituzione della misura cautelare con una meno afflittiva. Conseguentemente il ricorso e' rigettato e il ricorrente e' condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 274 c.p.p.

    Obbligo di motivazione delle decisioni: la Corte ravvisa che il giudice del rinvio deve confrontarsi esplicitamente con le circostanze dedotte dalla difesa (es. dimissioni irrevocabili) e non puo liquidarle con affermazioni apodittiche. In concreto, la motivazione deve valutare se le novita fattuali incidono sul pericolo di reiterazione.

  • art. 275 c.p.p.

    Limiti e contenuto della valutazione in sede di rinvio: la Corte segnala che il giudice dovra attenersi alle prescrizioni della sentenza di annullamento ma che cio' non esclude, in linea di principio, di considerare anche aspetti collegati come l'adeguatezza della misura se non esplicitamente preclusi.

  • art. 627 c.p.p.

    Norma relativa al procedimento davanti alla Corte di Cassazione in materia cautelare: la Corte ricorda che il sindacato in Cassazione richiede motivazioni specifiche e concrete riguardo al pericolo di reiterazione, non valutazioni generiche connesse alle funzioni svolte in precedenza.

Massime di principio

  • Le dimissioni o la cessazione del rapporto con la pubblica amministrazione non comportano automaticamente l'assenza del pericolo di reiterazione: e' necessario un giudizio motivato e concreto che valuti gli elementi di fatto idonei a escludere tale pericolo.
  • Il giudice, in sede di rinvio dalla Cassazione, e' tenuto a confrontarsi esplicitamente con le circostanze indicate dalla difesa; non sono ammesse valutazioni apodittiche o generiche che non colleghino i fatti emergenti al rischio concreto di reiterazione.
  • La presenza di una fitta rete di relazioni collusive e la conoscenza delle modalita operative di pratiche corruttive possono giustificare la sussistenza del pericolo di reiterazione anche dopo la perdita della qualifica pubblica.
  • Il rinvio deciso dalla Cassazione limita la materia da riesaminare ma non impedisce al giudice di merito di rappresentare la misura adottata e, se necessario, di valutare la proporzionalita o di sostituirla con misure meno afflittive, salvo diversa indicazione dalla Corte di legittimita.
  • Le valutazioni cautelari devono essere adeguatamente motivate e specifiche; l'assenza di adeguata motivazione puo essere motivo di annullamento, come gia' avvenuto nel precedente provvedimento.
  • In caso di rigetto del ricorso, il ricorrente puo essere condannato alle spese processuali.

Testo integrale

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