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Cassazione Civile, Ordinanza n. 22099/2025 del 31/07/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (banca)

La controversia

La controversia nasce dalla richiesta, presentata da una banca nel 2016, di ammissione alla garanzia pubblica del Fondo per un finanziamento concesso a una società. Il Fondo concesse la garanzia per l'80% dell'operazione. Dopo l'inadempimento della società beneficiaria e la richiesta di attivazione della garanzia, il gestore del Fondo rilevò, esaminando la documentazione, l'esistenza di un pegno su titoli costituito in epoca anteriore e non dichiarato nella domanda di ammissione. Ritenendo che la procedura semplificata fosse utilizzabile solo in assenza di altre garanzie, avviò il procedimento e poi dichiarò l'inefficacia della garanzia. La banca impugnò l'atto davanti al TAR, che accolse il ricorso ritenendo tardivo l'esercizio dell'autotutela; in appello, però, il Consiglio di Stato dichiarò il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore del giudice ordinario. Contro tale sentenza la banca ha proposto ricorso per cassazione con un unico motivo, sostenendo che la controversia riguardasse la revoca di un beneficio pubblico per mancanza di una condizione negativa di accesso, e quindi spettasse alla giurisdizione amministrativa, non già una questione di inadempimento contrattuale o di atti negoziali. La Corte ha invece ritenuto che la valutazione sulla riferibilità della garanzia reale al finanziamento non implicasse poteri autoritativi o discrezionali, ma una questione di interpretazione di atti negoziali e di operatività della garanzia, con conseguente giurisdizione del giudice ordinario.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha confermato la conclusione del Consiglio di Stato sul difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, ritenendo che la controversia rientrasse nella giurisdizione ordinaria perché non coinvolgeva un potere discrezionale di revoca per ragioni di pubblico interesse, ma la verifica dell'operatività di una garanzia pubblica in presenza di una condizione contrattuale/negoziale non rispettata. La ricorrente è stata condannata alle spese in favore del gestore del Fondo e al pagamento dell'ulteriore importo ex art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002, oltre alla somma ex art. 96 c.p.c.; le spese sono state compensate con il Ministero, estraneo alla lite.

Norme richiamate

  • art. 360, comma 1, n. 1, c.p.c.

    Il motivo di ricorso è stato formalmente proposto per censurare la statuizione sulla giurisdizione.

  • art. 380-bis c.p.c.

    La causa è stata definita con il rito camerale accelerato; la decisione conforme alla proposta ha fondato anche la condanna per abuso del processo.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    Le parti hanno potuto depositare memorie nel procedimento accelerato.

  • art. 96, commi 3 e 4, c.p.c.

    La conformità della decisione alla proposta di definizione accelerata è stata valorizzata come indice legale tipico di abuso del processo e ha giustificato la condanna equitativa.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    È stato dato atto dell'obbligo della ricorrente di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 1, comma 17, l. n. 228/2012

    Norma che ha introdotto il comma 1-quater dell'art. 13 d.P.R. n. 115/2002.

  • L. n. 662 del 1996

    È richiamata quale base normativa del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese.

Massime di principio

  • In materia di contributi, sovvenzioni e garanzie pubbliche, il riparto di giurisdizione dipende dalla natura della situazione soggettiva azionata: se la controversia attiene alla fase esecutiva del rapporto e all'adempimento delle condizioni di fruizione, la posizione è di diritto soggettivo e la giurisdizione spetta al giudice ordinario.
  • La giurisdizione amministrativa ricorre solo quando la lite investa una fase procedimentale precedente all'attribuzione del beneficio, oppure un annullamento o una revoca fondati su vizi di legittimità o su ragioni di pubblico interesse, non già su inadempimenti del beneficiario.
  • La verifica dell'esistenza di una condizione ostativa all'operatività della garanzia, quando non implica discrezionalità amministrativa ma interpretazione di atti negoziali o documentazione contrattuale, non trasforma la controversia in una questione di interesse legittimo.
  • Un atto formalmente qualificato come revoca o inefficacia non determina di per sé la giurisdizione amministrativa: occorre guardare alla sostanza del potere esercitato e al parametro della decisione, cioè se si tratti di valutazione autoritativa o di semplice accertamento di un presupposto contrattuale.
  • Nel giudizio di cassazione sulla giurisdizione, se la decisione impugnata conferma il quadro giuridico consolidato e il ricorso si fonda su una diversa qualificazione di un accertamento negoziale come esercizio di potere pubblico, il ricorso è inammissibile se la censura non scalfisce la ratio sulla natura privatistica della controversia.
  • rami":["Processo civile","Bancario e finanziario"],"materie":["Giurisdizione","Garanzia pubblica"],"sottomaterie":[],"istituti_giuridici":["Onere della prova","Abuso del diritto"]}】} )} ]}}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]}]},

Come è indicizzato

MaterieGiurisdizioneIntermediazione finanziaria
RamiProcesso civileBancario e finanziario
IstitutiBuona fede e correttezzaOnere della prova

Testo integrale

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