Sentenza del 09/11/2015 n. 1167 - Comm. Trib. Reg. per il Piemonte
Interpretazione dell'art. 30 c. 4 bis L. 724/94 - Facoltà di presentare interpello disapplicativo
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
La controversia riguarda l'interpretazione dell'art. 30, comma 4-bis, della legge n. 724/1994 e, in particolare, la natura dell'interpello disapplicativo. In presenza di circostanze oggettive che rendano impossibile o comunque non ragionevolmente conseguibile il raggiungimento dei ricavi minimi presunti, il contribuente può chiedere all'Amministrazione finanziaria la disapplicazione della disciplina sulle società non operative. La questione è stabilire se tale interpello sia un adempimento obbligatorio e preventivo oppure una semplice facoltà.
La decisione
È stato affermato che la presentazione dell'interpello disapplicativo costituisce una mera facoltà del contribuente e non un obbligo. Pertanto, il contribuente che non abbia presentato l'istanza non perde la possibilità di dimostrare l'esistenza di situazioni oggettive incompatibili con il conseguimento dei ricavi minimi presunti. Le relative prove possono essere prodotte anche durante il procedimento di accertamento e, successivamente, nel giudizio tributario. L'assenza dell'interpello, quindi, non impedisce di contestare l'applicazione della disciplina antielusiva, purché le circostanze siano adeguatamente provate.
Norme richiamate
Art. 30, comma 4-bis, legge 23 dicembre 1994, n. 724
In presenza di oggettive situazioni che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi, degli incrementi di rimanenze e dei proventi nonché del reddito determinati ai sensi del presente articolo, la società interessata può richiedere la disapplicazione delle relative disposizioni antielusive.
La norma consente al contribuente di chiedere la disapplicazione della disciplina sulle società non operative quando dimostri l'esistenza di situazioni oggettive che hanno impedito il raggiungimento dei parametri presunti. L'interpello è uno strumento facoltativo e non una condizione obbligatoria per far valere le medesime circostanze in sede di accertamento o contenziosa.
Massime di principio
- L'interpello disapplicativo previsto dalla disciplina delle società non operative è una facoltà preventiva del contribuente, non un obbligo la cui omissione comporti automaticamente la perdita del diritto di difesa.
- Anche senza interpello, il contribuente può dimostrare in sede di accertamento o di giudizio l'esistenza di circostanze oggettive, documentate e non imputabili alla sua volontà, che abbiano reso impossibile raggiungere i ricavi o il reddito minimo presunto.
- La mancata presentazione dell'interpello non determina di per sé l'applicazione incontestabile della disciplina antielusiva; tuttavia, il contribuente deve fornire una prova concreta, specifica e coerente delle cause che hanno impedito il conseguimento dei risultati minimi.
- In situazioni analoghe, è comunque prudente valutare la presentazione preventiva dell'interpello, perché consente di sottoporre anticipatamente all'Amministrazione finanziaria le circostanze impeditive e di organizzare meglio la documentazione probatoria.
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